PAPA FRANCESCO: CONSAPEVOLEZZA E VERITA’ SUGLI ABUSI

C’è qualcosa di straordinario nel pensiero e nell’atteggiamento operativo di Papa Francesco  nei confronti del contrasto agli abusi sessuali sui bambini da parte del Clero: qualcosa  che merita di essere riconosciuto e valorizzato. Innanzitutto occorre ribadire che il fenomeno della pedofilia, emerso diffusamente nella Chiesa, generando un forte scandalo per le dimensioni grandemente estese e sommerse,  che lo hanno caratterizzato, non riguarda – in modo statisticamente rilevante – esclusivamente il mondo ecclesiastico, anche se in questo mondo, per particolari condizioni storico-istituzionali, la violenza sui bambini ha raggiunto vertici sconvolgenti (ricordiamo che una commissione governativa ha appurato in Australia che il 7% dei sacerdoti cattolici ha agito abusi sessuali sui bambini). Sottolineiamo d’altra parte che nel mondo dello spettacolo e dello sport si sta sviluppando da qualche tempo un vasto movimento di rivelazioni di abusi  sessuali da parte di vittime che hanno per anni tenuto dentro di sé il segreto di violenze patite, avvolte dal silenzio.  Vale la pena ricordare che in base a dati clinici e statistici è possibile affermare che in vaste aree della società (si pensi all’ambito familiare) l’abuso sessuale sui minori rimane un fenomeno ancora in gran parte nascosto.

Qui non voglio affermare che la linea di papa Francesco nel contrasto alla pedofilia da parte del clero sia del tutto priva di oscillazioni e di ambiguità, né tanto meno che la sua battaglia sia destinata a procedere senza andare incontro ad esitazioni e conflitti. Indubbiamente le resistenze al contrasto nei confronti dell’abuso sessuale sui minori risultano tutt’altro che spente all’interno della Chiesa cattolica. Ma in ogni caso non bisogna dimenticare che le resistenze che si oppongono alla consapevolezza della violenza sui bambini ed in specifico alla pervasività della pedofilia sono massicce non solo nel mondo cattolico, ma anche nel mondo laico.

Ciò che voglio sostenere in questo articolo è che alcuni atteggiamenti e alcune prese di posizione di papa Francesco sul tema della pedofilia manifestano un carattere di assoluta originalità nel panorama dei leader politici e spirituali per coraggio e determinazione, chiarezza e consapevolezza del fenomeno dell’abuso sessuale sui bambini.

I punti dove è possibile osservare  la grandezza del pensiero di papa Francesco sul tema sono tre.  1. Il rapporto con le vittime e l’ascolto delle loro ferite.  2. La comprensione della resistenza drammatica che accompagna l’emersione dell’abuso sessuale.  3 La scelta dell’ammissione chiara ed autentica di responsabilità.  

  1. Il rapporto interpersonale con le vittime e l’ascolto dei loro biosgni

Papa Francesco ha inaugurato, pur con qualche incertezza, una linea di apertura e di ascolto delle vittime in carne ed ossa. Come ha scritto Francesco Antonio Grana su “Il fatto quotidiano”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/18/pedofilia-papa-francesco-apre-una-settimana-cruciale-per-la-chiesa-prima-di-tutto-serve-coraggio/4979848/

“E’ proprio qui che la Chiesa ha veramente fallito, non ascoltando le vittime degli abusi e facendole passare per decenni come dei calunniatori di professione. Non a caso il  Papa ha voluto che, prima del vertice sulla pedofilia, le Conferenze episcopali di tutto il mondo ascoltassero alcune vittime prendendo così maggiore consapevolezza non solo delle atrocità delle violenze, ma anche della complicità dei vescovi che per decenni hanno coperto gli abusatori seriali. Alla Chiesa cattolica Bergoglio chiede di cambiare. Non per una settimana, ma per sempre. E lo fa con un coraggio che gli deve essere riconosciuto e tributato universalmente.”

