UNA SENTENZA STORICA CONTRO LA VENDETTA ATTRAVERSO LA DIFFUSIONE DI VIDEO PRIVATI IN RETE

“C’è una giovane ragazza abruzzese, Sabrina – scrive Selvaggia Lucarelli – a cui noi donne, tutte, dovremmo essere grate. Perché Sabrina – senza soldi, senza un lavoro stabile, senza la certezza di uscire incolume dalla battaglia che tre anni fa ha intrapreso nei tribunali – ha ottenuto uno dei più grandi risultati in tema di azioni giudiziarie riguardanti il revenge porn in Italia.”  https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/03/09/sabrina-vince-la-battaglia-contro-il-ricatto-hot-sul-web/5024996/

L’articolo di Selvaggia Lucarelli su “Il fatto quotidiano” del 9 marzo merita di essere letto integralmente, perché ricostruisce la vicenda di Sabrina,  che con coraggio e determinazione ha vinto una battaglia giudiziaria complessa contro il suo ex fidanzato , che ha portato avanti  lungamente ai suoi danni “una delle azioni di revenge porn più odiose documentate in Italia”.

“Ti rovino – aveva affermato il suo ex fidanzato – ho foto e video tuoi, ti sputtano in rete come mai s’è visto nell’era digitale” . E’ stato condannato a 4 anni di reclusione per maltrattamenti, atti persecutori, diffamazione aggravata, sostituzione di persona, lesioni personali, più 5 anni di interdizione dai pubblici uffici ed inoltre a risarcire il danno con una provvisionale di 20 mila euro.

“E’ un sentenza importante – scrive Lucarelli – quella emessa dal Tribunale di Roma, perché è vero che non esiste (in Italia) una legge specifica sul revenge porn, ma chi diffonde foto e video intimi di una persona senza il suo consenso risponde comunque davanti alla legge di reati di diffamazione,  violazione della privacy, stalking, a seconda dei casi e della gravità dei fatti. E la storia di Sabrina è spaventosa ed emblematica di come un ex fidanzato possa pianificare e mettere in atto la distruzione psicologica e la reputazione di una donna.”  Il revenge porn è l’immissione in rete  di materiale video personale ed intimo (speso a contenuto erotico) per infangare e colpire una persona (spesso di sesso femminile).  Il revenge porn può configurare una vera e propria istigazione al suicidio nei confronti di una donna portatrice di fragilità e che finisce per essere vittima di questa azione vendicativa via on line.  Il revenge porn, anche se non porta all’uccisione in senso fisico della donna colpita, può porre in essere una vera e propria distruzione morale del soggetto colpito, configurando una violenza, analoga quella del femminicidio, un tentativo di omicidio dell’anima e dell’immagine di una donna.

“Sabrina è diventata campionessa di una disciplina di difesa personale – così conclude il suo articolo Selvaggia Lucarelli – Ha le sue medaglie accanto alla sua medaglia più importante e sofferta: quella di chi non si è rassegnata alla brutalità di un uomo vendicativo e ha preteso giustizia.  E se mai sarà approvata la legge sul revenge porn, quella legge dovrebbe chiamarsi ‘legge Sabrina’”. Pubblichiamo domani un articolo di Mario Cirrito sulla vendetta, l’odio e la perversione che possono circolare in rete.

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