IL MALTRATTAMENTO SUI BAMBINI E LA VIA DELLE EMOZIONI

Il maltrattamento all’infanzia in tutte le sue forme (dall’abuso sessuale alla violenza assistita, dalla violenza fisica a quella psicologica) si muove e trionfa sul terreno della negazione, della violazione e della strumentalizzazione delle emozioni dei bambini. Il maltrattamento e l’abuso approfittano della fragilità e dell’invisibilità dei più piccoli e finiscono per potenziare questa fragilità e questa invisibilità.
In tutte le forme di violenza (dal maltrattamento fisico alla grave trascuratezza, dall’abuso sessuale alla violenza assistita) il danno più grave che viene inferto ai bambini passa attraverso la mancanza di rispetto delle sue emozioni, attraverso l’intrusione nella sua mente, attraverso la manipolazione del mondo interno del bambino.

Il rapporto tra emozioni e maltrattamento è fondamentale su tanti piani:

1) le emozioni non espresse e non gestite tendono a trasformarsi nella mente degli adulti in agiti violenti, strumentali e perversi che portano a colpire i bambini, ad usarli, a dimenticarsi del loro essere persone;
2) l’abuso e il maltrattamento ai danni dei bambini nelle sue diverse forme è sempre un abuso emotivo, una violazione delle emozioni e dei sentimenti del bambino (per es. il bambino picchiato è un bambino ferito non solo nel corpo, ma anche e soprattutto disprezzato ed umiliato nei suoi bisogni emotivi più profondi);
3) l’impatto traumatico aumenta enormemente se il bambino è lasciato da solo con emozioni che non può comunicare, condividere ed elaborare;
4) le emozioni sollecitate e nel contempo soffocate dalle situazioni traumatiche rimarranno per sempre incistate nella vittima, generando sintomi, fin tanto che non potranno essere espresse e rielaborate;
5) la capacità degli adulti di riconoscere, nominare, legittimare le emozioni consente ai bambini di comunicare le cause del proprio malessere, di aprirsi più facilmente, di chiedere aiuto di fronte a situazioni o pericoli di violenza;
6) la disponibilità degli operatori a condividere le emozioni stressanti dell’impotenza, del dolore, della paura, della rabbia favorisce l’apertura all’ascolto e consente di prevenire, contrastare e curare i danni imposti dalla violenza.

Chi volesse intervenire a contrastare l’abuso e il maltrattamento e poi non accettasse di confrontarsi con le emozioni sarebbe come un giovane medico che vuol fare il chirurgo, ma poi dice che non vuol vedere il sangue. Sarebbe come un apprendista meccanico che vuole imparare il mestiere, ma non vuole sporcarsi le mani di grasso.

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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