MAI PIÙ I BAMBINI DENTRO UN CARCERE! L’ETERNO RINVIO DI UNA DOVEROSA SCELTA DI TUTELA

Una madre di 33 anni mentre sale le scale con i suoi bambini di 4 e 19 mesi nella sezione nido del carcere di Rebibbia prende improvvisamente una decisione per i suoi figli. Decide di porre vita al “loro inferno e di anticipare il loro paradiso”. Il fatto avviene il 18 settembre 2018, sotto gli occhi increduli di altre mamme detenute e di un agente di polizia penitenziaria. La donna di chiama Alice Sebesta, è tedesca ed è stata incarcerata tre settimane prima per spaccio.

A nulla sono servite le valutazioni che indicavano la donna come soggetto a rischio, con indicatori attuali di squilibrio, con precedenti preoccupanti avendo già tentato il suicidio alla tenera età di 13 anni e intrapreso un percorso di psicoterapia  (sembra proprio infruttuoso) nel corso dell’adolescenza.

Nessuno è intervenuto per garantire a quei piccoli bambini la sicurezza che meritavano.

Il fatto suscita molte riflessioni: innanzitutto pone in rilievo la mancata attenzione alla personalità dei detenuti e alle valutazioni che gli esperti producono, tanto più se con loro sono reclusi due bambini poco più che neonati. In secondo luogo emerge il dubbio sulla detenzione dei bambini al fine di mantenere un rapporto stabile con la figura materna. È davvero tutelante per la loro infanzia? Un bambino merita di essere recluso solo per poter sviluppare un rapporto affettivo? Non è necessario tutelare prima la sicurezza del bambino ricorrendo a misure di cura alternative anziché metterne in pericolo la vita per garantire i diritti delle madri carcerate?

Esistono esperti che lavorano nelle carceri ogni giorno, per prevenire eventi come questo successo a Rebibbia. Se non vengono ascoltati e presi in considerazione qual è esattamente il loro ruolo all’interno dell’istituzione?

Per tale errore il ministro Bonafede ha avviato un’inchiesta interna e la direttrice del carcere è stata sospesa. Intanto, però, due piccoli bambini hanno perso la vita dietro le sbarre, sbarre dietro le quali erano reclusi senza aver commesso alcun reato.

Questa è l’ennesima dimostrazione di come ogni giorno  i diritti dei bambini vengano schiacciati dalle pretese adultocentriche della nostra società.   Ancora una volta si sono levate voci che gridano: “I bambini non devono stare in carcere!” Non è la prima volta che si leva n coro di questo genere.   Ma poi, ancora una volta, rischia di prevalere l’autotutela dell’istituzione, il rinvio delle scelte di cambiamento,  l’inerzia dell’adultocentrismo.

Pubblichiamo qui di seguito un intervento di Maria Rosa Dominici.

 

 

A SEGUITO DEL FIGLICIDIO AVVENUTO A REBIBBIA

Maria Rosa Dominici

Quello che segue è il comunicato stampa che l’Associazione dei Magistrati per i Minori e la Famiglia ha pubblicato dopo i fatti di Rebibbia, che non solo ripropongono un ennesimo figlicidio, ma ci dicono la totale inadeguatezza di questa soluzione restrittiva in cui bambini, figli incolpevoli, soffrono una vittimizzazione logistica che accresce le deprivazioni psicosomatiche a cui sono sottoposti.

Soluzioni ci sono, la volontà e il dovere devono interagire per poter assicurare a questi figli “dentro” il carcere  la possibilità di mantenere il legame con la figura materna in una struttura che non risulti punitiva anche per loro.

Questa condizione di reclusione fa sì che ne porteranno i segni, come tutte le vittime, per il resto della loro memoria.

Vi è qualcuno che ne ha fatto motivo di studio; suggerisco e consiglio la lettura della tesi di Ilaria Orlando, “Bambini dentro”, pubblicata su www.crimevictimpsicantropos.com

Ripropongo questa tesi che dopo i fatti di Rebibbia è un ulteriore TESTIMONIANZA della sofferenza e dei rischi per i tanti “Bambini dentro” (LINK ALLA TESI Bambini dentro….,tesi di Ilenia Orlando,relatrice prof.Rita Casadei,correlatrice prof.Laura Cavana | CrimeVictimPsicantropos)

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