PEDOFILIA E MAFIA: UN INCROCIO PERICOLOSO. LA TRISTE STORIA DI MATILDE SORRENTINO

Sono le 8 di sera del 26 marzo 2004 quando in una casa di Torre Annunziata suona il campanello. Una donna si alza e va ad aprire, inconsapevole, al suo omicida. Un colpo alla testa e uno al petto spezzano la vita di Matilde Sorrentino, 49 anni, colpevole di aver denunciato gli abusi sessuali subiti dal figlio Salvatore e da alcuni compagni nei sotterranei della loro scuola.

E’ pericoloso denunciare i pedofili, a quanto pare, se tra loro sono presenti esponenti dei clan mafiosi della zona: Matilde non ne ha tenuto conto e le forze dell’ordine hanno sottovalutato il problema. Così una madre coraggioha perso la vita.

Nel contesto degradato dove viveva Matilde la vicenda perde subito di interesse poiché la stessa sera una ragazzina di 14 anni viene uccisa per un errore in un agguato: ma la storia di Matilde merita di essere ricordata.

7 anni prima, all’uscita da scuola, fu la frase di un bambino a far luce sugli abusi che si consumavano nel sottoscala di una scuola del rione Poverelli. “Qui non ci voglio tornare, mi fanno del male”. Le paure di quel bimbo erano evidenti, non andava in bagno da solo, era divorato dall’ansia, aveva timore di ogni oggetto, suppellettile o arredo e vedeva tutto come una minaccia.

Matilde fu la prima a presentarsi dai carabinieri per sporgere denuncia, perché il suo piccolo Salvatore era tra i preferiti degli orchi pedofili, ma dietro di lei altre due mamme si fecero forza e denunciarono gli abusi.

Alla fine dell’anno scolastico vennero arrestate 21 persone, accusate di aver commesso violenze sessuali sui piccoli alunni, legati ad un pannello di legno nel sottoscala della scuola.

Due anni dopo furono condannati 17 degli imputati e le pene più dure vennero inflitte al bidello Pasquale Sansone e al titolare di un bar Michele Falanga. Ma il motivo per cui quella sera del 26 marzo Alfredo Gallo freddò Matilde sulla porta di casa fu la condanna in primo grado del boss dei narcos Nardielli, assolto tuttavia in appello dall’accusa di pedofilia. La vendetta, tuttavia, si è riflessa contro il boss che il 19 ottobre 2018 viene finalmente arrestato per essere stato il mandante dell’omicidio di mamma Matilde.

“L’omicidio di Matilde Sorrentino rappresenta l’epilogo tragico di una delle più gravi vicende criminali verificatesi sul territorio di Torre Annunziata”, ha detto il procuratore della Repubblica di Torre Annunziata, Alessandro Pennasilico, commentando la notizia.   Un ulteriore tagico epilogo del caso ha coinvolto i due maggiori accusati dell’omicidio di Matilde: a poche settimane dalla scarcerazione, vennero crivellati di colpi, puniti dalla camorra… forse dovevano portare con sé nella tomba segreti scomodi.

 

 

 

 

 

 

 

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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