ABUSI RITUALI A SFONDO SATANICO: SE ANCHE QUALCUNO SCAMPASSE IL MONDO NON GLI CREDERÀ!

L’abuso sessuale ritualistico è una delle modalità con cui può realizzarsi in forme efferate la violenza sessuale sui bambini. Può avvalersi di un cerimoniale utilizzato in varie modalità  dagli a sette sataniche presenti in tutto il mondo.  Può essere attivato come una modalità che utilizza la simbologia satanica in modo estemporaneo come scenario perverso su cui realizzare azioni abusanti con la finalità non secondaria di acquisire materiale pedopornografico. Oppure può essere realizzato con modalità più fedeli alla tradizione satanista e dunque essere vissuto e presentato come l’apoteosi dell’unione carnale tra l’uomo e Satana.

In questo contesto i bambini vengono coinvolti in questo rituale a causa della loro “innocenza”, simbolo della purezza che viene intenzionalmente e ritualmente corrotta durante il rituale stesso.

Anche in questa seconda tipologia non manca la videocamere come strumento per filmare gli abusi e per trarne profitto.

Da decenni in tutto il mondo vengono segnalati casi di abusi di tipo ritualistico ai danni di bambini e di adolescenti. Sono ormai migliaia le persone che hanno dichiarato di aver dovuto sottostare ad abusi sessuali durante riti satanici, a partecipare a sacrifici di animali, ad omicidi (teatralizzati o reali) di neonati o bambini durante messe nere, a sepolture ( teatralizzate o reali) in cimiteri o chiese.   Sono stati tanti gli studiosi che negli anni hanno affrontato il tema e che hanno messo in luce importanti elementi che avvalorano la realtà di simili delitti. Uno di loro è Kenneth Lanning, supervisore degli agenti speciali del National Center for the Analysis of Violent Crime dell’FBI Academy della Virginia, che si è occupato per molti anni dei crimini denunciati da adulti o bambini a contenuto ritualistico o satanico riportando la propria esperienza nell’articolo “Investigator’s guide to allegations of ritual child abuse” (1992).

Il tema è inoltre analizzato da un punto di vista psicologico e psichiatrico da importanti ricercatori americani ed inglesi che hanno studiato il quadro clinico di bambini e di adulti che hanno riferito di aver subito questo genere di abusi durante la propria infanzia (Kirk Weir, S. Wheatcroft 1995; Putnam, 1991; Kelly, 1997; Young, Sachs, Braun, Watkins, 1991).

Alcuni studi, come quelli di Hill e Goodwing, 1989, hanno provato a individuale quali siano gli elementi ricorrenti nei racconti di persone sopravvissute a violenze e torture ritualistiche. Ciò che ne hanno ricavato è una lista di 11 elementi:

1) riti notturni intorno ad un tavolo speciale o ad un altare

2) orge rituali comprendenti incesto, omosessualità e rapporti anali

3) imitazione e rovesciamento della messa cristiana

4) rituali che usano sangue, urina, escrementi, liquido seminale

5) sacrifici di embrioni umani e di bambini, spesso con l’utilizzo di coltelli seguito anche da riti di cannibalismo

6) rituali che utilizzano animali

7) rituali che utilizzano torce e candele

8) canzoni inneggianti al demonio

9) bere droghe o pozioni

10) danzare, o altri rituali, in circolo

11) smembramento dei cadaveri e estrazione del cuore.

 

La comunicazione di tali contenuti non rappresenta, ovviamente, la prova che di per sé gli abusi rituali esistano, a prescindere da una valutazione clinica che è sempre  opportuno compiere caso per caso. Tale lista inoltre non si concretizza nella presenza di ognuno di questi elementi in ogni testimonianza credibile: tuttavia le testimonianze presenti in tutto il mondo sono concordi nell’affermare la ricorrenza di tali contenuti, in maggiore o minore misura.

Se quindi, queste storie, si rivelano convergenti tra loro non è possibile farle risalire ad una incredibile opera di creatività patologica, soprattutto se riportata dalle parole di un bambino… di più bambini in diversi contesti sociali e geografici.

