SEX EDUCATION: L’ACCETTAZIONE BENEVOLA AL PRIMO POSTO

Di Federica Friggi


– Vedi quelle due ragazze la? Quella a destra non ha mai avuto una relazione lesbica, di fatto è terrorizzata dalla vagina della fidanzata. E vedi quella ragazza là? Crede che facendosi i ditalini addormenterà il suo clitoride, si detesta ma non riesce a smettere di masturbarsi. E vedi quelli? Sicuramente lui attaccherà le piattole a tutti.
– Ma qual è il punto?
– Gli alunni di questa scuola hanno bisogno di te (…). Io mi occuperò degli affari e tu della terapia. Facciamo pagare le sedute e dividiamo
-Terapia?
– Terapia sessuale, hai un dono, sarebbe stupido sprecarlo.
(Episodio1)

Questo uno dei primi dialoghi tra i due protagonisti della serie tv Sex Education: un’iniziativa,  nata dalla percezione di un bisogno, evidente all’occhio critico di Maeve, ragazza adolescente, che insieme a Otis sarà la responsabile della “clinica sessuale” clandestina del loro liceo. Raccontare gli adolescenti e il sesso in tv non è mai facile, e il rischio è quello di scadere nell’idealizzazione e nella ricerca di romanticismo a tutti i costi o al contrario nell’eccesso, trattandosi di diciassettenni più navigati dei loro genitori ed estremamente sicuri di sé in fatto di pratica sessuale. La realtà è ben diversa dalle rappresentazioni schematiche: a diciassette anni il sesso è sicuramente fonte di curiosità e interesse, ma anche di dubbi, insicurezze; la scoperta del proprio corpo e di quello dell’altro/a è bellissima ma spesso anche profondamente goffa, a tratti persino ridicola o drammatica. Rappresentare tutto questo con intelligenza e onestà non è impresa facile, ma Sex Education ci prova e ci riesce. E’ uno show volutamente esagerato, i dialoghi sono schietti, gli adolescenti della serie si trovano ad affrontare situazioni che generalmente sarebbero un tabù. Sono realisticamente impreparati, incerti, pieni di insicurezze. Inoltre lo show, affronta un diverso caso in ogni episodio: un diverso problema, una diversa insicurezza, senza mai lasciare il focus sui personaggi principali e la loro costruzione. Primo fra tutti Otis, un teenager solitario e imbranato, ma anche sagace e intelligente, sessualmente represso, eppure di sesso e relazioni sessuali se ne intende parecchio grazie a sua madre Jean, terapista sessuale. A Otis piace confondersi tra la folla, ma si trova costretto a dire addio all’anonimato quando Maeve, nota la sua inaspettata conoscenza in ambito sessuale e lo convince a mettere su una specie di clinica per aiutare i compagni con tutto ciò che riguarda la sfera sessuale. Seppur basandosi su una premessa piuttosto surreale, le diverse tematiche su cui ogni episodio si basa, dall’accettazione del proprio corpo a quella della propria omosessualità, vengono trattate in maniera estremamente realistica, portando lo spettatore ad empatizzare con i personaggi ed il loro problemi. È una serie ironica, che non si prende troppo sul serio, ma che con la sua leggerezza riesce a parlare dei dubbi, dei drammi, degli interessi degli adolescenti promuovendo messaggi positivi che invitano al non giudizio e all’accettazione costruttiva dei problemi e delle difficoltà.

Il sesso viene mostrato senza censure, promuovendo un messaggio positivo: sì, è bello e divertente, ma ognuno ha i suoi tempi e non bisogna farlo a tutti i costi solo per paura di restare indietro rispetto ai compagni. 

– Ma perché vuoi tanto fare sesso? Ho l’impressione che tu voglia disperatamente fare sesso e non capisco perché?
– Non lo so, penso sia solo perché se non lo facessi poi prendere il diploma senza aver fatto sesso e poi all’università sarei indietro a tutti e nessuno vorrebbe fare sesso con me perché sarei una verginella, così non potrei farlo mai più perché diventerei strana, imbarazzata e vergine e invecchierei e morirei da sola nella mia casa divorata dal mio pitone
– Ok direi che hai saltato un bel po’ di gradini oggi
– Non voglio rimanere indietro, voglio togliermi il pensiero
Capisco che ti sembri che tutti lo facciano, si qualcuno lo fa ma molti ancora no, non è una gara
(Episodio 8)

Ogni giorno in ogni scuola di qualsiasi ordine e grado bambini e ragazzi tendono inevitabilmente a manifestare in modo spontaneo o conflittuale la loro sessualità, sotto forma di interazioni verbali e fisiche, di relazioni giocose o aggressive, di risatine o di curiosità sollecitate dagli stessi contenuti della didattica, di provocazioni nei confronti dell’educatore, di battute di spirito, di parolacce, di domande imbarazzanti, animate sempre da un grande bisogno di comunicazione e di conoscenza.

Durante alcuni interventi fatti dal Centro Studi Hansel e Gretel presso diversi licei proprio sul tema dell’educazione all’affettività e alla sessualità, alcune delle osservazioni espresse dai ragazzi manifestano proprio questa grande curiosità ma anche la presenza di dubbi, confusione e paura di tale confusione:

“Sessualità per me è come un’espressione matematica, io di matematica non capisco nulla. Devi prenderti il tempo, i più e i meno…per poi arrivare al risultato”
“Sessualità è come i fuochi d’artificio, c’è tanto rumore e non si capisce più nulla”
“Per l’affettività la paura è non sapere le cose. Per la sessualità il desiderio è di non avere tante preoccupazioni.”
E poi ancora:
“Nell’affettività la paura è di stare bene. Il desiderio è voler stare bene.”

