L’INCHIESTA “VELENO”: UNA BOLLA DI SAPONE! LA VERITÀ DELLA RITRATTAZIONE

Preannunciata  nel trailer come la prova provata, la  dimostrazione assoluta di quanto gli psicologi e i giudici possano lavorare male inducendo addirittura a svelare abusi inesistenti, preceduta da squilli di tromba come se fosse lo svelamento di una Verità assoluta ed incontrovertibile  sui fatti della Bassa Modenese di vent’anni orsono, la nuova puntata dell’inchiesta “Veleno”,  –  pubblicata  ieri su “Repubblica” si rivela  a ben vedere– sul piano della ricostruzione storica e scientifica  di un processo avvenuto 20 anni fa ed ormai passato in giudicato – come una grande bolla di sapone.

Abbiamo già dedicato all’inchiesta Veleno alcuni interventi che richiamiamo:

IL “VELENO” NEGAZIONISTA. NEI LAGER LE CAMERE A GAS SERVIVANO A RISCALDARE L’AMBIENTE
IL PAESE DEGLI ADULTI PERDUTI CHE NON SANNO RICONOSCERE LA LORO RESPONSABILITÀ
GLI ABUSI SESSUALI NON SONO ESISTITI. NEI LAGER I FORNI CREMATORI SERVIVANO A CUOCERE IL PANE

Cosa può dimostrare l’ultima puntata dell’inchiesta? Che una bambina che un tempo fu valutata  da psicologi e giudici assieme ad altri bambini come  vittima di una pesantissima violenza ha oggi prodotto una nuova verità dell’accaduto? E allora? Come fanno gli autori del servizio giornalistico ad escludere che ci troviamo di fronte ad una normalissima ritrattazione di una violenza effettivamente subita?

Si noti che “Veleno” ci informa dell’esistenza di una sola ritrattazione (Marta). L’altra donna (Sonia) in realtà non dichiarò nulla al momento dei fatti e dunque non fu tenuta in considerazione dagli psicologi e dai giudici per arrivare alle conclusioni e alle sentenze a cui allora si pervenne.

A fronte di un’unica ritrattazione ci sono altre vittime che a distanza di anni hanno pienamente e totalmente confermato ad un giornale locale le rivelazioni di un tempo con coerenza rispetto al passato e con una forte convergenza testimoniale:

« Siamo alcuni dei bambini, oggi adulti, che, come si è affermato, furono “rapiti dallo Stato” a seguito dell’ormai ventennale vicenda riguardante i pedofili satanisti della Bassa Modenese. Rassicuriamo tutti… che non ci siamo mai sentiti “rapiti” dalle istituzioni, ma al contrario, da queste tutelati e protetti, né abbiamo mai avuto “padroni”..
Infatti non abbiamo pianto né protestato in alcun modo quando fummo allontanati dalle nostre famiglie d’origine, non abbiamo mai chiesto in questi anni di rivedere i nostri parenti naturali, non abbiamo pianto quando abbiamo saputo che qualcuno di loro non c’era più. Avevamo già detto quello che c’era da dire all’epoca dei fatti e non c’era nulla da aggiungere se non dare conferma, come intendiamo fare ora, di ogni nostra dichiarazione.
»

La ritrattazione è un comportamento tutt’altro che raro nelle vittime di esperienze traumatiche infantili. La ritrattazione è un comportamento ampiamente studiato dalla letteratura (cfr. il saggio “Le false ritrattazioni da parte dei minori vittime di abuso sessuale: le dinamiche intrapsichiche e relazionali come emergono da uno studio di un caso” (The false recantations by children who are victims of sexual abuse: the relational and intrapsychic dynamics that emerged from a case study), pubblicato nella rivista  MALTRATTAMENTO E ABUSO ALL’INFANZIA, 2012, fascicolo 2., pp. 107-115

La ritrattazione è una scelta difensiva assolutamente comprensibile e addirittura necessaria per la piccola vittima, nel caso frequentissimo, in cui i bambini oggetto di maltrattamento e di abuso, dopo l’interruzione della violenza, vengono lasciati soli, non vengono accompagnati in una rielaborazione della penosissima vicenda traumatica da loro vissuta e vengono riesposti alla sfera relazionale d’influenza degli abusanti e alle loro proposte di recupero.

Sorensen e Snow hanno svolto una ricerca (1), analizzando la testimonianza di 116 casi di minori abusati nei quali l’abuso è stato accertato in sede giudiziaria (l’imputato ha confessato, oppure è stato condannato, oppure ancora ci sono referti medici che comprovano inequivocabilmente l’abuso). A seguito di questa accurata analisi gli autori arrivano ad affermare che il minore nel corso della rivelazione attraversa quattro fasi: 1) rifiuto: il piccolo testimone in questa fase di solito nega l’abuso sia con i familiari che con gli operatori; 2) svelamento, a sua volta suddiviso in due sottofasi, e cioè svelamento per tentativoesvelamento attivo: nella prima sottofase, quando il minore incomincia a rivelare, il racconto è vago, parziale con ammissioni vacillanti e solo successivamente, quando il bambino entra nella sottofase dello svelamento attivo, il racconto si fa più preciso; 3) ritrattazione totale o parziale(nel campione della ricerca sono state ben 22% del totale); 4)riaffermazione:la rivelazione dell’abuso viene riconfermata in una fase successiva nel 93% dei casi.

Nel caso della vicenda di cui si occupa “Veleno” nulla esclude che potremmo trovarci di fronte ad una ritrattazione avvenuta in età adulta, possibilità altrettanto se non maggiormente diffusa della ritrattazione in età infantile. Quando i bambini ritrattano, possono molto spesso tornare successivamente a riaffermare  la violenza ritrattata,  come la ricerca di Sorensen e Snow ampiamente comprova. Basta che si riprendano gli interventi di sostegno e di terapia a favore dei bambini abusati e vengano interrotti i condizionamenti di ricatto o di manipolazione dei loro abusanti che hanno causato la ritrattazione!  L’esperienza clinica dimostra che quando avviene la ritrattazione in età adulta è più difficile ritornare al precedente racconto della vittimizzazione subita. La spiegazione è evidente: la definizione compiuta da un adulto circa l’ambiente di vita e il sistema delle relazioni risulta senza dubbio più stabile, meno modificabile.

La scelta della ritrattazione (ammesso che sia a tutti gli effetti una libera scelta) in età adulta si accompagna al ricorso ad un meccanismo psichico  ampiamente studiato dai ricercatori,  riguardante le vittime di traumi. Ci riferiamo alla dissociazione del ricordo traumatico cioè all’espulsione dalla mente di questo ricordo . Torneremo dunque in un prossimo articolo sul tema, per chiarire concretamente cos’è la dissociazione e per mettere un dubbio la presunzione di chi vuol fare la revisione di un processo sui media, strillando ai quattro venti di aver scoperto la presunta verità dei falsi falsi-abusi della Bassa Modenese.

  1. Cfr. T. Sorensen e B. Snow (1991), “How children tell: the process of disclosure in child sexual abuse”, Child Welfare, vol. 70, n. 1, gen- feb. 1991, pp. 3-15.

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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