SOLITA STORIA DI ORDINARIA PERVERSIONE

La solita storia: una ragazza di 19 anni si lascia andare in un locale pubblico nel centro di Ravenna a bere qualche bevanda alcolica di troppo. Traiamo da Ravennanotizie.  La ragazza perde consapevolezza, non ha memoria di come sia proseguita la serata,  ricorda solo di aver vomitato distesa su un divano e poi di essere stata condotta, semispogliata, in bagno, dove avrebbe patito, adagiata sul pavimento, una doccia fredda. Il giorno la ragazza dopo si sveglia con indosso abiti maschili. Si ritrova a casa di un amico italiano di origini senegalesi, che ridendo e scherzando le mostra sul suo smartphone il video di rapporti sessuali da lei subiti la sera precedente. Subito, la ragazza contatta la migliore amica, presente ai fatti, che le conferma di aver subito una violenza sessuale da un ragazzo rumeno 26enne.  La violenza sarebbe dunque accaduta anche davanti all’amica della vittima, che ha dichiarato di non essere potuta intervenire a soccorso della 19enne, in quanto intimorita dai due ragazzi.  La polizia ha tratto in arresto i due giovani.  Gli agenti della Squadra Mobile hanno contattato ed ascoltato la versione della vittima, che è apparsa inizialmente molto confusa e angosciata, in quanto, a seguito dell’accaduto, non sapeva bene come comportarsi, se intraprendere o meno la strada giudiziaria.

La solita storia: la predazione sessuale al termine delle serate diventa un esito sempre più diffuso. Si agisce anche di fronte a testimoni con un senso sempre maggiore di impulsività e di impunità. In molti ambienti i modelli di autocontrollo emotivo e di consapevolezza etica sono in caduta libera. La consapevolezza del disvalore dell’agito sessuale in radicale assenza di consenso è totalmente assente. L’amico che ha filmato la violenza presenta il video alla ragazza che ne è stata vittima, con lo stesso atteggiamento di divertimento che avrebbe potuto assumere se avesse ripreso uno scherzo o il momento di una festa. Quel che conta è che la serata finisca in un apice, del tutto autocentrato, di esultanza e piacere.

Ma c’è un particolare della vicenda che parla di come questi episodi si inquadrino in una cultura sempre più diffusa di amoralità e perversione.  Sembra che il ragazzo, che ha assistito alla violenza e che ha ripreso l’abuso per poi mostrarlo alla vittima, commenti nel video: “Sbrigati che dopo tocca a me!”  La videoregistrazione, che accompagna così spesso le più varie forme di violenza sessuale, parla del bisogno maschile perverso di umiliare e  di ipercontrollare  la vittima, appropriandosi non solo del suo corpo nel corso dell’azione sessuale, ma anche – in maniera ancor più oggettivante e più duratura – della sua immagine.

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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