RICONOSCERE L’ABUSO SESSUALE. FARE GLI STRUZZI PERPETUA IL FENOMENO

L’entusiasmo a poter parlare di abuso sessuale. Non me l’aspettavo, ma me lo sono trovato di fronte in un gruppo di insegnanti, dove ero chiamata a svolgere sul tema un intervento di formazione in una piccola città dell’Emilia. Sono stata colpita dallo stupore e dalla soddisfazione che la notizia di una formazione sul tema dell’abuso sessuale e del maltrattamento ha suscitato in questi insegnanti. “Finalmente… Di queste cose non si è mai potuto parlare … eppure ne abbiamo tanto bisogno… ”: è la frase che mi è stata rivolta più spesso.

Esiste, ed è sempre esistito, un velo che ha avvolto nel silenzio il tema della violenza, soprattutto se a danno di bambini. Nella scuola dopo una fase di interventi di sensibilizzazione che si è svolta forse due decenni fa (io allora ero molto piccola!), si è scivolati in una fase di nuova dimenticanza  del problema. Il tema dell’abuso è tornato ad essere avvolto dal silenzio e dalla paura,  nonostante nella scuola i bambini vengano visti quotidianamente e possono essere osservati per un lungo arco di tempo da figure educative che potrebbero svolgere un’insostituibile funzione preventiva.

È vergognoso che nel 2018, dove si è sdoganato il dibattito sulla legalizzazione delle coppie di fatto e inizia ad affrontare il tema del fine vita, si faccia ancora molta fatica ad aprire un confronto sociale e politico nessuno abbia il coraggio di affrontare una tematica così attuale e preoccupante come quella violenza sessuale sui bambini.

Evitare di trattare un argomento non lo fa scomparire. Continuare a credere che una tale tematica non possa toccare noi o chi ci sta a cuore non difenderà nessuno dalla vittimizzazione.

Di abuso sessuale è necessario parlarne: sia in un’ottica preventiva, per dare a coloro che lavorano ogni giorno a contatto con i bambini gli strumenti per comprendere il disagio dei più piccoli, sia per sostenere ed orientare nel percorso di cura una vittima che non sa a chi rivolgersi.

È necessario imparare a chiamare le cose e gli eventi con il proprio nome, anche quelli dolorosi, incredibili, impensabili. Utilizzare un bambino per scopi sessuali è un abuso sessuale; costringere un bambino ad un rapporto sessuale è una violenza sessuale; così come insultare, sfruttare, squalificare, umiliare, denigrare un bambino possono realizzare una forma di violenza psicologica. Negare, tacere, non denunciare una tale situazione significa diventarne complici ed è il momento che ognuno di noi si responsabilizzi riguardo la tutela dei minori d’età.

Vi è mai capitato di prendere atto di una situazione in cui un bambino è stato reso impotente da una forza maggiore che l’ha schiacciato e l’ha costretto al silenzio, una situazione in cui  nessuno è intervenuto? Avete provato a mettervi nei panni della vittima? Se non lo avete mai fatto, fatelo ora e pensate a quanto vi sentireste soli di fronte ad una tale opprimente realtà…  Secondo i dati dell’OMS un bambino su 5 ha vissuto un’esperienza di abuso sessuale nel corso della propria infanzia: non è poi così difficile, quindi, incrociare sul nostro cammino una persona che abbia vissuto quell’inferno, un inferno che non si legge sul volto né sul sorriso di chi magari salutiamo per strada, al bar, o a scuola ogni giorno.  … un inferno che non ha lasciato un segno visibile, ma che ha lasciato un segno nel cuore e nella mente

Parlare, informarci e formarci sull’abuso sessuale e sul maltrattamento a danno di minori è un impegno che dobbiamo compiere non solo per affrontare una situazione drammaticamente diffusa, ma anche per tutti coloro che, a causa del tabù che si è creato intorno al tema, non hanno mai avuto l’opportunità o il coraggio di raccontare la propria storia o di chiedere giustizia.

A quanto pare le insegnanti emiliane dove ho portato il mio intervento formativo, lo hanno capito! Quanto si impiegherà per far comprendere l’urgenza e l’importanza di questa tematica a tutti i dirigenti che si occupano di formazione nelle istituzioni scolastiche, pubbliche e private, di ogni ordine e grado?

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *