GHALI:  L’INFANZIA DI UN CANTAUTORE “ANCORA BAMBINO, UN PO’ ITALIANO, UN PO’ TUNISINO”.

Di Annalisa Iannelli, Claudio Foti



Nei testi suggestivi di Ghali in un discorso che pare “fumato”, destrutturato, compaiono riferimenti coerenti alla propria infanzia che risultano significativi ed arrivano al cuore:

 

“Mio padre era un grande farabutto
Mia madre per crescermi ha fatto di tutto, non male
Quel ragazzino farà brutto (Sto)
Cresciuti prima del dovuto”

(da “Ricchi dentro”)

“Compro una villa alla mamma
E poi penserò all’Africa
Figlio di una bidella
Con papà in una cella”

(da “Ninna nanna”)

Il messaggio che viene da Ghali danza rischiosamente con la cultura dello “sballo” e della marijuana – ed è questo certamente un suo punto debole, ma   d’altra parte è costantemente orientato al riferimento alla propria infanzia, al dialogo con la propria madre, al  contrasto contro il pregiudizio.

“Non è che se c’è il sole non c’è tempesta
Non è che se ho i dread allora sono un rasta
Non è che senza il diploma non posso saperlo
Mamma, non è che se non lavoro non uso il cervello
Mi hanno tolto un padre, A.C.A.B. io non l’ho mai detto
Non è che dietro al grilletto c’è sempre un negretto
Esco con gli allievi del campetto
Divento l’Allevi del parchetto
Mamma da ‘stammerda m’ha sempre protetto
La mia infanzia fu un ghetto
“Apri gli occhi, funghetto”

Marijuana
Marijuana
Marijuana
Marijuana”

 (Da “Marijuana, marijuana”)

Un ragazzo giovane che dà tanta attenzione anche al mondo dei piccoli e all’infanzia che ritroviamo nei suoi testi ma anche nei video. Egli stesso si presenta in questi termini: “ … Perché sono ancora un bambino. Un po’ italiano, un po’ tunisino”(“Cara italia”).

Il silenzio cala durante il recente concerto di Torino proprio durante la proiezione dei video che si riferiscono alla sua infanzia e in cui Ghali dialoga con il suo amico immaginario di quando era bambino parlando dei momenti difficili e degli insulti subiti perché non era italiano.

Non è una combinazione che c’erano tanti ragazzi anche giovanissimi qualche giorno fa a Torino ad ascoltarlo giù dal palco, tanti con una speranza nel cuore, quella  che anche loro possano un giorno raggiungere il proprio sogno partendo da posizioni svantaggiate nella società, da un’infanzia vissuta a metà, in mezzo alle difficoltà; tanti giovani bisognosi di una narrazione come quella che produce Ghali.

 

In un’intervista a Radio Deejay, Ghali racconta il momento in cui ha deciso di voler fare il cantante o meglio il momento in cui è nata in lui l’esigenza di raccontare e di far sapere i suoi pensieri agli altri. Aveva 10 anni ed era appena arrivato a Baggio e come dice lui “ascoltava i discorsi dei grandi” e si rendeva conto della realtà in cui viveva e che nella vita puoi scegliere che strada seguire, se prendere quella buona o quella sbagliata.

“In casa c’erano solo i muri, il soffitto e il pavimento, niente altro. Dormivamo sui tappeti, mamma era appena guarita, cucinava con i fornelli da campeggio e mettevamo il latte fuori dalla finestra per tenerlo al fresco.

 

«La mia  è la storia – afferma in un’intervista a La Repubblica  –di un ragazzo partito da zero che ha avuto la fortuna di scoprire una passione sui banchi di scuola, grazie agli insegnanti, e di trasformarla in un sogno grazie all’amore».

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *