ABBATTIAMO IL MURO DEL SILENZIO SULLA VIOLENZA ASSISTITA

“Abbattiamo il muro del silenzio” è il titolo del dossier di Save the Children redatto al termine dell’anno appena concluso (per una lettura completa si rimanda al link:  https://s3.savethechildren.it/public/files/uploads/pubblicazioni/abbattiamo-il-muro-del-silenzio-il-dossier_1.pdf). L’elaborato presenta il fenomeno della violenza assistita da parte di minori e la approfondisce attraverso un’analisi qualitativa e quantitativa del fenomeno.

Ma cosa s’intende con violenza assistita e quali sono le sue conseguenze?

La violenza assistita è una forma di maltrattamento del minore, definita come “l’esposizione di quest’ultimo alla violenza, di tipo fisico e/o psicologico, compiuta da un membro della famiglia su una o più figure di riferimento per lui significative (generalmente la madre o i fratelli). I minori possono essere esposti alla violenza assistita in modo diretto, quando avviene nel loro campo percettivo (visivo o uditivo) oppure in modo indiretto. In quest’ultimo caso il minore subisce violenza prendendo coscienza di quello che sta accadendo, osservando gli effetti stessi della violenza sul corpo della vittima (lividi e ferite), sulla sua psiche (stress/umore diverso dal normale nella vittima), sull’ambiente materiale in cui vive (tavoli e porte rotte), sull’alterazione della normale vita familiare (entrando in contatto con gli assistenti sociali, il sistema giudiziario o il personale sanitario, …)” (“Abbattiamo il muro del silenzio”, Save the Children, 2018). In Italia è stato stimato che, tra il 2009 e il 2014, 427.000 minori sono stati vittime di violenza assistita, un numero esorbitante che ha un sommerso illeggibile. La violenza domestica e di conseguenza quella assistita, infatti, non fanno statistica. E se da una parte questo risultato è dovuto al muro di silenzio che avvolge queste vicende, dall’altro vi è un grosso deficit rispetto alla conoscenza del fenomeno che impedisce il riconoscimento dei segni, fisici e psicologici, che i bambini si portano addosso e che non vengono quasi mai riconosciuti dalle agenzie educative e di protezione del nostro Paese. Ma conoscere il fenomeno è importante, non solo per permettere l’interruzione del ciclo della violenza nell’ambiente dove i bambini vivono, ma anche per impedire che si possono generare le gravi conseguenze di questa forma di maltrattamento.

Le ricerche condotte sul fenomeno hanno infatti rivelato come l’esposizione alla violenza assistita influisca negativamente sullo sviluppo e sul benessere psicofisico del bambino – a livello fisico, emotivo, cognitivo, comportamentale, sociale – portando con sé pesanti ritorsioni sia nel breve che nel lungo periodo (Pepler, Catallo, Moore, 2000). Dal punto di vista fisico il bambino potrà manifestare deficit nella crescita staturo-ponderale, ritardi nello sviluppo motorio e deficit visivi (Choi, Jeong, Polcari, Rohan, Teicher, 2012). La sfera emotiva sarà invece caratterizzata da vissuti angoscianti, forti sensi di colpa, paura costante, tristezza e rabbia spesso generati dal senso di impotenza e dall’incapacità di reagire alla violenza. Queste emozioni ingestibili da parte del bambino – soprattutto se lasciato solo a se stesso – avranno modo di riversarsi sul comportamento che sarà particolarmente impulsivo, dissociato, ansioso, con difficoltà a mantenere l’attenzione. Sul lungo periodo tra gli effetti maggiormente citati sono inoltre presenti, sentimenti di ansia (Levendosky, Leahy, Bogat, Davidson, von Eye, 2006; Bogat, Levendosky, Theran, von Eye, Davidson, 2003), forme più o meno gravi di depressione e, in alcuni casi, la manifestazione di tendenze anticonservative, disturbi del sonno e disordini dell’alimentazione. Inoltre, è stato identificato un concreto rischio di aumento dei comportamenti violenti del bambino nei confronti del mondo esterno (scoppi d’ira, minacce, litigi) con il rischio – in prospettiva evolutiva – di una trasmissione intergenerazionale della violenza. Gli effetti della violenza assistita colpiranno poi anche lo sviluppo cognitivo del bambino inficiando la sua capacità generale di apprendimento (Chastain, 2004). Gli studi condotti sui minori che hanno subito violenza assistita, infine, – dal punto di vista della sfera sociale – hanno dimostrato come questi bambini incontrino maggiori ostacoli rispetto ai loro coetanei a stringere e mantenere relazioni d’amicizia e sentimentali (Tschann, Pasch, Flores, Marin, Baisch, Wibbelsman, 2008), risultato dovuto alla difficoltà di sviluppo delle proprie competenze emotive (Dube, Miller, Brown, Giles, Felitti, Dong, 2006). In particolare, gli adolescenti rischiano di perdere interesse per le attività sociali, di soffrire di bassa autostima e di evitare le relazioni tra i pari (Dube 2006; Levin, Madfis 2006). Gli stessi possono mostrare atteggiamenti provocatori a scuola, trasferendoli talvolta sui social network e nelle relazioni sentimentali (Tschan et al, 2008).

