BAMBINI ADULTIZZATI INCAPACI DI TOLLERARE REGOLE, LIMITI E FRUSTRAZIONI

Flavio ha 7 anni, frequenta una scuola privata di madrelingua inglese in centro a Milano perché i genitori vogliono che lui abbia tutta l’attenzione e l’istruzione che merita. In classe, una mattina, Flavio continua incessantemente a rifiutarsi di lavorare e a richiedere, con rabbia e insistenza, il suo tablet.

I suoi compagni reagiscono con comprensione: anche loro vorrebbero poter giocare al nuovo gioco scaricato qualche giorno fa e abbandonato a casa fino al loro ritorno!

Di fronte ad una tale situazione le insegnanti decidono di contattare i genitori per porre fine a queste lamentele.  I genitori arrivano a scuola e portano a casa Flavio.  Cosa ci sia dietro questo accadimento non è del tutto chiaro: per quale motivo il bambino voleva tornare a casa? Solo per il suo tablet, per scappare via da una situazione relazionale difficile a scuola oppure per ottenere attenzioni affettive dai genitori  oppure ancora per controllare la situazione in famiglia?  Sta di fatto che gli adulti (l’insegnante e i genitori) non sono riusciti a chiarire e a contrastare  il prevalere di una tendenza regressiva in Flavio.

Il rischio è che, oggi, i bambini si sentano i padroni di tutto ciò che li circonda e pretendano di esercitare il loro “potere” anche di fronte a genitori ed insegnanti.  Ma indubbiamente questo “potere” ha una natura regressiva ed impedisce potenzialità di crescita autentiche.  La vicenda di Flavio può sembrare un esempio esasperato, eppure questo episodio è successo davvero.

A che punto siamo arrivati? È la prima considerazione che ho fatto di fronte alle sue parole. Non è raro vedere per la strada, o al parco, bambini che fanno i padroni con i loro genitori, o i loro nonni.

Molti  bambini oggi non riescono a fare i bambini, proprio come gli adulti hanno perso la loro voglia o la loro motivazione a fare i genitori, aiutando i figli a tollerare le difficoltà e sviluppare le loro risorse. Mi capita raramente di vedere delle prese di posizione di fronte alle volontà, o più spesso ai capricci, dei piccoli d’oggi: al contrario sempre più spesso vedo genitori quasi impauriti nel doversi opporre alle richieste, anche le più regressive,  che arrivano dai più piccoli.

Vedo genitori impegnarsi per fare i compiti dei propri figli, per evitare loro l’imbarazzo di arrivare a scuola senza aver svolto il loro dovere; sento bambini urlare dietro ai propri nonni mentre chiedono loro di tornare a casa dal parco perché si sta facendo tardi; vedo bambini pretendere di avere i calciatori alle loro feste di compleanno e i genitori correre dietro le loro folli richieste per non deluderne le aspettative; sento di riunioni scolastiche in cui i genitori assalgono gli insegnanti che sollecitano l’impegno degli allievi.   Esiste in effetti un maltrattamento intrascolastico che non va sottovalutato, ma si diffonde sempre più un atteggiamento di genitori che mal tollerano il ruolo dell’autorità e delle regole nella scuola.

Sono passati solo vent’anni dalle mie scuole elementari ma sembra che il ruolo dei bambini sia notevolmente mutato. Andare a scuola senza compiti era una vergogna che subivamo noi bambini in prima persona, perché non avevamo fatto il nostro dovere, e quando tornavamo a casa i genitori rimarcavano il nostro pessimo comportamento a riguardo. Quando si prendevano le note in classe perché si disturbava la lezione avevamo il timore della reazione dei nostri genitori, non li usavamo come arma per farci valere di fronte ai genitori con il maestro “incompetente”. Se ci mancava il nostro nuovo giocattolo nel bel mezzo della lezione (i tablet nemmeno esistevano e i computer erano tenuti fuori dalla portata dei bambini) non interrompevamo il lavoro di tutti i compagni per far valere le nostre voglie, ma attendevamo con ansia il suono della campanella.

I bambini d’oggi spesso non hanno ansie, non hanno desideri, non hanno pazienza. Devono avere tutto e subito, e i genitori d’oggi sono ben contenti di poter dare ai propri bambini ciò che ai loro tempi non esisteva e non hanno potuto avere. Ma a che prezzo?

Il bullismo ha raggiunto livelli d’allarme, occupando persino i corridoi delle scuole dell’infanzia. I pericoli del web stanno dilagando, mettendo a rischio l’incolumità di centinaia di bambini ogni giorno. La fantasia dei bambini sta scemando, perché se non possono avere una palla per imitare i calciatori che vedono in tv o un tablet per guardare gli youtuber non sanno più che fare.

Personalmente vedo bambini ogni giorno, ho insegnato alle scuole elementari e nei centri estivi della scuola materna e ogni anno sono sempre più preoccupata di come la situazione dei bambini stia degenerando. Senza una guida amorevole e ferma in grado di insegnare loro a gestire le frustrazioni, a tollerare l’attesa, a investire nei rapporti umani e non in quelli via web, a rispettare la giusta autorità e non a ribellarsi ad essa senza motivo i nostri bambini smetteranno di essere tali e i genitori perderanno sempre di più il loro ruolo educativo.

Parlo della mia infanzia con nostalgia, non perché sia stata la migliore, anzi… ma perché in soli vent’anni ho visto distruggere la parte più bella di quel periodo, la voglia di imparare e di crescere insieme agli amici e non davanti ad uno schermo. E tutto questo in troppo poco tempo.

Stiamo crescendo bambini adultizzati perché non c’è né il tempo, né la voglia di tornare a fare i genitori, a dire dei no e a porre dei limiti e perché l’autorità viene oggi considerata quasi una forma di maltrattamento: ma in questa maniera si produce una nuova forma dilagante di maltrattamento, che si aggiunge alle forme di violenza di sempre: quello che lascia i bambini in balìa di loro stessi e dei loro acerbi impulsi.

Stare vicino ad un bambino e crescerlo in modo coscienzioso non vuol dire sempre sì, ma avere la pazienza di sedersi e spiegare perché quel no è tutelante, perché quella nota dalla maestra non sia necessariamente un’umiliazione e perché parlare guardandosi negli occhi sia più importante di una frase scritta al pc.

Siamo disposti a ritrovare del tempo per fare i genitori? Altrimenti prepariamoci a pagarne il giusto e duro prezzo.

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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