LE SPOSE BAMBINE … ANCHE IN ITALIA

     

Ogni anno nel mondo 15 milioni di ragazze si sposano prima di aver compiuto la maggiore età. In Italia non esistono studi o statistiche a livello nazionale, forse perché il fenomeno è attribuito solo a comunità rom o famiglie di recente immigrazione. Ma esiste un’indagine condotta dall’associazione “21 luglio” che spiega che le condizioni economiche svantaggiate sono più importanti dei motivi culturali nel causare matrimoni che coinvolgono minori. Il report si intitola “Non ho l’età” e ha messo in luce come tali zone povere non sono solo presenti negli stati del terzo mondo: il record mondiale di matrimoni precoci si nasconde nelle zone povere della capitale italiana. Lo studio ha evidenziato che una sposa su 4 aveva dai 12 ai 15 anni.

Tendiamo spesso a sminuire, negare o non credere che le realtà più tristi e più crudeli non ci appartengano, siano lontane da noi o dalla nostra cultura. Non è così per la realtà delle spose bambine.    I risultati dell’ indagine dell’associazione “21 luglio” sono stati presentati all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) alla vigilia dellaGiornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

I dati della ricerca sono stati raccolti in sette baraccopoli e un palazzo occupato della periferia romana, un campione di più di 3000 persone, prendendo in considerazione i matrimoni avvenuti negli ultimi due anni (2014-2016). 

Il risultato è stato inaspettato: sul totale dei 71 matrimoni riscontrati nel periodo di riferimento, il tasso di unioni precoci osservato presso gli insediamenti analizzati è del 77%, numero che supera il record mondiale detenuto dal Niger (pari al 76%) e di gran lunga il tasso più alto detenuto in Europa come quello della Georgia (17%) e della Turchia (14%). Tra coloro che si sono sposati ancora minorenni nel 72% dei casi i nubendi avevano un’età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre nel 28% dei casi i contraenti avevano tra i 12 e i 15 anni. Il genere incide in maniera determinante sulla precocità del matrimonio: una ragazza su due si sposa tra i 16 e i 17 anni, una su cinque ha tra i 13 e i 15 anni.

Le modalità di conduzione dell’inchiesta sono state interviste e focus group trasversali a gruppi e comunità molto diversi tra loro, prova del fatto che il fenomeno dipende maggiormente dalle condizioni socio economiche delle famiglie piuttosto che dal retaggio culturale dei singoli gruppi.

I dati di altre ricerche hanno, infatti, evidenziato come nelle aree rurali le ragazze provviste di un’istruzione scolastica elementare siano doppiamente esposte a matrimoni precoci rispetto a coetanee con istruzione superiore. Sulla connessione con l’istruzione scolastica è necessaria una specificazione: se nel caso dei matrimoni forzati e combinati, l’interruzione del percorso scolastico è indicata come una delle conseguenze più dannose del matrimonio in giovane età, quando l’unione è voluta e scelta in prima persona dagli sposi (circostanza che nella ricerca corrisponde al 49% dei casi sul campione analizzato) è vero il contrario: è il fallimento dell’esperienza scolastica che contribuisce ad orientare verso la scelta del matrimonio precoce.

In contesti caratterizzati da elevati tassi di disoccupazione il matrimonio diventa un’opportunità per investire tempo, energie e capacità, un’attività in cui realizzare se stessi e la propria identità.

“Per garantire i diritti dell’infanzia e promuovere un sano sviluppo delle bambine e dei bambini, è necessario un cambio di rotta radicale nel nostro Paese – ha commentato Associazione 21 luglio –  a cominciare dall’urgenza di contrastare la povertà urbana ed educativa iniziando con il superamento delle baraccopoli presenti nelle periferie delle principali metropoli italiane, luoghi di segregazione e deprivazione economico-sociale che impediscono il godimento dei diritti dell’infanzia e dei più basilari diritti umani”.È necessario risvegliare le coscienze dal loro ricco torpore e rendersi conto che tali realtà esistono accanto ai lussuosi palazzi che governano il nostro paese e non a distanza oceani e mari. L’infanzia di oggi è il futuro di domani e, a quanto pare

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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