L’AVVOCATO CI HA PROVATO …


Con la presunta accusa di violenza sessuale su una dipendente un professionista è stato condannato a un anno e 8 mesi di reclusione, pena sospesa, dal tribunale collegiale di una città dell’Abruzzo,  che ha accolto la richiesta del p.m. 

Leggiamo da Notizie d’Abruzzo http://www.notiziedabruzzo.it/cronaca-abruzzo/violenza-sessuale-condannato-datore-lavoro.html:

“L’imputato è stato inoltre condannato al risarcimento danni di 10 mila euro. Secondo l’accusa, nel novembre 2014 l’uomo avrebbe baciato e toccato la dipendente mentre in studio si esultava su un positivo risultato di lavoro conseguito per merito della donna. Per la Procura si è trattato di un abuso della propria autorità di datore di lavoro. Contro la sentenza proporrà ricorso in Appello il difensore,  che aveva chiesto l’assoluzione del professionista e secondo il quale il caso sarebbe scaturito da una dura controversia di lavoro.”

L’avvocato ci ha provato. Non era un abuso, chissà l’iniziativa sessuale del datore di lavoro era una forma di riconoscimento e di valorizzazione professionale verso la dipendente, era magari un momento teso a rafforzare l’identificazione con gli obiettivi professionali da raggiungere, era forse un modo affettuoso di festeggiare la vittoria in una dura controversi di lavoro… 

Le forme con cui il potere del datore di lavoro può assumere una forma sessuale sono le più svariate, giustificate nella maniera più strana e rimangono per lo più nascoste. 

Quasi la metà delle donne italiane nella loro vita hanno subito molestie sessuali da parte degli uomini, per lo più estranei. È quanto rilevato dall’Istat nel report Le molestie e i ricatti sessuali sul lavoro, relativo agli anni 2015-2016. I numeri sono emblematici: si stima che siano 8 milioni 816mila (43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni vittime di qualche forma di molestia, 3 milioni 118mila (15,4%) quelle che le hanno subite negli ultimi tre anni.

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