L’educazione sessuale non può ridursi a trasmettere delle informazioni, alla stregua di una qualsiasi lezione teorica, così come lo scambio sessuale non può certo essere assimilato ad un dialogo verbale, né la sessualità può essere ricondotta esclusivamente ad un controllo affidato alla razionalità. È necessario tenere in considerazione la dimensione emotiva e relazionale della sessualità, permettendo l’espressione delle emozioni che circolano. Questo quello che Sex Education prova a fare in modo pionieristico unendo sessualità ed emozioni correlate.  

– Non so neanche perché siamo qui, non credo che una consulenza di un’eterosessuale 16enne ci farà riprendere quota
– Hai ragione, non sono molto ferrato sulle complicazioni delle relazioni sessuali lesbiche, ma credo che se avessi più elementi sulla vostra reciproca relazione emotiva potrei forse avvicinarmi alla radice del problema

In questo episodio Otis prova proprio a fare questo, per poi ricevere la risposta secca della ragazza: “noi non abbiamo un problema relazionale”. In realtà è un modo per fuggire dalla pesante realtà, una menzogna che sarà poi evidente a fine episodio.  Se si elimina dall’educazione sessuale la dimensione affettiva e relazionale, si finisce per passivizzare i ragazzi senza mobilitare in loro quelle risorse emotive  fondamentali. In questo senso Sex Education mette molto in risalto questo aspetto emotivo e relazionale della sessualità, gli aspetti di desiderio e paura, quelli problematici e di conflitto. E così ci troviamo a paragonare già nel primo episodio due interventi diversi sul tema fatti il primo dall’adulto Jean e il secondo  da Otis.

Jean: Adam tu fumi tutti i giorni?
Adam: si fumo spesso signora
Jean: sono stati fatti studi interessanti sulla cannabis che cominciano a evidenziarne i benefici (…) tuttavia è dimostrato che causa anche impotenza prematura. Non è niente di definitivo ma stai attento, non fumare troppo. È solo un avvertimento, perché molti dei miei pazienti che hanno fatto uso di droghe alla tua età ora hanno problemi nelle loro performance
Adam: può spiegarsi meglio?
Jean: si, fanno fatica a venire

Meave: lui ha dei problemini
Adam: e tu come fai a saperlo?
Meave: idiota le ragazze parlano. Emy dice che non vieni
Adam: troppa pressione, tutti sanno che ho un cazzo enorme, vorrei solo che mi diventasse duro
Otis: e perché non ti ci si diventa?
Adam: non lo so, quando faccio sesso ho molti pensieri, come: forse non so farlo, lo faccio male, forse lei se n’è accorta, se entrasse mio padre? Se entrasse proprio mentre io sto venend
o e non potessi fermarmi e lui vedesse la mia faccia e se…
Otis: ok abbiamo capito. Secondo me soffri di ansia da prestazione ecco tutto. Forse le opinioni sulle dimensioni del tuo pene non ti aiutano, ed è curioso che hai citato tuo padre. Ti pesa essere il figlio del preside?
Adam: beh, fa schifo è ovvio …
Otis: continua
Adam: tutti non fanno che guardarmi, mi fissano, ecco Adam Groff, il figlio del preside, quello con il cazzo enorme, io ho dei sentimenti. Credo che vorrei essere solo uno qualunque, con un cazzo qualunque e un padre qualunque
Otis: penso che tu dovresti prendere in mano la tua vita, non subirla passivamente. È vero, hai un membro considerevole e molta visibilità a scuola a causa di tuo padre e queste cose non puoi cambiarle, ma il tuo punto di vista si. Mi sono spiegato?
Adam: non direi
Otis: non importa cosa pensano di te a scuola, tu sei quello che sei non devi lasciarti condizionare (…) sii fiero del tuo pene e di quello che sei, queste cose fanno parte di te, lavora su quello che hai

L’adulto, che intende svolgere educazione sessuale, spesso si pone come l’esperto portatore di un sapere assoluto propinato in modo direttivo agli allievi come un nuovo frammento di sapere scolastico svolgendo così esclusivamente un’operazione cattedratica con obiettivi prevalentemente cognitivi e contenuti strettamente igenico-sanitari, riducendosi a trasmettere ai giovani delle informazioni. Ciò che servirebbe, e Sex Education lo evidenzia bene, è un ascolto caratterizzato dall’accettazione incondizionata di ciò che i ragazzi vogliono comunicare, solo dopo aver trasmesso questo atteggiamento di comprensione benevola si potrà intervenire per “educare” cognitivamente  alla sessualità per correggere eventualmente idee o convinzioni errate in campo sessuale, e per aiutare bambini e ragazzi a superare gli inevitabili momenti di smarrimento o di difficoltà. Come dice Otis nel secondo episodio:

Dovete semplicemente smettere di non sentire e ascoltarvi in maniera attiva


Bibliografia e sitografia

Claudio Foti, Patrizia Oddenino “L’educazione sessuale, questa sconosciuta” Dispense del Centro Studi Hansel e Gretel. SIE Editore

www.luigitoto.it/dai-preliminari-al-climax-la-recensione-di-sex-education/

serial.everyeye.it/articoli/recensione-sex-education-della-nuova-teen-comedy-netflix-42311.html

movieplayer.it/articoli/sex-education-recensione-serie-netflix-gillian-anderson_20137/

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