IL DELITTO PERFETTO

È del mese scorso la notizia del fisioterapista di 54 anni che, durante le ore di riabilitazione, ha abusato di 2 bambine autistiche. I reati si sono consumati in un centro di Posillipo specializzato in riabilitazione infantile per problemi relazionali in cui l’uomo lavorava da 10 anni.

Ad agosto l’arresto è stato disposto in seguito alle denunce di due madri per abuso sessuale nei confronti delle figlie e di una terza che ha riportato che l’uomo avrebbe scattato delle foto nelle parti intime della propria figlia. In seguito, l’uomo è stato messo agli arresti domiciliari, perseverando in un discutibile tentativo di giustificarsi e di negare la violenza. In diverse interviste ha infatti sostenuto che il contatto fisico con le bambine era messo in atto solo per la “terapia del solletico”, mentre per quanto riguarda le foto spiega che è stata la ragazzina ad “assumere un atteggiamento provocatorio” che lui avrebbe voluto “cristallizzare a scopo di studio”.

In questi giorni, ad un mese dall’arresto, i giudici del Tribunale del Riesame hanno confermato gli arresti domiciliari per l’uomo, respingendo il ricorso dei suoi legali.

Una delle poche vicende riguardanti abusi su minori portatori di handicap, che grazie alla determinazione di una madre, ha avuto un esito favorevole. La donna aveva infatti notato degli atteggiamenti insoliti nella figlia e dopo aver insistito con il corpo di Polizia, era riuscita ad ottenere l’installazione di alcune telecamere nei locali dove l’uomo incontrava le pazienti. Secondo quanto riferito dai magistrati, le registrazioni avrebbero in seguito fornito i riscontri al sospetti di palpeggiamenti e di abusi. Le attività tecniche avrebbero mostrato, inoltre, inequivoci atti sessuali ai danni di un’altra piccola paziente.

Questo caso ha potuto avere una risoluzione favorevole grazie allo sguardo attento di una madre che davanti ad un cambiamento comportamentale della figlia, ha deciso di coltivare il dubbio e il sospetto che qualcosa non andasse. Questa vicenda, purtroppo, costituisce però, l’eccezione piuttosto che la regola.

L’abuso sessuale su minori disabili è infatti un fenomeno tanto presente quanto difficile da svelare. Racchiude in sé uno dei massimi livelli di perversione da parte dell’autore che agisce sicuro del controllo e del potere che può avere nei confronti delle vittime che non hanno modo di rivelare. Alcuni lo definiscono il delitto perfetto per la segretezza che riesce a racchiudere, soprattutto se le piccole vittime hanno difficoltà nell’esprimersi. Ed anche quando il sospetto emerge è difficile che si possa tracciare una linea d’indagine se la rivelazione o le prove fisiche mancano. La giustizia cerca necessariamente le prove, ma lo fa in un’ottica che spesso ha poco a che vedere con la tutela e la protezione delle vittime. L’intervento di protezione spesso è molto lento ed inefficace.  Talvolta scatta quando la violenza da tempo si è consumata, come nel caso che l’anno scorso ha visto una ragazza disabile minorenne rimanere incinta e dover abortire. Lì l’abuso c’era e c’erano anche alcune prove, ma non ritenuti sufficienti per intervenire. Talvolta emergono dati preoccupanti,  ma si tende a rinviare o a evitare l’intervento di protezione pensando che l’abuso nei confronti del minore handicappato, sia troppo orribile per essere vero o per essere anche solo pensabile  vero.

Occorre sviluppare una cultura della prevenzione e del contrasto all’abuso sessuale sui minori, superando l’adultocentrismo e il negazionismo. I crimini sessuali nei confronti dei minori portatori di handicap possono risultare incredibili per chi vuole rimanere attaccato ad una visione della realtà sociale ingenua e difensiva. I minori portatori di handicap sono in realtà molto attraenti per i perversi perché particolarmente deboli, manipolabili e privi (o comunque carenti) di capacità comunicative esplicite. Spesso le piccole vittime, dopo aver lottato silenziosamente contro l’abuso che hanno subito, si ritrovano a lottare disperatamente  per essere credute. E se lo sguardo della giustizia è distratto o preoccupato più per gli adulti che non per bambini e se i tempi della giustizia sono eternamente lunghi per le vittime, saranno gli occhi e le orecchie di chi circonda le piccole vittime a dover essere veloci e attenti, come quelli della madre di Posillipo che è riuscita a vedere qualcosa che sua figlia non sarebbe riuscita a comunicare

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