ANASTASIO. BAMBINI, IL MONDO È UN LABIRINTO E C’È UNA NEBBIA SCURA!


di Annalisa Iannelli

Anastasio è una vera rivelazione. Presentatosi ad X Factor quest’anno ci fa chiedere dove sia stato finora questo talento assoluto. Di origini campane, viene da Meta, piccolo paesino nella Costiera Sorrentina, fa percepire la mescolanza tra periferia e creatività che contraddistingue da sempre la scena artistica partenopea. 

Una figura emergente che si presta a letture molto diverse fra loro. Una nuova stella sorprendente del firmamento dei cantautori italiani. Un personaggio che esprime con forza  la rabbia e la distruttività giovanile. Un giovane musicista sintonizzato con il vento della destra che soffia sempre più forte.  A me ciò che colpisce di lui è la sua semplicità nel presentarsi, nel parlare e nel vestirsi ma ciò che colpisce ancora di più è il suo modo di scrivere. Anastasio, infatti, ci sorprende con i suoi incastri di parole e con una scrittura evocativa di immagini che si costruiscono una dietro l’altra nell’ascoltarlo. La sua comunicazione è scarna ma efficace, virtuosa e ricca di fotografie realistiche; la sua scrittura colpisce alla testa e al cuore, riesce ad esprimere pensieri del tutto personali cogliendo verità sociali a volte anche sottili o poco affrontate.

“Anastasio è il mio cognome e io vorrei essere semplicemente me stesso”

“La sincerità paga e io sinceramente non ho voglia di costruirmi un personaggio”

Già dal suo primo testo “La fine del mondo” Anastasio in maniera del tutto personale sottolinea quanto nella vita di oggi ci sia bisogno di semplicità, di lentezza, di essenzialità, di personalità più che di prestazione. 

“Aspetta, non sono pronto ancora
Guarda, ho ancora l’etichetta non so
andare in bicicletta o fare i cento all’ora
Mai corso la maratona superato ostacoli
Non ho mai visto il Napoli di Maradona”

 “Scendetemi di dosso con sta fretta di
decidersi voi, voi non fatemi alzare dal letto”

“E se oggi potessi cambiare il mondo lo farei domani”

Ma all’analisi introspettiva della prima parte del testo corrisponde un’esplosione di ribellione della seconda parte.

“Ma io non voglio far finta di niente
Se in giro vedo solo ed unicamente facce spente
Io…io sogno un mondo che finisca degnamente
Che esploda
non che si spenga lentamente”

Anastasio è fatto per scrivere e cantare la sua musica. Il programma al quale ha partecipato, X Factor, prevede l’esecuzione di cover nelle quali Marco Anastasio sa dare il meglio di sé interpretando e attualizzando i testi scritti da altri autori, aggiungendo strofe di “sua penna”. 

E’ così che il giovane cantante campano sceglie di Another Brick in the Walldei Pink Floyd. E questa scelta dà modo ad Anastasio di affrontare il tema dell’infanzia e dell’educazione già affrontato negli anni ’70 con grande lucidità e analisi da Gilmore e co. ma aggiungendo immagini e frasi taglienti che non possono non colpire l’ascoltatore.

“Bambini, vi hanno mai detto che siete numeri? 
non posso che vedervi come piccoli vermi inutili e inermi”

Il testo prende spunto già da uno dei temi affrontati nella trilogia dei Pink Floyd sulla spersonalizzazione che il mondo degli adulti esercita sui bambini in vari modi e varie forme come per esempio incutere paure per avere il controllo di su di loro, spingerli al silenzio, educarli all’obbedienza come se fossero soldati.

