COME IMMERGERSI NELLA SITUAZIONE DI UN BAMBINO VITTIMA DI VIOLENZA ASSISTITA

La riproduzione della cameretta di un bambino di 7 anni, vittima di una situazione familiare dove circola  quotidianamente violenza, è stata realizzata da “Save the Children: si tratta di un’istallazione immersiva, dal titolo “La stanza di Alessandro”,  ideata per favorire la comprensione del fenomeno della violenza assistita. L’istallazione immersiva, lo dice la parola stessa, consente al visitatore di immergersi nella situazione di vita e nel clima emotivo vissuto da  questo un bambino in una casa dove un genitore (in genere il padre) costringe l’altro genitore ed i figli a subire maltrattamenti e ad assistere a forti litigi, urla, botte, minacce.

Attraverso la “stanza di Alessandro”, grazie all’uso di sofisticate tecnologie è possibile far rivivere ai visitatori la sofferenza e le sensazioni vissute dai bambini vittime di violenza assistita. Un’opera talmente forte da essere vietata ai minori di 18 anni, un lavoro molto intenso che cerca di rompere il muro del silenzio e che ci fa profondamente riflettere.

Si empatizza con l’altro, dice Kohut, provando ad immedesimarci con la sua condizione, anche se è lontana dalla nostra, provando a guardare il mondo con i suoi occhi e provando a rintracciare dentro di noi una situazione o una esperienza nella quale abbiamo sperimentato qualcosa di simile.

Si empatizza con il bambino sofferente e vittima di violenza, mettendosi nei suoi panni, provando ad immaginare che cosa può percepire emotivamente e sensorialmente quel bambino.   “La stanza di Alessandro” può aiutare il visitatore a  partecipare al dramma della persona in età minore che assiste a maltrattamenti e gravi scontri in famiglia e può così attuare attraverso una modalità originale ed efficace una sensibilizzazione nei confronti del fenomeno della violenza assistita, una piaga poco conosciuta ma che ogni anno miete moltissime vittime.

La “violenza assistita”, così viene definita quella a carico dei piccoli costretti ad assistere inermi alle violenze domestiche, un fenomeno che ha un profondo peso sulla vita di questi bambini, ma che resta ad oggi una condizione quasi sconosciuta. In quasi la metà (il 48,5 per cento) dei casi di maltrattamento i figli hanno assistito direttamente e nel 12,7 per cento dei casi i figli sono stati a loro volta vittime dirette dei soprusi per mano dei padri: questo emerge dagli ultimi dossier di Save the Children.

Le sentenze definitive per maltrattamenti in famiglia sono più che raddoppiate negli ultimi 15 anni passando dalle 1320 nel 2000 alle 2.923 del 2016 e nella quasi totalità dei casi i condannati sono uomini di età compresa tra i 25 e i 54 anni, l’arco temporale nel quale solitamente si diventa padri.

La violenza assistita è stata definita dal Cismai (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso dell’Infanzia) come “il fare esperienza da parte del/la bambino/a di qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulti e minori”.

La violenza assistita in Italia è un fenomeno ancora sommerso. Eppure le conseguenze che ha sulla vita dei bambini possono essere devastanti per il loro sviluppo fisico, cognitivo e comportamentale.

In Italia si stima che siano 427 mila i minorenni che nell’arco temporale 2009-2014 hanno vissuto la violenza dentro casa. 

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