Nel corso del Sinodo “La Protezione dei Minori nella Chiesa”, che si è svolto a febbraio, dopo papa Francesco ha preso la parola il cardinale Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotà: “La mancanza di risposte da parte nostra alla sofferenza delle vittime, fino al punto di respingerle e di coprire lo scandalo al fine di proteggere gli abusatori e l’istituzione ha lacerato la nostra gente, lasciando una profonda ferita nel nostro rapporto con coloro ai quali siamo inviati per servirli”, dice nella sua relazione sul tema “L’odore delle pecore: conoscere il loro dolore e guarire le loro ferite è il cuore del compito del pastore”, paragonando, con grande intensità emotiva, il dolore delle vittime alle “ferite di Cristo”.

Sulla base di questo impegno di identificazione con le vittime e di comprensione del loro dramma  Papa Francesco ha precisato: “Constatiamo che le ferite non spariscono mai e ci obbligano a condannare con forza queste atrocità, come pure a concentrare gli sforzi per sradicare questa cultura di morte; le ferite ‘non vanno mai prescritte’.”

Qui il discorso di Francesco si avvicina in modo lucidamente critico all’ipocrita incoerenza della cultura sociale e giudiziaria che garantisce agli abusatori la prescrizione del reato dopo alcuni anni dalla commissione dello stesso: paradossalmente il reato, scaduti i termini della prescrizione, viene cancellato dalla società, mentre il danno derivante dall’abuso non viene certo annullato, continuando a pesare sulla vita delle vittime, sulla loro salute fisica e mentale, sul loro atteggiamento psicologico e sulla qualità delle loro relazioni.

2. La comprensione della resistenza drammatica che accompagna l’emersione dell’abuso sessuale.

Nell’analisi di Papa Francesco emerge la comprensione che l’emergere del fenomeno dell’abuso è contrastato da potenti forze che si oppongono ai processi di rivelazione e che pongono in essere misure e strategie per condannare le vittime al silenzio.  “Il dolore di queste vittime – egli ha affermato il pontefice  – è un lamento che sale al cielo, che tocca l’anima e che per molto tempo è stato ignorato, nascosto o messo a tacere. Ma il suo grido è stato più forte di tutte le misure che hanno cercato di farlo tacere.”

Francesco è consapevole che la battaglia per l’emersione completa del fenomeno dell’abuso è tutt’altro breve e scontata, e quando chiede al Signore la forza di poter guardare al fenomeno dell’abuso è come se percepisse che per guardare la realtà drammatica della diffusione della pedofilia nella Chiesa e nel mondo occorra una forza particolare, che nell’ottica della fede non può che provenire da Dio, ma che in ogni caso è una forza culturale e spirituale senza la quale il fenomeno dell’abuso risulta inguardabile, impensabile e dunque inaffrontabile, perché prevalgono  le forze che vorrebbero rimuoverlo e negarlo.


3.  La scelta dell’ammissione chiara ed autentica di responsabilità. 

“Il santo Popolo di Dio – ha affermato Papa Francesco – ci guarda e attende da noi non semplici e scontate condanne, ma misure concrete ed efficaci da predisporre. Iniziamo, dunque, il nostro percorso armati della fede e dello spirito di massima parresia, di coraggio e concretezza.  Il concetto di parresia è un concetto poco noto ma di grandissimo rilievo. Parresia significa libertà e forza nel dire tutto, nell’esprimersi con verità, laddove esistono forze che premono per la cautela e l’inibizione della comunicazione. I bambini e i soggetti deboli hanno bisogno che si dica tutto con verità, perché l’inibizione e il silenzio accompagnano e favoriscono la loro oppressione ed emarginazione.

Ed è in questa ottica di parresia che il papa ha esplicitato con grande intelligenza emotiva e con grande chiarezza i sentimenti di vergogna e di pentimento, personali e collettivi, con i quali affrontare il problema degli abusi nella Chiesa:

“Proviamo vergogna quando ci accorgiamo che il nostro stile di vita smentisce ciò che recitiamo con la nostra voce. Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”.

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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