L’INCHIESTA VELENO NON DIMOSTRA NULLA. LA VERITA’ DELLA DISSOCIAZIONE

Una massa di informazioni, rivelazioni, dati clinici, testimonianze,  sentenze, attestanti la violenza subita circa 20 anni fa da ben 16 bambini  nella Bassa Modenese.    Tre rigorosi gradi di giudizio che hanno affermato la coerenza e la credibilità di oltre una decina di bambini. Numerosi allontanamenti  per maltrattamenti ed abusi di bambini che non hanno più chiesto di ritornare nella famiglia di provenienza.  Tutto questo sarebbe falso, tutta una macchinazione per gli autori dell’inchiesta “Veleno”, la cui ultima puntata è stata pubblicata due giorni fa  su  Repubblica.  Era stato preannunciato uno scoop,  sembrava dovessero emergere chissà quali rivelazioni… Quello che è emerso è il nastro rotto delle solite argomentazioni.  Molte accuse rimangono limitate a mere asserzioni e poca sostanza!

La prova che risulterebbe decisiva per gli autori dell’inchiesta  si poggia essenzialmente  sulla ritrattazione di una donna che un tempo fu una ritenuta una  vittima credibile di abusi. Ma una o più ritrattazioni non cancellano i risultati di un percorso di accertamento sociale, psicologico e giudiziario,   avvenuto vent’anni prima:  risultati che peraltro sono stati recentemente confermati da altri protagonisti della vicenda, che subirono da bambini quelle violenze.

In una lettera ad un giornale dal titolo: «Sui media e nei pubblici dibattiti, si dà spazio a persone che hanno scontato pesanti condanne per aver abusato dei propri figli» quattro ragazzi vittime degli abusi di Mirandola e della Bassa Modenese hanno scritto:

«Non ci siamo mai sentiti ‘rapiti’ dalle istituzioni, ma, al contrario, da queste tutelati e protetti. Non abbiamo mai chiesto in questi anni di rivedere i nostri parenti naturali, non abbiamo pianto quando abbiamo saputo che qualcuno di loro non c’era più»

A riguardo della testimonianza di “Marta” , enfatizzata da “Veleno” non possiamo entrare nel merito. La ritrattazione andrebbe analizzata con criteri psicologici e non giornalistici.  Non possiamo compiere un esame clinico diretto della persona e dunque non possiamo pronunciarci sulle sue motivazioni.

Certo è che, se affrontiamo il discorso in generale,  ci potrebbero essere le motivazioni psicologiche più varie dietro una ritrattazione che avviene vent’anni dopo i fatti a cui si riferisce. Dal punto di vista della possibilità di ricostruire l’intera vicenda di per sé la ritrattazione non significa nulla!

Una ritrattazione può avvenire per pressioni esterne – e nulla esclude che sia proprio questo il caso delle ritrattazioni sbandierate dall’inchiesta “Veleno”! –  oppure può avvenire a seguito di una pressione interna nella mente della persona che ritratta. In questo secondo  caso la ritrattazione può essere alimentata dalla dissociazione. Tra ritrattazione e dissociazione c’è un legame complesso ed interattivo.

La dissociazione è un meccanismo difensivo potente con cui un ricordo traumatico viene evacuato dalla consapevolezza. La dissociazione non è una semplice rimozione di un ricordo. Non è un semplice accantonamento di un contenuto della memoria, che si verifica quando il soggetto in qualche misura possiede un certo ricordo, ma non intende pensarci. Nella dissociazione  il soggetto traumatizzato vive come se quel ricordo non ci fosse.    Talvolta può recuperare improvvisamente e dolorosamente quel ricordo, ma può vivere anche un’intera esistenza senza recuperarlo.   La finalità del meccanismo difensivo della dissociazione è quella di proteggere la mente. “Occhio non vede cuore non duole”, può essere il motto che ben rappresenta la rimozione.   “Ricordo cancellato, cuore non duole”, può essere il motto che ben rappresenta la dissociazione.

“Una ricerca del 1994 su 129 donne – scrivono Steinberg e Schnall –  con storie di abusi sessuali (documentate da visite al pronto soccorso!) ha trovato che quando venivano intervistate diciassette anni dopo il fatto, il 38% di queste donne non ricordava l’abuso.”

Va sottolineato che queste donne avevano subito un abuso talmente grave da indurle a rivolgersi al pronto soccorso. Dunque la dissociazione avviene anche in relazione ad un ricordo di una violenza talmente grave da spingere la vittima ad andare in ospedale!    “Il follow-up della dottoressa Williams su 129 donne diciassette anni dopo che erano state trattate in pronto soccorso per un’aggressione sessuale rivelò che più di un terzo del campione aveva amnesia per l’abuso. Trovò che i fattori correlati con l’amnesia comprendevano un’età più bassa al momento dell’abuso, un abuso più violento e di più lunga durata” [1]

Un’età più bassa al momento dell’abuso, un abuso più violento e di più lunga durata”: guarda caso proprio le caratteristiche delle piccole vittime degli abusi di Mirandola e della Bassa Modenese …   L’inchiesta di “Veleno” non dimostra un bel niente…

[1]M. Steinberg, M. Schnall,  La dissociazione. I cinque sintomi fondamentali. Raffaello Cortina Editore, 2006.

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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