FIDANZATO PEDOFILO E NONNA CONNIVENTE. “TI REGALO LA MIA NIPOTINA DI 20 MESI!”

Una storia scioccante è avvenuta ad Adelaide, cittadina australiana, pochi giorni fa. Ci fa capire l potenzialità perverse della mente umana che in alcune situazioni possono emergere. Una signora di 47 anni intraprende una relazione con un uomo di 35 anni conosciuto sui social. Nulla di strano finché, pochi mesi dopo, l’uomo confessa alla compagna di avere “un debole per le bambine”: di fronte a queste parole, però, la donna non lo allontana ma decide di compiere un gesto che darà inizio all’incubo della sua nipotina.

Inizialmente la donna invia delle foto della bambina nuda al suo fidanzato, ma non si ferma qui: decide infatti di concedergli la nipotina come dimostrazione della sua lealtà e del suo amore per lui. Questo farà sì che la piccola, di soli 20 mesi, subisca un’agghiacciante violenza sessuale riportando delle fratture alle costole e dei traumi che non le consentiranno più nemmeno di tollerare il cambio di pannolino.

Ad accorgersi dei cambiamenti nella piccola sono stati i genitori che, ignari di tutto, non riuscivano più a spiegarsi il suo comportamento e le sue reazioni al solo contatto fisico.

Oggi la coppia è stata condannata a 10 anni di reclusione per l’uomo abusante e 4 per la donna connivente. I genitori sono stati considerati dal magistrato delle vittime a tutti gli effetti perché «avevano ogni diritto ad avere fiducia nei confronti della nonna».

È stato solo l’amore che la donna provava nei confronti dell’uomo a spingerla ad un gesto tanto crudele? Oppure l’ignoranza di ciò che l’uomo avrebbe potuto farle? L’avrebbe fatto lo stesso se avesse saputo quale trauma tutto ciò avrebbe procurato alla bambina?

Sono molte le domande che vengono spontanee dopo aver letto una notizia del genere e altrettante sono quelle di cui mai avremo una risposta certa. La vera questione è che il pericolo di subire un abuso o un maltrattamento all’interno della propria famiglia è molto alto ed è necessario esserne consapevoli per evitare tali situazioni. Tuttavia la mera consapevolezza non è sufficiente a fermare la mano di un abusante e finché la pedofilia non verrà accettata in quanto crimine, o addirittura come tortura, non ci sarà la possibilità di condannarla alla punizione che merita. Essere condannati a 4 anni di reclusione per aver concesso la nipotina ad un pedofilo è, a ben vedere, uno scempio.   Non ha concesso all’uomo un pollo dal suo cortile, ma un essere umano di pochi mesi! I danni che quella piccola porterà con sé per il resto della sua vita saranno, inoltre, tanto più gravi quanto più il crimine è avvenuto in una fase precocissima del suo sviluppo e quanto più non troverà aiuto, ascolto e professionisti in grado di consentire una corretta rielaborazione dell’accaduto. Negare le gravi conseguenze che un fatto come questo possono avere su un bambino o una bambina significa negare l’evidenza della gravità delle conseguenze traumatiche degli abusi e delle violenze sessuali che si consumano sotto i nostri occhi ogni giorno. Per riuscire a fare qualcosa in merito è necessario che gli adulti imparino a vedere, ascoltare e accettare che tale realtà esista, perché la negazione di questi fatti è il primo passo verso la tutela dei bambini nei confronti degli abusanti e dei pedofili.

 

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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