DIS-INTEGRARE I BAMBINI:  PER AUMENTARE LA SICUREZZA?

Di Maria grazia Apollonio



Vivo in un luogo di confine. La Trieste multi-etnica, inter-culturale, la Trieste mitteleuropea, dove il vento forte scompiglia identità e lingue. Ci sono chiese cattoliche, serbo e greco-ortodosse, sinagoghe…le scuole sono italiane, slovene, ebraiche,  …I miei nipoti frequentano una scuola dell’infanzia carsica insieme a bambini serbi, bosniaci, albanesi, rumeni, cinesi, africani…e non conoscono e non si domandano le nazionalità dei loro amici. Nicholas sa che il suo amico rom indossa “scarpe da figo” e quando ad un altro compagno è stato impedito di frequentarlo perché zingaro (è accaduto!), ha reagito con un’indignazione stupita, con uno sconcerto triste. Giorgia sta imparando dalla sua amica i numeri in cinese, la prossimità del confine insegna qualche parola slovena…e ne va molto fiera.

Io spero, almeno un po’, che non praticheranno mai il razzismo e l’intolleranza. Spero, almeno un po’, che siano preservati dall’oggettivazione che rende possibili la violenza e l’integralismo; che l’altrosia per loro lo stesso con cui hanno riso, giocato, litigato, con il quale hanno condiviso emozioni – le medesime per tutti – per il quale hanno sofferto quando il razzismo lo ha toccato in modo stupido e per loro incomprensibile. Spero che la mescolanza colorata e noncurante nella quale stanno serenamente crescendo rappresenti una forma di buon-trattamento per loro e per tutti i bambini, stranieri ed italiani.

Qualche notte fa, la giunta comunale – una giunta comunale a maggioranza forzista e leghista, una giunta comunale che ha considerato “eccessiva” una mostra sulle leggi razziali pensata da un liceo cittadino, una giunta comunale che non si è compattamente opposta ad un corteo di Casa Pound nel centro cittadino, che sventola il fantasma “gender” per bloccare qualsiasi intervento preventivo nella scuola, che ospita tra le sue fila chi dichiara il femminicidio “un’invenzione della sinistra” – questa giunta ha fissato al 30% il tetto massimo di bambini stranieri nelle scuole di infanzia comunali.

In alcune scuole delle periferie colorate di questa città (ma anche di alcune zone centrali) questo tetto viene ben superato, arrivando al 40% – 42%. Certo, altre scuole non lo raggiungono e lì – dice la giunta – i bambini stranieri potranno venire ospitati. Pazienza se perderanno i loro amici, pazienza se le loro mamme  dovranno sobbarcarsi spostamenti complicati nell’equilibrismo con cui organizzano le loro giornate. Io molte di queste mamme le conosco e so che fanno lavori con orari difficili, spesso sotto-pagati e sono prive di automobile … Pazienza, poi, se in molti casi questi bambini parlano perfettamente l’italiano, alcuni sono nati in Italia… e quindi c’è da chiedersi perché etichettarli e rischiare di segregarli?

A cosa porterà questa manovra di dis-integrazione dei bambini? A quale valore aggiunto si vuole pervenire in termini di sicurezza, bandiera di questa giunta? Come può coadiuvare la pacifica convivenza il privare i bambini, tutti, di occasioni di confronto, di crescita condivisa?

Nella scuola che si prospetta Nic non conoscerà Micheal, non amerà le “sue scarpe da figo”, non giocheranno insieme, non sperimenteranno che il confronto con culture “altre” apre al mondo, non impareranno a vivere la diversità come ricchezza…  Sui processi di interazione e di integrazione vincerà la discriminazione istituzionalizzata.

Micheal, con il suo ciuffo ribelle e la sua aria sgualcita che tanto affascinano mio nipote, potrà rientrare nell’area eccedente il tetto massimo di integrazione sopportabile ed in questo caso andrà dislocato al di fuori della scuola che attualmente frequenta. Dubito che il crocefisso obbligatoriamente affisso in ogni aula e in ogni spazio scolastico potrà sostituirlo.

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