7- IL DDL PILLON: MANTENIMENTO DIRETTO ED OBBLIGO DI MEDIAZIONE UN PASTICCIO DA EVITARE

Di Andrea Coffari (estratto dal testo “IL DDL 735/2018 PROTEGGE I VIOLENTI E GLI ABUSANTI”, pubblicato il 15 settembre 2018 su www.movimentoinfanzia.it)


Per le considerazioni sopra svolte il DDL 735/2018 non è da modificare è da ritirare e dimenticare prima possibile.

Le questioni, in ogni caso mal trattate, relative alla mediazione familiare obbligatoria, passano in secondo piano, posto che le innovazioni sull’alienazione parentale, false accusee sull’automatismo della permanenza paritetica,così come sono state congegnate, hanno un potere distruttivo di una portata tale da oscurare i danni che farebbe il nuovo istituto della mediazione obbligatoria.

La mediazione obbligatoria non riguarda la stragrande maggioranza dei casi che oggi approdano già naturalmente ad una separazione consensuale (80%) ma si riferisce a quelle separazioni conflittualiche necessitano di un intervento da parte dell’organo giudicante.

Le separazioni conflittuali (meno del 20%) rappresentano i casi più complessi e delicati, ove spesso si annidano ipotesi di violenza domestica anche a danno di bambini.

Va preliminarmente tenuto presente che il termine “separazione conflittuale” è utilizzato in maniera ambigua, vi è infatti conflittualità sia quando fra i coniugi si innesca una escalationdi reciproca e rancorosa svalutazione, che diventa una diretta causa di sofferenza per i figli, sia quando la conflittualità sorge nel momento in cui un coniuge o i figli sono vittime di violenza, in questo caso la conflittualità è una risposta sana e necessaria che salva, anziché danneggiare, i figli.

Nel DDL 735/2018 non vi è alcun cenno alla necessità di proteggere le vittime in caso di separazione conflittuale derivante da abusi o violenza domestica, la conseguenza è che la pretesa di una mediazione obbligatoria si traduce in una diretta violazione dei diritti costituzionali della difesa (art. 24 Cost.) e della salute (art.32 Cost.).

Al contrario, proprio nel momento più delicato, ove permane il conflitto, il giudice, secondo le rovinose soluzioni normative proposte dal DDL 735/2018, nei casi di conflittualità tra le parti, invita nuovamente i genitori a intraprendere il percorso di mediazione familiare per la risoluzione condivisa delle controversie. (DDL 735/2018 art. 13 II comma).

Ma, in una sorta di diabolica persistenza dell’errore, l’aspirante legislatore aggiunge che in caso di rifiuto o di fallimento della mediazione il giudice, qualora la conflittualità persista, propone alle parti la nomina di un coordinatore genitoriale, (DDL 735/2018 art. 13 IV comma) una sorta di delegato di un novello stato di polizia con il compito di far trovare un accordo a tutti i costi, anche e specialmente, se si tratta di persecutori e vittime.

Nel momento in cui neppure il tentativo di “normalizzazione” ha effetto, portato avanti dal novello superpolizziotto coordinatore, che tanto ricorda la fallita repressione del generale Jaruzelski, il DDL 735/2018 sancisce che il giudice decide della questione applicando i principi (…) di cui all’ultimo periodo del secondo comma dell’art. 337-ter (DDL 735/2018 art. 13 ultimo comma),che altro non è che la disposizione per i tempi paritetici, ad ogni costo, in qualsiasi condizione quindi, dei figli presso i genitori.

Una proposta di legge brutale e imbarazzante che, come abbiamo più volte ribadito, favorisce la violenza e la perversione in famiglia e punisce le vittime,

Da notare come il testo del DDL in esame all’art. 5 nel disciplinare la figura del del coordinatore genitorialescrive che ha espressamente il compito di assistere i genitori con alto livello di conflitto nell’attuazione del piano genitoriale(art. 5 lett. A DDL 735/2018)

La quasi totalità delle separazioni altamente conflittuali, come ribadito più volte, derivano da ipotesi di violenza in famiglia ove il legislatore, in armonia con le convenzioni internazionali e con le istanze di evoluzione civile e democratica, dovrebbe proteggere le vittime anziché favorire i persecutori.

