L’INTELLIGENZA EMOTIVA NEL CONVEGNO PER IL TRENTENNALE DI HANSEL E GRETEL

14, 15, 16 febbraio. Tre giornate del convegno per il trentennale del Centro Studi Hansel e Gretel: lucidità di analisi, commozione, linea coerente dalla parte dei bambini e delle vittime contro l’adultocentrismo, contro la cultura patriarcale,  contro il negazionismo della violenza che si consuma ai danni dei soggetti più deboli come i bambini e  come le donne  di fronte ad istituzioni e ad operatori che si voltano dall’altra parte o remano contro la protezione e la tutela.  Tutte tematiche care al lavoro di rompere il silenzio. La voce dei bambini.

Per tanti professionisti e per tante persone provenienti da diverse parti d’Italia è stato come ritrovarsi a casa.  A cosa serve l’intelligenza emotiva?  Ho tentato di rispondere nella mia relazione: per imparare, per diagnosticare, per curare, per guarire, per stare bene. 

La linea culturale e metodologica proposta: il rispetto di tutte le emozioni e delle emozioni di tutti.  Quanto è strategicamente necessario l’impegno dell’ascolto dei bambini e dei soggetti più deboli! Quanto è importante la responsabilità dell’ascolto: la comunicazione del disagio inizia prima dall’orecchio di chi ascolta che dalla bocca di chi parla!   L’intelligenza emotiva è una proposta culturale che vuole contrastare l’ insensibilità emotiva, l’anaffettività e l’indifferenza nei confronti dei soggetti più piccoli e più fragili.

L’intelligenza emotiva è stata non solo teorizzata ma soprattutto praticata all’interno di questo Convegno, dove s’è svolta un’interazione costante tra i contributi teorici dei relatori e l’attivazione cognitiva ed emotiva dei convegnisti, chiamati a comunicare in tempo reale i vissuti emotivi sperimentati nell’ascolto delle relazioni.   Si sono espresse le emozioni più differenziate, piacevoli e spiacevoli, ma tutte profondamente autentiche e motivate: per es. la preoccupazione per la dimenticanza a cui vanno incontro i bisogni e i diritti dei bambini; la confusione di fronte all’ideologia che afferma il prevalente interesse del minore e poi finisce nei fatti per garantire l’interesse degli autori della violenza; l’impotenza di fronte alle incomprensione dei colleghi e dei vertici delle istituzioni;  il dolore nell’identificazione con le piccole vittime dell’imbroglio e del segreto che circonda l’abuso; l’indignazione di fronte al massacro a cui spesso vanno incontro i bambini nel contesto giudiziario; la commozione di fronte alla capacità dell’intelligenza emotiva di raccogliere la sofferenza e la richiesta di aiuto dei bambini e degli adolescenti nelle scuole, nelle consulenze e nelle terapie;  la rabbia di fronte alle ingiustizie e alle ipocrisie delle istituzioni sociali, il sollievo di fronte al coraggio di chi come Andra Coffari è riuscito a documentare rigorosamente il rischio di convergenza fra la cultura psicologico-forense dominante, ammantata di tecnicismo e la letteratura pedofila; la gioia, la soddisfazione, il vissuto di vicinanza, di sorellanza e fratellanza per aver vissuto nel corso del convegno un momento di crescita culturale e di condivisione.

Tutte le relazioni (citiamo, oltre a quelle che menzioniamo altrove in quest’articolo,  quelle di Maria Grazia Apollonio, Anna Maltese, Roberto Bianco, Sarah Testa, Lorenza Chinaglia, Francesca Pierattelli, Marinella Malacrea, Elisabetta Illario, Cleopatra D’Ambrosio, Franca Vocaturi, Francesco Monopoli e Maria Rosa Dominici)  hanno saputo far riflettere, portare esperienze, coinvolgere dal punto di vista cognitivo ed emotivo.

All’interno del convegno è stata esemplificata ed utilizzata in modo vivo la tecnica del giro dei vissuti emotivi.  L’intelligenza emotiva, così come è concepita e com’è concretamente proposta e vissuta dal Centro Studi Hansel e Gretel non si rivolge solo all’intelletto ma in modo integrato alla mente e al cuore  degli interlocutori. Si è compreso nel corso di questo Convegno come la metodologia del Centro Studi Hansel e Gretel possa essere proposta con gli opportuni adeguamenti sia in un piccolo gruppo di formazione sia in un contesto assembleare. E’ una metodologia che si può rivolgere agli adulti e ai bambini, ai genitori e  agli operatori delle istituzioni minorili, agli insegnanti e agli educatori (vedi le relazioni di Silvia Carnisio, Paola Crosetto e Francesca Imbimbo) agli psicologi e agli assistenti sociali e a tutti i professionisti dell’infanzia e dell’adolescenza ed ancora alle vittime della violenza e, perfino, (come evidenziato dalle relazioni di Nadia Bolognini e Simonetta Actis Dato) agli autori di questa violenza.

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *