I RISCHI DI SUICIDIO NELLE MINORANZE SESSUALI DEGLI ADOLESCENTI


Le minoranze sessuali (trans, gay, bisex) sono più a rischio di commettere atti anticonservativi in base ad uno studio pubblicato sulla rivista «Jama Pediatrics». I ricercatori dell’Università di Milano Bicocca hanno realizzato una revisione di 35 studi già presenti in letteratura. 

Il  suicidio è la seconda causa di morte tra tutti gli adolescenti, a livello mondiale. Negli adolescenti che tentano di definire il proprio orientamento sessuale verso l’omosessualità maschile o femminile, la bisessualità o la transizione di genere, il rischio di agiti autodistruttivi aumenta. 

Riporta Fabio Di Todaro su La stampa:

“Nonostante fosse già nota questa tendenza da parte delle minoranze sessuali, per la prima volta è stata compiuta una più precisa valutazione dell’entità del fenomeno negli adolescenti «Lgbt».  Dall’analisi, condotta su quasi 2,5 milioni di adolescenti (12-20 anni) di ambo i sessi, gli studiosi sono giunti a registrare un rischio suicidario superiore fino a tre volte rispetto a quello rilevato tra coetanei eterosessuali. La valutazione del rischio di tentato suicidio è stata analizzata anche all’interno di ogni gruppo di minoranza sessuale. I dati dimostrano che gli adolescenti transgender (in totale in Italia sono cinquantamila, considerando pure gli adulti) sembrano i più afflitti dal fenomeno, seguiti dai bisessuali e dagli omosessuali.

La condizione delle minoranze sessuali, già caratterizzata spesso da fragilità e da solitudine, viene ad essere aggravata dalle reazioni di intolleranza dell’ambiente familiare, sociale e scolastico. E’ ancora molta diffusa una tendenza all’intolleranza e alla stigmatizzazione nei confronti di chi viene vissuto come diverso e su cui è ancora frequente la tentazione da parte dei cosiddetti “normali” di proiettare le proprie insicurezze, le proprie ansie di diversità, le proprie frustrazioni. 

La maggiore vulnerabilità al suicidio nelle minoranze sessuali degli adolescenti va attribuita in primis, senza ombra di dubbio, al contesto sociale inaccettante ed ostile un contesto che spesso rifiuta o comunque isola ancora le persone che tentano di definire se stessi –  talvolta con un percorso sofferto e conflittuale –  verso un orientamento sessuale che non coincide con la cosiddetta “normalità sessuale”.

Si legge ancora nell’articolo de La stampa: “I fattori di rischio più noti per suicidio sono: tentativi di suicidio precedenti, una storia di malattia psichiatrica, specialmente depressione, psicosi, alcuni disturbi di personalità. E ancora: essere vittime di bullismo, abuso e trauma infantile.

(…) I teenager omosessuali, bisessuali e transgender sono generalmente a più alto rischio di isolamento, esposizione alla violenza, e stigmatizzazione, sia autoinflitta che inflitta da pari o familiari.” 

Il problema della tolleranza della diversità sessuale e del rispetto dell’identità di genere è certamente un problema particolarmente delicato e sensibile, che non ammette semplificazioni. Non è una buona ragione tuttavia per continuare a circondare la questione nelle scuole e nei luoghi di aggregazione giovanile da un alone di silenzio e di evitamento emotivo, un alone che può lasciare tanti adolescenti in una situazione di paura ad aprirsi e a rivelarsi, di stigmatizzazione, isolamento, di depressione. 

In Italia quattromila morti per suicidio ogni anno

Secondo i dati Istat più recenti in Italia si registrano ogni anno circa quattromila morti per suicidio. Di questi, nel 2015, 344 avevano meno di 30 anni di cui 13 meno di 15 anni. I giovani deceduti per suicidio rappresentano quindi il dieci per cento di tutte le morti per tale causa. Anche se i casi di mortalità per suicidio sono più elevati tra gli anziani, è tra i giovani che rappresenta anche a livello mondiale la seconda causa di morte (il 13 per cento di tutti i decessi tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni). Il Nord-Est registra il tragico primato dell’area geografica più colpita, meno a rischio le regioni meridionali.

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