Alla stessa ipotesi giungono Young, Sachs, Braun, Watkins, 1991, che hanno descritto in modo dettagliato il quadro clinico dei loro pazienti che raccontano di essere stati vittime nell’infanzia di abusi rituali. Kelly ha svolto, e pubblicato nel 1997, una ricerca su quattro gruppi di pazienti, adulti e bambini, le cui dichiarazioni di abusi ritualistici vennero descritte dettagliatamente da quattro studi condotti da Kelly, Snow e Sorensen, Waterman e Young. La maggior parte dei soggetti intervistati da Kelly raccontò di attività sessuale forzata, abuso fisico e torture, ingestione di sangue, sperma ed escrementi umani (feci e urina), uso di droghe, minacce di violenza (fra cui in particolare minacce di morte o di poteri sovrannaturali, minacce da un demone o da un mostro o dal diavolo), simboli e oggetti satanici, uccisione o mutilazione di animali. Alcuni di loro dichiararono inoltre l’uccisione di bambini, di essere stati costretti a distendersi in bare ed a fingersi morti. Tutti i soggetti esaminati dichiararono di essere stati filmati e fotografati duranti gli abusi sessuali e durante i rituali a sfondo satanico.

Oggi nella letteratura e nell’azione di contrasto si è riusciti a dimostrare, ed accettare, la presenza degli “snuff film”, in cui vengono riprodotte violenze sessuali che hanno come completamento la morte e la sevizia del minore abusato, e che vengono diffusi nel mercato clandestino di video pedofili o su Internet, producendo profitti altissimi per chi li produce. La realtà degli abusi sessuali a sfondo satanico è per molti aspetti più difficile da accettare e da contrastare.

“Per un bambino vittima di abuso sessuale rompere il silenzio che circonda la violenza con una narrazione efficace e adeguata è un’operazione conflittuale e complessa che richiede molto tempo, in genere mesi, non di rado anche degli anni dal momento in cui l’abuso è stato scoperto” (Foti, 1998) ma “finchè- come dice K. Lanning sulla rivista Child Abuse and Neglect, 1991- non verranno trovate le prove di quanto le vittime dichiarano, il pubblico non può essere pronto a credere che bambini vengano uccisi e mangiati, o che numerosi bambini scomparsi in America siano stati uccisi nei sacrifici umani. Nulla però prova che questi omicidi non si siano verificati”.

Già la Bibbia infatti parlava di abusi rituali in cui i genitori uccidevano e mangiavano i loro bambini (Libro della Sapienza, versetto 12): “… erano pieni di malvagità: si davano alla magia e ai riti infami, sacrificavano i loro figli senza pietà e facevano banchetti di carne e sangue umani. Ma tu hai colto sul fatto chi praticava questi riti sconci e per mezzo dei nostri antenati hai voluto distruggere quei genitori che uccidevano i figli indifesi…” e questo può costituire un’ulteriore prova della loro presenza dato che i rituali satanici prendono avvio dalla tradizione Cristiana, ribaltandola e rovesciandola nei valori, nella simbologia e nel culto. D’altra parte la mente umana istintivamente rifiuta l’orrore dei sacrifici umani, classificandoli aprioristicamente come “impossibili”, e fatica a tollerare che tali atrocità possano esistere. Come scrivono J. Nursten e M. Smith nel loro articolo dal significativo titolo: “Bilieve or disbilieve? With particular reference to satanist abuse” (1996): “Forse la gente preferisce essere lasciata al buio, non sapere. Può darsi che la gente spesso non voglia confrontarsi con il dilemma fra il vedere e il non guardare”. Il fatto che fra i perpetuatori negli abusi rituali siano spesso coinvolte delle donne (in nessun altri tipo di abuso sessuale si riscontra la presenza di così tante donne coinvolte attivamente nelle violenze) rende ancor più difficile credere ai racconti dei piccoli testimoni.

Peraltro gli 11 elementi sopra elencati sono quelli che compaiono a proposito delle dichiarazioni dei bambini di Mirandola, quelli che l’inchiesta “Veleno”, pubblicata su Repubblica,  si ostina a presentare come contenuti assurdi, incredibili e deliranti.  Tale inchiesta esemplifica un atteggiamento culturale che parte dall’incredulità nei confronti dell’esistenza degli abusi ritualistici e perviene alla loro indimostrabilità, un atteggiamento che si base sullo schernire in maniera aprioristica la rivelazione di tali contenuti, incarnando l’incapacità mentale di credere all’esistenza di comportamenti umani terribilmente perversi.  Per questo abbiamo aperto una raccolta firme su una lettera aperta che intende affermare che l’inchiesta Veleno è una ricostruzione confusiva che distorce i fatti per dimostrare una tesi precostituita.

http://www.rompereilsilenziolavocedeibambini.it/2018/11/24/lettera-aperta-su-veleno-una-ricostruzione-confusiva-che-distorce-i-fatti-per-dimostrare-una-tesi-precostituita/

 

“Nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederebbe. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme a voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata, e crederà a noi, che negheremo tutto, e non a voi. La storia dei Lagher, saremo noi a dettarla”

(Primo Levi, 1986).

 

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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