A fronte di quanto esposto, intervenire sul fenomeno è quindi doveroso: la messa in protezione e dapprima la prevenzione risultano le parole chiave per la riduzione di un fenomeno che seppur sommerso riporta danni devastanti nella vita delle piccole vittime. L’azione di prevenzione e di contrasto della violenza assistita, in base all’impostazione del Centro Studi Hansel e Gretel, tiene conto di alcuni punti fondamentali:

  1. La violenza sulle donne e la violenza assistita sono due facce dello stesso problema. La violenza domestica introduce l’esperienza della violenza nell’ambiente familiare e genera sempre maltrattamento diretto o indiretto nei confronti dei figli che vivono in quell’ambiente;
  2. anche se i figli non subiscono direttamente maltrattamento fisico, il fatto di assistere ad una situazione dove circola violenza non può che costituire violenza:  il danno è soprattutto di tipo psicologico per il fatto che i minori sono costretti a vivere in un clima relazionale ansiogeno e stressante senza poter condividere ed elaborare le emozioni della paura, della solitudine, della rabbia, dell’impotenza, della vergogna nei confronti della situazione vissuta;
  3. nell’impegno di ascolto e di a cura dei minori vittime di violenza assistita la strategia efficace non può che puntare allo sviluppo dell’intelligenza emotiva degli operatori e dei destinatari dell’intervento di aiuto.

In ogni caso per poter prevenire e proteggere questi bambini sarà necessario attivarsi per imparare a conoscere e riconoscere il fenomeno della violenza assistita perché soltanto con occhi e orecchie allenate si potrà davvero fare la differenza. Capita spesso che non in tutte le famiglie i bambini possono crescere in un ambiente sereno e positivo, funzionale alla crescita. Non in tutte le famiglie possono essere assicurate le funzioni di cura, protezione e sostegno di bambini e adolescenti. È necessario dunque che i diritti fondamentali del bambino per crescere in un ambiente privo di violenza vengano riconosciuti, tutelati e sostenuti dalla comunità, in ogni parte del mondo, senza dimenticare che dove c’è una madre vittima di maltrattamento domestico, ci sarà anche uno o più bambini vittime di violenza assistita.


Bogat, G. A., Levendosky, A. A., Theran, S., von Eye, A., Davidson, W. S. (2003). Predicting the psychosocial effects of interpersonal partner violence (IPV). In Journal of Interpersonal Violence, 18, 1271−1291.

Chastain J, (2004). How does witnessing domestic violence affect a child’s academic as well as behavioral performance at school?

Choi, J., Jeong, B., Polcari, A., Rohan, M. L., Teicher, M. H. (2012). Reduced fractional anisotropy in the visual limbic pathway of young adults witnessing domestic violence in childhood. Neuroimage, 59(2), 1071-1079.

Dube, S. R., Miller, J. W., Brown, D. W., Giles, W. H., Felitti, V. J., Dong, M., et al. (2006). Adverse childhood experiences and the association with ever using alcohol and initiating alcohol use during adolescence. Journal of Adolescent Health 38, 444.e1-444.e10.

Levendosky, A. A., Leahy, K. L., Bogat, A., Davidson, W. S., von Eye, A. (2006). Domestic violence, maternal parenting, maternal mental health, and infant externalizing behavior. In Journal of Family Psychology, 20(4), 544-552.

Pepler, D.J., Catallo, R., Moore, T. E. (2000). Consider the children: Research informing interventions for children exposed to domestic violence. In Journal of Aggression, Maltreatment & Trauma, 3(1), 37−57

Tschann, J. M., Pasch, L. A., Flores, E., Marin, B. V., Baisch, E. M., Wibbelsman, C. J. (2008). Nonviolent aspects of interparental conflict and dating violence among adolescents. Journal of Family Issues, 30(3), 295-319.

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