HA STUPRATO LA FIGLIA E L’HA CEDUTA AGLI AMICI. NON ANDRA’ IN CARCERE PERCHE’ IL REATO E’ PRESCRITTO

Di Maria Rosa Dominici


Prosciolto per intervenuta prescrizione: non andrà in carcere il padre di Conegliano (Treviso) condannato in primo e secondo grado per aver stuprato la sua bambina per otto anni.  Addirittura Aveva “concesso” la figlia anche agli amici del bar.  I giudici d’Appello l’avevano condannato anche al risarcimento della figlia.

Leggiamo da https://www.tgcom24.mediaset.it: “Secondo quanto riporta il Corriere del Veneto, i primi abusi risalirebbero al 1995,quando la piccola aveva solo otto anni. L’uomo, che si era appena separato dalla madre della bambina, trascorreva i fine settimana con la figlia. Ma invece di occuparsi di lei, la costringeva a umiliazioni e violenze. “Andiamo alle giostre”, le diceva. Poi la portava a casa, la minacciava e la stuprava. Il padre, inoltre, “cedeva” la piccola agli amici del bar per sottoporla a ulteriori molestie.

La terribile storia è emersa nel 2003, quando la ragazza ha deciso di denunciare tutto. I giudici di primo grado hanno creduto al suo racconto, condannando il padre a dieci anni di carcere. Ma nonostante la sua colpevolezza sia stata riconosciuta anche in Appello, i giudici hanno decretato il non luogo a procedere. Il processo è durato troppo a lungo, raggiungendo i termini della prescrizione. Il pedofilo non andrà in carcere, né potrà essere processato per lo stesso reato.”

“Chiunque, con violenza, minaccia o abuso di autorità costringe taluno a compiere o a subire atti sessuali è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con la reclusione da sei a dodici anni.”

Così recita il Codice Penale italiano, e in particolare il disegno di legge approvato dalla Camera dei Deputati il 14 luglio 2009, che prevede come pena la reclusione da sette a quindici anni in caso di circostanze aggravanti.

Infatti si parla di aggravanti quando:

§ la vittima in questione non ha compiuto sedici anni;

§ la violenza viene perpetrata con l’uso di armi, di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti;

§ il violentatore simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio;

§ la violenza viene perpetrata su una persona con limitazioni della libertà personale o disabilità;

§ il colpevole sia il genitore, anche adottivo, o il tutore;

§ la violenza avvenga nei confronti di donna in stato di gravidanza;

§ in luoghi di lavoro con abuso di relazioni di ufficio o di prestazione di opera.

In presenza di queste aggravanti, la reclusione aumenta, passando da otto a sedici anni.

Per quanto riguarda la prescrizione, attestata sui vent’anni, grazie alla convenzione di Lanzarote è previsto il raddoppio dei termini per i reati di abuso sessuale e sfruttamento sessuale dei minori.

Non capisco quindi come e perché il tribunale di Treviso abbia prescritto in una situazione in cui la colpevolezza era stata ritenuta tale.

Come vittimologa ritengo che anche in questo percorso giudiziario si ravvisi una duplice vittimizzazione nei confronti della minore che proprio per la giovane età in cui subì il trauma, per la continuità degli abusi, per l’essere stata ceduta come oggetto agli amici del padre dal padre vi sia anche l’aggravante della parentela, in sintesi trattasi di incesto. Si dovrebbe lavorare ad un nuovo disegno di legge che decreti come tali reati non possano e non debbano cadere in prescrizione. Per la vittima la violenza subita non andrà mai in prescrizione,  visto le cicatrici psicosomatiche che in essa residuano anche in caso di buona resilienza.

Chiedo pertanto come membro fondatore di Rompere il silenzio. La voce dei bambiniche noi tutti si passi ad un agire adeguato e concreto contro simili vittimizzazioni giuridiche.

La tutela del reo non dovrebbe mai prevaricare la tutela dell’abusato specie se minore

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *