GIOVANE, SOTTILE, LEVIGATA SORRIDENTE: LA TENDENZA AD OGGETTIVARE IL CORPO FEMMINILE

Giovane, sottile, levigata, sorridente.  Così la donna appare nei media e nei messaggi pubblicitari. Sono soprattutto le donne a essere oggettivate e sessualizzate attraverso un modello definito da pochi tratti stereotipati. Certamente compaiono anche stereotipi associati al corpo maschile, stereotipi di genere narcisistici e fortemente deformanti, peraltro in veloce evoluzione (De Riu, 2009). Il corpo maschile deve essere aitante e forte. Gradita è la muscolatura e l’addome a tartaruga.

Ma è la donna ad essere senza dubbio la figura che si pone  come oggetto della fascinazione erotica e dunque dell’oggettivazione sociale. Nella rappresentazione mediatica ogni scarto dell’immagine ideale dal canone ideale del desiderio  è bandito come imperfezione intollerabile.  Ne risulta una compressione che cancella il fluire del tempo; le età della donna si concentrano sulla giovinezza. Le bambine sono sessualizzate, le donne adulte innaturalmente bloccate rispetto al processo di invecchiamento. La proliferazione di immagini femminili sessualizzate nei media è talmente pervasiva che è impossibile sfuggire al suo impatto. E’ dimostrato che una donna attraente piazzata nella copertina di una rivista o associata ad un prodotto commerciale ha un forte potere evocativo sui consumatori e contribuisce ad aumentare le vendite di quella rivista o gli acquisti del prodotto.

Tutto questo ha una ricaduta nei processi attraverso i quali non solo gli uomini valutano le donne, ma con cui le donne valutano se stesse.

Alcuni studi hanno indagato il legame tra oggettivazione e mass media, che si ostinano a proporre un’immagine di bellezza femminile irraggiungibile dalla maggior parte delle donne. Tale esposizione passiva al modello mediatico dominante porterebbe le donne a preoccuparsi eccessivamente del loro peso e del loro corpo. Gli studi hanno inoltre posto in luce che l’esposizione ai media sarebbe un predittore dell’insoddisfazione per il corpo e di disordini alimentari; soprattutto in adolescenza. In altri termini tanto maggiore è il tempo in cui le ragazze sono esposte a tv e social media, tanto maggiore è il rischio di disturbi quali l’anoressia e la bulimia, che indubbiamente hanno molteplici cause (Chiara Volpato “Deumanizzazione. Come si legittima la violenza”, 2011).

La fascia di età in cui più pericolosa risulta l’esposizione a questi fenomeni resta l’adolescenza. Il rapporto con il corpo e le sue modificazioni incide profondamente sull’identità degli adolescenti; autostima e percezioni fisiche sono strettamente collegate. In una cultura che propone in modo ossessivo modelli inarrivabili, le ragazze imparano presto che il loro corpo appartiene sempre meno a loro e sempre più agli altri e che molti intorno a loro valutano l’aspetto fisico e non la persona. L’esistenza di un legame tra esposizione ai media, oggettivazione del corpo, preoccupazioni per il proprio aspetto e sviluppo di disordini alimentari nelle adolescenti e nelle donne è stabilita da molte ricerche. (Report of the American Psychological Association – APA – Task Force on the Sexualization of Girls 2007).

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