VI SPIEGO PERCHÉ UN ABUSO NON TERMINA MAI      

Pretendere di diventare padroni del corpo e dell’intimità di una donna è, per troppi uomini, un diritto che viene riscosso a gran forza da molti anni.  Questi uomini pensano che le violenze sessuali non siano altro che rapporti, spesso, dal loro punto di vista, a ben vedere consenzienti, condannati soltanto dalla rigida armatura moralistica della nostra società, troppo religiosa per permettere che la violenza rientri a pieno titolo nella più comune pratica della sessualità.

La cultura patriarcale struttura le regole sociali per garantire alla figura maschile e paterna il controllo psicologico e fisico sulle donne e sui figli, negando alle donne e ai figli il rispetto della loro alterità.  La cultura patriarcale pretende e spesso ottiene che la donna abbassi  la testa di fronte al potere dell’uomo e che si chini alla sua volontà persino nei più piccoli gesti quotidiani. Per questo motivo molti pensano che l’emancipazione femminile abbia portato con sé delle volontà egoistiche e che, ora, stia portando le donne a pretendere in modo eccessivo la piena libertà ed egemonia sul proprio corpo.

Ma al di là di posizioni estreme di tipo maschilista, la condanna sociale e culturale nei confronti delle violenze e degli abusi sessuali risulta spesso  inadeguata ed incompleta. Al di là dei grandi discorsi antropologici e sociali che si possono fare sul tema degli abusi sessuali, c’è tutta una parte di verità che sfugge ai più ed è costituita dalla reale esperienza di una violenza sessuale.

 

Cari uomini, quando pretendete un rapporto sessuale da una donna e lo pretendete con forza non è possibile parlare di consenso oppure no. Una violenza è in grado di paralizzare, annientare, polverizzare ogni briciolo di energia che una donna potrebbe usare per difendersi, per urlare, per esprimere il dissenso che i tribunali ritengono così prezioso.

Quando una donna viene sottoposta ad un rapporto forzato spesso la sua mente è così sopraffatta dal dolore che sceglie di non partecipare a tale momento se non come spettatrice, come un pubblico muto e impotente di fronte all’annientamento di una parte di sé.

Quando una donna viene derisa perché sottomessa da uno o magari più uomini memorizzerà quelle risate di derisione e se le porterà dietro per il resto della sua esistenza, condizionando la sua capacità di credere in se stessa.

Quando una donna viene violentata perde la fiducia nell’uomo e trovare la forza per tornare ad abbracciare, amare o donarsi a qualcun altro è un’impresa completamente sottovalutata da chi non l’ha provato; e quando tale tentativo viene rifiutato ogni progresso fatto negli anni viene smarrito in un solo istante.

Quando una donna viene usata da un uomo per soddisfare i suoi desideri più animali diventa vittima dell’ansia, del panico, del terrore che possa accadere di nuovo e ogni volta che queste emozioni spiacevoli si impossessano di lei crede di aver fallito, di non avercela fatta, di non poter andare avanti.

Quando una donna abusata riconosce nel suo quotidiano gesti che dipendono da quel putrido pezzo del suo passato si sente sola e nessuno sarà mai in grado di capirla appieno nel suo dolore.

Quando una ragazza, nel pieno della sua adolescenza, viene usata come oggetto del desiderio di uomini perversi impara che l’amore consiste nel donarsi senza condizioni, pur di ricevere attenzioni e si porterà dietro questa convinzione con corso dei suoi anni.

E quando una bambina viene sedotta, usata e costretta al silenzio è con tale silenzio che dovrà imparare a convivere per la sua intera esistenza, perché è quello che il suo corpo le impone come guardiano della sua incolumità.

 

Quindi, cari uomini, quando additate il moralismo della società come il male che vi obbliga a sublimare i vostri impulsi sessuali in un altro modo sappiate che state dirigendo il vostro rancore verso il movente sbagliato: l’unica e vera condanna che il sesso estorto con violenza, con minaccia, o con l’inganno decreta è quella con cui dovranno convivere le donne che scegliete per la loro intera esistenza.

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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