“Il mondo è un labirinto e c’è una nebbia scura 
e fidatevi che fa paura 
e senza noi siete perduti in mezzo a branchi di lupi 
è meglio che restiate qui nei banchi seduti

vi voglio zitti, afflitti 
dritti con la schiena rispondete 

sì signore non appena parlo 
i pastori premiamo ogni pecora che bela”

Il testo in italiano di Anastasio riprende e sviluppa l’idea della celebre canzone originale.  Nelle parole dei Pink Floydogni disobbedienza viene punita con grosse pene alle quali i bambini non devono ribellarsi bensì sopportare. Nella versione originale della canzone anche il video è molto eloquente e perciò questa idea viene accompagnata dall’immagine di un tritacarne.  Nel testo in italiano Anastasio ha saputo rendere bene l’immagine di ciò che stava cantando. Non sono i bambini sono gli adulti che impongono la costruzione di un muro che intende separare il mondo oppresso infantile, da quello vincente degli adulti stessi: 

“Alzeremo un muro per tenervi al sicuro 
non parli più nessuno se volete stare a galla 
chi osa contraddire pagherà con il digiuno 
i mattoni di quel muro li dovrà portare a spalla”

Ma contro tutto questo sistema che vede i bambini tutti uguali, senza distinzioni, obbedienti come soldati, schiacciati e sopraffatti dagli adulti, ci sono gli stessi bambini che si ribellano urlando e distruggendo, nella versione originale con un grido di Leave those kids alone   (“Lascia i bambini in pace”), nel testo di Anastasio con matite appuntite come coltelli: 

“Sfidarci non vi conviene 
perché tireremo i calci spaccheremo le catene 
verremo da ogni parte state sicuri 
che i muri cadranno come castelli di carte 
come castelli di carte 
perché qui la guerra si combatte coi pastelli 
affileremo le nostre matite come coltelli”

E’ così che i bambini abbattono quel muro, perché sono gli adulti che l’hanno costruito, mentre i bambini anelano a superarlo. Vogliono la guerra contro le catene e vogliono la libertà e la relazione con il mondo dei grandi per poter crescere bene.. Un’immagine, se pensiamo ad oggi, quanto mai ancora attuale:  quella di un mondo in cui nonostante si parli di diritti dei minori  e si firmino convenzioni internazionali per la tutela dell’infanzia,  ai bambini può toccare spesso di  difendersi da soli, soccombendo nell’impotenza privi di risorse  o riuscendo ad ottenere una parziale protezione senza tuttavia poter esprimere tutti il dolore, l’angoscia,  la rabbia, la confusione che hanno vissuto … un mondo dove lo sfruttamento sessuale dei più deboli continua ad essere endemico e sistematico e dove i bambini dei migranti rischiano di affondare in mare, di essere marchiati o di morire di freddo … 

IL TESTO INTEGRALE DI ANASTASIO “Another brick in the wall” 

Bambini, vi hanno mai detto che siete numeri? 
non posso che vedervi come piccoli vermi inutili e inermi 
chiusi in cunicoli freddi là dove il sole non batte 
brulicanti di blatte e di serpi 
il mondo è un labirinto e c’è una nebbia scura 
e fidatevi che fa paura 
e senza noi siete perduti in mezzo a branchi di lupi 
è meglio che restiate qui nei banchi seduti

vi voglio zitti, afflitti 
dritti con la schiena rispondete sì signore non appena parlo 
i pastori premiamo ogni pecora che bela 
e non sapete della pena per chi non sapeva parlo 
alzeremo un muro per tenervi al sicuro 
non parli più nessuno se volete stare a galla 
chi osa contraddire pagherà con il digiuno 
i mattoni di quel muro li dovrà portare a spalla

Maestro noi bambini siamo stanchi di questo siamo stanchi di ste facce di gesso 
siamo stanchi dell’immagine di un mondo depresso 
sputiamo sulle pagine dei libri di testo 
ed adesso no 
sfidarci non vi conviene 
perché tireremo i calci spaccheremo le catene 
verremo da ogni parte state sicuri 
che i muri cadranno come castelli di carte 
come castelli di carte 
perché qui la guerra si combatte coi pastelli 
affileremo le nostre matite come coltelli

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