E’ VIOLENZA SESSUALE! E LA VITTIMA NON DIEDE IL CONSENSO!

RLa Corte d’Appello di Bologna ha recentemente confermato la condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione per un giovane, 22enne pakistano accusato di aver abusato un ragazzo gravemente disabile nel 2017 nella Bassa reggiana. Ma in questo caso il giudice di secondo grado ha qualificato in modo più corretto il reato ascritto al pedofilo autore dell’abuso: un reato che non è più stato definito come semplici atti sessuali con minore bensì come violenza sessuale. La sentenza ha precisato che il minore non avrebbe mai dato alcun consenso ai rapporti, come invece sostenuto dalla difesa o come in un primo tempo dallo stesso giudice di primo grado.  Lo scorso anno era esploso il caso e si erano registrate forti manifestazioni di dissenso soprattutto a Reggio Emilia alla sentenza del giudice di primo grado che aveva concesso gli arresti domiciliari al ragazzo pedofilo, ipotizzando un suo improbabile veloce ravvedimento.  

Vale la pena precisare per differenziarci da impostazioni culturali molto pericolose e presenti sul territorio che è sacrosanto che il pedofilo in questione  vada in carcere non perché pachistano, ma perché si tratta di un soggetto perverso che può fare molto male ai bambini e in quanto tale richiede una risposta ferma, sul piano sociale e giudiziario, una risposta di contenimento e di repressione (sarebbe anche auspicabile, vista la sua giovane età, che possa ricevere anche una risposta di cura!). 

PERCHÈ UN PEDOFILO DEVE ANDARE IN GALERA !

Di Elena Ferrari

Pubblichiamo l’intervento di Elena Ferrari, che lo scorso anno prese posizione dopo la scarcerazione del pedofilo.   Elena Ferrari è medico pediatra di libera scelta, Neuropediatra, referente del tavolo provinciale Maltrattamento abuso di Reggio Emilia e componente del Direttivo di Rompere il silenzio. La voce dei bambini. 

Nel mondo, secondo i dati dell’OMS, in un anno 150 milioni di bambine e ragazze e 73 milioni di bambini e giovani sono stati sottoposti a rapporti sessuali forzati.  Nella sola Europa viene molestato sessualmente un bambino su 5. Ma esiste una differenza abissale tra i casi assai scarsi denunciati e i casi emergenti dalle ricerche quantitative e retrospettive, un oceano di abusi non rivelati e non creduti, una massa di falsi negativi, una popolazione ampia e sofferente di vittime che non parlano o che, se parlano, spesso non sono credute che, anche se sono credute da qualcuno, non ottengono giustizia.

L’abuso sessuale sui bambini si configura sempre e comunque come un attacco confusivo e destabilizzante alla personalità del minore e al suo percorso evolutivo e può produrre disturbo post traumatico da stress acuto e/o cronico anche con espressione ritardata e persistente in età adulta. Spesso l’abusato diventa a sua volta abusante in età più adulta.

Per tale ragione, come addetti ai lavori abbiamo sentito la necessità di formarci con percorsi strutturati e professionalmente di altissima qualità.  

Nell’anno 2016 e nei primi sei mesi del 2017, l’AUSL ha finanziato un corso di 32 ore per tutti i pediatri di famiglia, per molti operatori del Pronto Soccorso, delle Pediatrie, dei Consultori, sull’intelligenza emotiva e sul depistaggio delle diverse forme di maltrattamento e abuso, con cui sempre più i professionisti della salute si trovano a dover fare i conti.
Ora, dopo quello che leggo sui giornali a proposito della violenza sessuale confessata dal 21 enne pakistano ai danni di un minore, per giunta disabile, sento il dovere morale e professionale di esprimere alcune considerazioni.

So che la legge prevede che, prima della condanna, si vada in carcere solo se ci sono il concreto pericolo di fuga (sappiamo che è un “irregolare”…), il pericolo di inquinamento delle prove (in questo caso verosimilmente la confessione esclude la sua configurabilità) e il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato. Nel caso in questione, di quest’ultimo è necessario e opportuno discutere.
 
Il pedofilo, perché di questo si tratta, non smette di essere pedofilo perché ammette la sua colpevolezza; anzi sappiamo dalla scienza (vedi DSM V) che chi ha una sessualità di questo tipo, perversa e malata, tende a ripetere i suoi comportamenti e a cronicizzare. Ora lasciare a piede libero un tale soggetto, non solo è pericoloso e spaventoso per la vittima ma espone anche altri minori che con lui possono venire a contatto nella vita di tutti i giorni.

La pedofilia è un reato e il pedofilo è un criminale e come tale va fermato e allontanato. Inoltre come malato va curato, per quanto è possibile, perché non è interesse né delle vittime né della comunità assumere atteggiamenti distruttivi e simmetrici nei confronti degli autori di violenza.

Quindi la decisione di non incarcerare o sottoporre a misure di cautela anticipatorie è molto grave e assolutamente non condivisibile. Come si fa a dire che “l’indagato ha mostrato uno straordinario senso di autodisciplina?”, quando sappiamo che il pedofilo è per sua natura un manipolatore e non si presenta mai come un violento stupratore ma con modi suadenti e delicati?

Sento un profondo disagio a riconoscermi in questa Giustizia. Stando dalla parte dei bambini ho la sensazione, purtroppo largamente condivisa con altri colleghi e operatori socio-sanitari, che non ci sia una ferma e decisa volontà di denunciare e reprimere con forza i maltrattamenti e gli abusi sessuali all’infanzia e che i veri poveri di oggi, siano in realtà i più piccoli.

Visti gli sforzi di medici e tavolo provinciale, servirebbe maggiore attenzione e aderenza alla realtà rispetto a reati verso i minori soprattutto in una città sensibile all’infanzia e all’istruzione come Reggio Emilia”.


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