L’ARTE E L’ESPRESSIONE VITALE E CREATIVA DEL BAMBINO

Da sempre tutte le forme e le espressioni artistiche cercano di tradurre in comunicazione sociale  istanze, desideri, conflitti che appartengono all’infanzia dell’artista. Se non ci fossero esperienze infantili dell’artista attraversate da emozioni intense e significative  non ci sarebbero la letteratura, la pittura, la poesia, il cinema e il teatro…  Letteratura, teatro, arti figurative possono rappresentare, sciogliere e trasfigurare i nuclei aggrovigliati e sofferti dell’infanzia di chi ricorre  alla creatività  artistica.   La sofferenza dell’infanzia può mescolarsi  nell’espressione artistica a seconda dell’originalità del soggetto con le istanze – che appartenevano originariamente al bambino – di immaginazione, di cambiamento, di vitalità, di interazione affettiva con la natura e con gli altri esseri umani.

Pensiamo a come un poeta come Pascoli riesca a rappresentarci la storia della propria infanzia e a come riesca a descrivere attraverso la similitudine de “Il fanciullino” una dimensione infantile dentro l’adulto, fatta di immaginazione, sensibilità, creatività: «È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] ma lagrime ancora e tripudi suoi»  (cfr. G. Pascoli:Pensieri e discorsi,  1907).

Dunque c’è  un bambino interiore presente nell’adulto che conserva le intense emozioni di sofferenza, di gioia e di rabbia (potremmo aggiungere con Alice Miller) appartenute all’infanzia.

 

Pensiamo per fare degli esempi musicali contemporanei a come i Pink Floyd riescano ad accogliere e ad esprimere in un album come “The wall” la legittimità della protesta dei bambini e degli adolescenti nei confronti di un sistema educativo rigido, punitivo, depersonalizzante (tutto sommato siete soltanto un altro mattone nel muro”,  come dice il crudele insegnante di Pink), il protagonista del film “The wall”, un personaggio schiavo di un sistema che reprime il genio creativo e la diversità dei piccoli allievi.

 

Pensiamo inoltre a come un cantante come Ermal Meta riesca a rappresentare la propria vicenda di maltrattamento infantile subito in famiglia e a trasmetterci un messaggio di speranza quando canta in “Lettera a mio padre”: Forse un giorno diventerò padre e gli dirò di cambiare le stelle / e gli dirò che un cazzotto fa male e che una parola a volte ti uccide / e quando sulla schiena hai cicatrici è lì che ci attacchi le ali.”  

 

Che l’arte, la letteratura, la poesia, il cinema e il teatro possano contribuire alla diffusione della conoscenza dell’infanzia, è indubbio perché il linguaggio artistico parte dalle emozioni e mobilita le emozioni e non si può comprendere l’infanzia senza sintonizzarsi con le  emozioni, senza comprenderne la centralità nell’esperienza umana  e senza tener conto di come la vita affettiva ed emotiva incida sullo sviluppo mentale dei cuccioli dell’uomo, sulla loro salute e sulla loro crescita anche cognitiva. A proposito di emozioni, come è possibile non citare il ruolo divulgativo importante che ha avuto un film, uscito nel 2015, come “Inside out”?

 

 

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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