Il Disegno di Legge, al contrario, impone proprio al coordinatore genitoriale di salvaguardare e preservare una relazione sicura, sana e significativa tra il minore ed entrambi i suoi genitori (art. 5 lett. C DDL 735/2018), e stiamo parlando, appunto di separazione drammatiche ove il conflitto è l’ultima risorsa che rimane alle vittime per chiedere protezione e tutela.

La bigenitorialità è lo strumento ossessivamente imposto dall’aspirante legislatore affinché possa schiacciare con uno smisurato peso specifico i diritti fondamentali delle persone legati all’integrità psicofisica, alla libertà, alla difesa e alla serenità dei bambini e delle donne.

Il DDL a firma di Pillon ed altri si pone in aperto e drammatico contrasto con la Convenzione di Istanbul e con le linee evolutive sul tema della tutela delle persone dalla violenza di tutti i paesi che vogliono chiamarsi civili, nell’ipotesi in cui diventasse legge esporrebbe l’Italia alla pubblica derisione e alla condanna da parte della comunità internazionale.

Nella convenzione di Istanbul, ratificata con L. 27 giugno 2013 n. 77, vi sono indicazioni esplicite e chiare sulla necessità di mettere a punto invece una legislazione di protezione dalla violenza domestica a favore di fanciulli e donne (artt.2,3,4,16,18).

Si legge infatti nel testo che: la Convenzione si applica a tutte le forme di violenza contro le donne, compresa la violenza domestica, che colpisce le donne in modo sproporzionato (art. 2 comma I).

In particolare modo gli stati firmatari si accertano che le misure adottate:

  • siano basate su una comprensione della violenza di genere contro le donne e della violenza domestica e si concentrino sui diritti umani e sulla sicurezza della vittima;
  • mirino ad evitare la vittimizzazione secondaria;
  • soddisfino i bisogni specifici delle persone vulnerabili, compresi i minori vittime di violenze e siano loro accessibili.(art. 3 Conv. Istanbul)

In relazione alle decisioni da prendere per l’affidamento, il collocamento e in generale per i diritti di visita in caso di separazioni conflittuali, la Convenzione di Istanbul affronta direttamente la questione considerando prioritaria la sicurezza e la tutela della vittima, soluzioni che vanno nella direzione opposta a quella indicata dalla proposta di riforma legislativa in esame.

In particolare modo l’ Art. 31 della Convenzione di Istanbul stabilisce che:

  1. Le Parti adottano misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che, al momento di determinare i diritti di custodia e di visita dei figli, siano presi in considerazione gli episodi di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione.
  2. Le Parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che l’esercizio dei diritti di visita o di custodia dei figli non comprometta i diritti e la sicurezza della vittima o dei bambini.

Le vicende familiari ove si ipotizzino abusi o violenze a danno di donne e bambini, ma, ovviamente, anche a danno di uomini, presentano aspetti così delicati e complessi che non possono che essere gestiti da un giudice che ha la formazione, le funzioni, i poteri per assumere i provvedimenti del caso, potendosi, eventualmente, avvalere di consulenti d’ufficio nominati.

L’obbligo alla mediazione in questi casi è un vero e proprio delirio.

Le proposte legislative, se intendono continuare un lento ma costante processo di civilizzazione e non tornare a soluzioni tribali, devono assicurare strumenti di tutela e protezione alle vittime.

Infine vi è da dire che il mantenimento diretto, istituto bizzarro e sconosciuto al mondo occidentale, rischia di aumentare in maniera esponenziale il conflitto genitoriale anziché placarlo.

Il complicato sistema prevede un articolato e fiscale elenco delle categorie di spesa che devono essere individuate e ripartite equamente dai coniugi, questo complesso meccanismo crea e alimenta un clima di sfiducia fra i genitori perchè si basa sul presupposto che uno dei due potrebbe ricavare indebiti vantaggi dal contributo in danaro.

Tuttavia il maggiore rischio maggiore è quello di moltiplicare le occasioni di scontro e aumentare a dismisura la necessità di una sfibrante e perenne mediazione in quanto i figli, crescendo, cambiano in continuazione le loro esigenze e di conseguenza i relativi capitoli di spesa dovranno essere continuamente aggiornati.

 

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