LA CARTA PER I DIRITTI DEI FIGLI: PARLANO MARIA ROSA DOMINICI E CLAUDIO FOTI

Su “La Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori” abbiamo pubblicato un articolo di Martina Davanzo in data 21 ottobre.

Presentiamo ora due interventi di Maria Rosa Dominici e Claudio Foti.


Una Carta per i diritti dei figli nella separazione dei genitori.

 

di Maria Rosa Dominici

 

La “Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori” è un nuovo documento che nasce dall’impegno e dall’intento di tener conto dei bisogni e dei diritti ai figli di separati. E’ un documento molto. L’importante è che se ne faccia un’applicazione adeguata.
Il termine separazione, a qualsiasi esperienza si applichi, porta con sé dolore e smarrimento, questi a loro volta comportano ferite nel corpo e nell’anima. Le separazioni dei genitori spesso creano insicurezze che riverberano nella vita dei minori anche in età adulta.
Lo constato spesso nella mia professione e proprio per tali motivi, già ai tempi del Progetto Psicantropos, ossia quasi 20 anni fa con l’insegnante Carla Ricci sentivamo la necessità di offrire ai genitori un’educazione a gestire la separazione. E’ di fondamentale importanza che i genitori, pur vivendo la fine del loro legame, non cessino comunque l’affettività e la cura del ruolo genitoriale.
E iniziammo a parlarne con i bambini delle elementari di Viserba che nel corso dei 5 anni scolastici parteciparono al progetto teorico esperienziale Psicantropos:  una sera ci fu anche un dibattito, di cui esiste il filmato fatto da Stefano Pesaresi a cui parteciparono bambini, figli e genitori, alcuni dei quali vivevano l’esperienza della separazione.

Il documento definisce dieci punti fermi ispirati alla Convenzione di New York e suggeriti anche dai ragazzi. Dieci punti fermi che individuano altrettanti diritti di bambini e ragazzi alle prese con un percorso che parte dalla decisione dei genitori di separarsi. “Abbiamo posto al centro il punto di vista dei figli di chi si separa” dice la Garante Albano. I principi fondanti della Carta sono ispirati alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

“I bambini e i ragazzi – riassume Filomena Albano – hanno diritto a preservare le relazioni familiari, a non esser separati dai genitori, a mantenere rapporti regolari e frequenti con ciascuno di essi e, soprattutto, a essere ascoltati sulle questioni che li riguardano”.
Prima della sua stesura l’Autorità garante ha interpellato la Consulta dei ragazzi dell’Agia. “Molti degli articoli sono frutto del loro lavoro” rivela. Ascoltati anche esperti scelti tra personalità del settore giuridico, sociale, psicologico e pedagogico. La Carta sarà inviata ad agenzie educative, consultori, tribunali, ordini professionali e associazioni ed è scaricabile dal sito dell’Autorità garante (www.garanteinfanzia.org ).

 

 

La separazione dei genitori dal punto di vista dei bambini

Claudio Foti

 

La separazione dei genitori è una realtà che può diventare drammatica in una famiglia se non viene affrontata ed elaborata con chiarezza dagli adulti e se non viene in qualche modo comunicata, “parlata” ai figli.

La centralità dei bisogni e dei diritti dei bambini viene spesso dimenticata perché la separazione porta gli adulti a regredire, a diventare essi stessi bambini in quanto sconvolti sul piano emotivo, a seconda delle situazioni, dal desiderio di cambiamento, dalla rabbia, dal vissuto di abbandono e spinti di affermare i propri bisogni e i propri diritti spesso in maniera autocentrata dimenticando l’alterità dei figli.

Ecco dunque la Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori, prodotta dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, un documento che merita di essere conosciuto e discusso e che definisce dieci punti fermi ispirati alla Convenzione di New York e suggeriti anche dai ragazzi.

Vogliamo puntualizzare che nella discussione attuale sulla separazione e sui suoi effetti occorre prestare attenzione ad alcuni temi ricorrenti, due in particolare:  quello della mediazione e quello della bigenitorialità: due temi che rischiano di creare nebbia e di oscurare il riconoscimento dei bisogni e dei diritti dei bambini.

  1. La mediazione tra i genitori in conflittopuò risultare uno strumento importante per la tutela dei figli se consapevolizza i genitori sull’importanza di decentrarsi e di cogliere il punto di vista e la situazione emotiva in cui vivono i figli. Le reazioni dei figli in contesto separativo spesso vengono non ascoltate, non percepite o fraintese dai genitori ed assimilato al proprio punto di vista e alla propria situazione emotiva.

Ma la mediazione non può essere idealizzata ed imposta in tutte le situazioni. E viene esplicitamente proibita dalla Convenzione di Istanbul in caso di violenza:

In fatti la mediazione pone entrambi gli ex- coniugi, anche quello eventualmente violento,  sullo stesso piano. Inoltre la mediazione non consente di elaborare il passato, perché è concentrata ad affrontare i problemi del futuro.

  1. L’insistenza sul valore della bigenitorialità si accompagna spesso alla credenza sulla necessità di una figura paterna (anche se violenta, anche se abusante), senza valutare l’ipotesi che questa figura (così come in altre situazioni la figura materna o altre figure familiari) possano produrre un impatto emotivo e relazionale disturbante per il bambino.

La bigenitorialità è un valore certamente importante, ma non può essere un valore assoluto da imporre al bambino senza che il genitore, che ha eventualmente assunto comportamenti maltrattanti, si impegni a mettersi in discussione e a conquistarsi sul campo la possibilità di vedere il figlio.

Spesso si impongono al bambino visite cosiddette “protette” (ma che tali non sono) indipendentemente dai vissuti che tali visite producono nel bambino stesso.

Spesso in nome della bigenitorialità si costringono i bambini ad incontrare genitori che sono stati violenti, anche se questi genitori non hanno avviato alcun percorso per mettersi in discussione, anche se il bambino si oppone o vomita nel recarsi alla visita con il genitore, talvolta anche in presenza di reati accertati compiuti da quel genitore contro la famiglia.

 

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