DONNE CHE ODIANO LE DONNE

Di Francesco Monopoli

Non si spiegava la misogInia di questa anziana signora che da sempre pareva odiare la possibilità che le donne potessero avere diritto di autoderminazione: le donne sono tutte troie, diceva costantemente, l’uomo è fatto così e si sa che chiede, ma sono loro che devono fermarsi, la donna è malvagia e attira gli uomini per fregarli.  E’ una nipote a raccontarmi la vicenda di questa donna che per tutta la vita ha espresso odio verso le altre donne. 

Ogni notizia,  ogni occasione diventava l’elogio della  necessità femminile di sottoporsi al potere maschile con docilità, decantando tale possibilità come la necessaria virtù per una società che vuole pace e armonia.

Nessuna notizia poteva scalfire questa convinzione, nemmeno le più turpe notizie di femminicidio, di stupro, quasi fosse la violenza contro le donne il giusto contrappasso nei confronti del tentativo  di emancipazione femminile.

Eppure quel  giorno il telegiornale stava parlando di un’atroce violenza sessuale che una ragazzina aveva subito ad opera di un parente… le nipoti scandalizzate chiedevano come mai nemmeno i particolari raccapriccianti di questa storia potessero scalfire la misoginia della nonna così radicata e radicale.

L’anziana signora rimaneva della propria opinione, la ragazzina sicuramente se l’era andata a cercare, altrimenti non avrebbe fatto tutto questo “casino in tv”, cercando di spiegarlo attraverso un aneddoto personale  che le avrebbe convinte.

“Sapete ragazze, quando ero  piccola e vivevo con i miei genitori in montagna soffrivo  di un problema all’udito che il dottore del paese non  riusciva a guarire. Allora mia mamma mi accompagnava giù in città da uno specialista che veniva due volte alla settimana a visitare pazienti da Bologna.

Questo dottore mi diceva che per meglio capire la malattia dovevo tenergli  le mani sopra il suo pisello, io lo facevo ma vedevo che non guarivo e mia mamma d’altro canto rimaneva fuori e non sapeva nulla; le visite proseguivano e io non guarivo mai, poi per fortuna mandarono un altro collega visto  che lui  era anziano e non poteva più e in poco tempo riuscì a curare le orecchie.

Certo la cosa di prima [riferendosi all’azione abusante del precedente medico, nota mia] non era bella, avevo avuto persino dei brutti  sogni e problemi, ma mai io mi sono lamentata: sono  andata dal prete e mi sono confessata, poi ho smesso di pensarci né mi sono venute strane voglie,  perché io ero una ragazza per bene. Se una donna si lamenta o ci sta, vuole dire che gli piace.” 

Ogni  possibilità di approfondire l’argomento da parte delle nipoti si chiudeva  poiché la nonna si trincerava in una negazione massiccia dell’abuso: “Non ho provato  piacere/coinvolgimento – diceva –  l’uomo era predatore ma non  è  andato oltre perché io sono  stata forte.”

Ma il dubbio sul fatto che le cose siano andate così rimane… nell’odio verso le donne da parte di questa nonna non si esprime forse l’odio per se stessa per essere stata coinvolta nell’abuso?

Certo si potrebbe ancora parlare di una vita  fatta di anaffettività , di assenza di fiducia verso chiunque, di una durezza tale da arrivare a odiare ogni donna che le riportava alla mente la propria vittimizzazione… ma 80 anni di silenzi le hanno reso impossibile di aprirsi e di raccontare  la violenza subita e la conseguente identificazione con l’aggressore, che è risultata inevitabile, stante la solitudine e il clima di colpevolizzazione nel quale è cresciuta.

E alle giovani  nipoti non  rimaneva che lo  stupito silenzio e il dolore impotente per tanta sofferenza inespressa.

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