CULTURA DELL’INTOLLERANZA E CULTURA DELL’INFANZIA

Riace, comune calabrese nel quale s’è concretamente realizzato un modello efficace ed originale d’integrazione dei migranti, è balzato all’attenzione delle cronache per l’iniziativa giudiziaria nei confronti del sindaco Lucano al centro di forti polemiche da parte di chi quel modello d’integrazione intende contrastare per cavalcare l’onda delle spinte emergenti di intolleranza e di espulsione nei confronti dei migranti. Nella lettera del sindaco Lucano  letta ad una recente manifestazione nella piazza di Riace, compare un’immagine molto forte che descrive i contrasti sociali che attraversano il nostro paese investito dal fenomeno dell’emigrazione: “Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio.”

La messa a fuoco dei contrasti di privilegio, delle contrapposizioni di potere che si determinano nella comunità sociale sul tema della migrazione non può non interessare la cultura dell’infanzia, non può non coinvolgere coloro che s’impegnano nel campo della prevenzione e del contrasto della violenza sui bambini. E tutto questo, in estrema sintesi,  per almeno tre ragioni.

 

  1. Il fenomeno della violenza all’infanzia nasce esso stesso da un contrasto di potere particolarmente marcato (come quello che emerge nel problema della migrazione) e spesso poco visibile: la contrapposizione tra gli adulti e i bambini.
  2. Il diffondersi di una cultura dell’intolleranza ha ripercussioni pesantemente negative sugli atteggiamenti e sui comportamenti di ascolto, di accoglienza e di preoccupazione nei confronti di tutti i soggetti deboli (primi fra tutti i bambini).
  3. Tra i migranti sono i bambini soggetti particolarmente colpiti dalla sofferenza e dai costi del processo migratorio, essendo facilmente esposti a le più varie forme di violenza e di strumentalizzazione.

 

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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