I BAMBINI CHE CI GUARDANO OGGI SARANNO GLI UOMINI DI DOMANI

Di Federica Dal Fitto


Il nuovo spot del brand Gillette abbraccia la causa di #MeToo movimento fondato nel 2006 per aiutare i sopravvissuti alla violenza sessuale. Durante lo spot pubblicitario vengono mostrate svariate azioni che non fanno di un uomo, un uomo migliore. Si susseguono scene di aggressione fisica tra bambini dove i genitori rimangono a guardare giustificandoli in quanto “ragazzini”, di sguardi indiscreti, di violenza fisica, di bullismo, scene di sessismo nei luoghi di lavoro. Temi che meritano di essere approfonditi e trattati per poterli prevenire. Lo spot pubblicitario prosegue con azioni volte al cambiamento, un padre che separa due bambini che litigano, un ragazzo che si interpone davanti a una violenza verbale, un uomo che reagisce davanti a un atto di bullismo nei confronti di un ragazzino. Sono azioni volte al cambiamento, alla creazione di una nuova cultura che si basi sul rispetto della soggettività, sull’attenzione verso l’altro in quanto persona e portatore di emozioni. Solo agendo si può cambiare e prevenire il ripetersi di queste situazioni e le loro conseguenze.

In particolare, il messaggio che viene trasmesso può risultare in ognuno di noi uno stimolo alla riflessione. Ci invita a pensare, a parlare e a cambiare il nostro comportamento, per preservare il futuro, in special modo quello dei nostri figli. L’osservare questa pubblicità può far uscire dal silenzio, un tema, quello della violenza, che in molte famiglie è considerato un tabù o semplicemente non viene affrontato in quanto si considera lontano dalla vita quotidiana della famiglia, percepito come distante. Ma con il silenzio non si riduce la possibilità di essere esposti ad azioni di violenza e prevaricazione, sia come vittime che come autori dell’atto.

Lo spot pubblicitario termina con la seguente frase “i bambini che ci guardano oggi saranno gli uomini di domani”.  Si cerca di far comprendere quanto le azioni che commettiamo possano influenzare i bambini, in particolare nei casi di violenza a cui si ritrovano costretti ad assistere o esserne vittime.

La violenza assistita è stata definita dal CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso dell’Infanzia, 1999) come “atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica compiuti su figure di riferimento o su altre figure – adulti o minori – affettivamente significative di cui il/la bambina può fare esperienza direttamente, indirettamente e/o percependone gli effetti”.

La violenza assistita può generare una situazione traumatica per il bambino e può produrre effetti nocivi rilevanti sullo sviluppo del bambino, sia riguarda la qualità dell’adattamento e dell’attaccamento, sia per quanto riguarda la sfera sociale ed emotiva. Inoltre, il bambino imparerà un modello relazionale, e riprodurrà i gesti osservati senza avere la possibilità di comprenderli e di comprendere quello che egli stesso sta provando in merito alla situazione di violenza a cui sta assistendo. Molto spesso, infatti, questi eventi violenti vengono accantonati o addirittura negati dai genitori e il bambino si ritrova a dover affrontare da solo quello che ha visto senza avere nessun confronto con gli adulti, senza nessun supporto dai genitori. Non dobbiamo dimenticare che i bambini sono diversi dagli adulti, hanno una sensibilità diversa e al contrario degli adulti possono avere delle ansie amplificate di fronte anche solo ad un semplice litigio. Per es. non sono in grado di prevedere le azioni successive ad un litigio che verranno messe in atto. Così il bambino si ritrova a immaginare scenari catastrofici, e potrà essere sopraffatto da una forte paura o dal terrore.

Le esperienze di maltrattamento e deprivazione possono tramandarsi, e un bambino che assiste ad una violenza, senza elaborare cognitivamente le proprie emozioni e senza comprendere l’accaduto, si ritroverà a mettere in atto i gesti e le azioni che ha osservato per poter avvicinarsi a quello che è il modello genitoriale che gli è stato mostrato, o al contrario crescerà con la paura, e un senso di inadeguatezza continuo, che non gli permetterà di sviluppare adeguate relazioni sociali.

I bambini di oggi che guardano saranno quindi gli uomini di domani che potranno sfogare la loro collera, che potranno usare la violenza ed essere spettatori di violenza senza intervenire, al contrario se per primi diveniamo agenti di cambiamento. Lo scopo di questo spot pubblicitario è appunto quello di mentalizzare i rischi di trasmissione intergenerazionale della violenza, prevenire il maltrattamento. La sopraffazione sull’altro, l’abuso, il bullismo e tutte quelle azioni volte a ferire e prevaricare l’altra persona, a dimostrare il proprio potere violento, sia in modo diretto che indiretto. Dobbiamo costruire un nuovo modello di riferimento per la prossima generazione che sia basato sul rispetto di sé stessi e dell’altro creando, come definisce lo spot “The best a man can be” (il meglio che un uomo può essere). E se diciamo “il meglio che un uomo può essere” ci riferiamo non all’uomo in quanto maschio ma all’uomo in quanto essere umano.

Link al video: https://www.youtube.com/watch?v=koPmuEyP3a0


Bibliografia e sitografia

Dispensa del Centro Studi Hansel e Gretel, a cura di Foti C., Bosetto C., Famiglie e figli: quanto amore e quanto stress, 2005 Pinerolo: SIE Editore.

Dispensa del Centro Studia Hansel e Gretel, a cura di Foti C., Mass-Media, Maltrattamento e cultura dell’infanzia, 2004 Pinerolo: SIE Editore.

www.cismai.it

www.gillette.it

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