UN BAMBINO VOLA GIU’ DAL BALCONE: UN SEMPLICE EVENTO SFORTUNATO?

di Eleonora Fissore


Milano, via Isimbardi.  Alcuni giorni fa un bambino di 4 anni cade da una finestra del settimo piano. Nonostante abbia compiuto un volo di oltre 10 metri il piccolo non ha subito lesioni gravi ed è rimasto sempre cosciente. A salvargli la vita sarebbe stata una tettoia in legno e plexiglas, provvidenzialmente montata, col senno di poi, da alcuni inquilini nordafricani per difendersi dagli oggetti che abitualmente cadono dai piani superiori,  sulla quale il bambino sarebbe rimbalzato attutendo la caduta.

Il CORRIERE DELLA SERA ha riportato la testimonianza del ragazzo nordafricano che per primo ha ritrovato  il bambino.   «Era a terra, sulla schiena, immobile. Piangeva. Non riusciva a girarsi. Gli ho toccato prima una gamba, poi l’altra. Gli chiedevo: “Ti fa male qui?”. Lui rispondeva di no. Ansimava. Non poteva muovere il braccio sinistro. Ogni tanto urlava: “Mamma”».

La storia può essere così ricostruita: sabato pomeriggio la madre accompagna il bambino da un’amica che vive in via Isimbardi. La madre fa la colf per una famiglia del centro: «Mi hanno chiesto di lavorare fino a tardi stasera, posso lasciarlo da te?». Rimangono d’accordo che la mamma andrà a riprenderlo domenica mattina. L’amica vive in una piccola mansarda, nel sottotetto, che è anche il settimo piano del palazzo. La casa ha una porta-finestra, protetta solo da una ringhiera, che si affaccia su una piccola striscia di tetto spiovente, verso la grondaia.

È in quel punto dell’appartamento che il bambino sta giocando, intorno alle 9 e mezza di domenica  mattina. Gli cadono alcuni pastelli oltre la ringhiera; lui cerca di riprenderli, ma sono troppo distanti: allora si arrampica e scavalca. «In quel momento ero in bagno», dirà poi alla polizia l’amica della madre (che sarà indagata per «abbandono di minore»). In quel momento, due ragazzi sono su un balcone di un palazzo di via Francesco De Sanctis, stanno fumando una sigaretta. Dal cortile interno, in lontananza, vedono il bambino: «È rimasto aggrappato per qualche secondo, poi è caduto.».

Il bambino è  rimasto immobile e terrorizzato in quel giardino per almeno venti minuti.

E’ una follia che un bambino di 4 anni venga lasciato solo, non controllato, non seguito, e per di più che gli sia permesso di giocare su di una terrazza, ad un’altezza di quasi 20 metri!

Partendo dal fatto che sarebbe educativo giocare con i bambini e non lasciarli giocare da soli, condividere il proprio tempo con loro, stimolandoli e aiutandoli ad esprimere la propria creatività ed energia, tornando bambini noi stessi, è tuttavia comprensibile e giustificabile che una persona possa assentarsi un paio di minuti, ma dovrebbe farlo assicurandosi di lasciare il bambino in un lungo assolutamente sicuro, privo di pericoli di qualsiasi genere. Inoltre, da quanto riportato sul CORRIERE DELLA SERA pare che la donna si sia accorta dell’incidente e sia scesa nel cortile dopo un lungo periodo (circa 20 minuti), fatto che non fa che confermare il suo totale disinteresse nei confronti del piccolo e la sua disattenzione, contraddicendo inoltre la sua versione dei fatti.

E non hanno qualche responsabilità anche i genitori del bambino, che hanno deciso di affidare il figlio ad una persona a quanto pare poco attenta e trascurante?

È indubbio che ci si possa trovare in difficoltà tra impegni lavorativi e familiari, e magari si debba trovare una soluzione all’ultimo minuto per la “sistemazione” dei nostri bambini. Tuttavia bisognerebbe sempre ricordarsi che i figli sono pietre preziose e fragili, che richiedono tanta cura e attenzione, ed il loro bene dovrebbe essere posto prima di tutto.

L’assenza di un sentimento di adeguata preoccupazione per i bambini pone in essere la cosiddetta “patologia delle cure”, che si verifica nei casi in cui esista un grave e persistente comportamento negligente nei confronti del bambino da parte della figura significativa, oppure il fallimento nel proteggerlo dall’esposizione a qualsiasi pericolo.  In particolare l’episodio che abbiamo commentato si inquadra nel fenomeno dell’incuria  (o trascuratezza),  che si presentifica quando le persone che, per legge, dovrebbero occuparsi del bambino ed essere per lui responsabili, non provvedono adeguatamente ai suoi bisogni fisici e psichici in rapporto all’età e al momento evolutivo. In questa vicenda è certamente venuta meno la responsabilità dell’adulto nei confronti della garanzia della tutela della salute e della sicurezza del minore. Quello che più colpisce è che nessun quotidiano abbia sottolineato il tema della trascuratezza e della scarsa responsabilità degli adulti. Il fatto che un bambino cada dal balcone non può essere interpretato come semplice disgrazia con un esito miracoloso. Queste gravi mancanze troppo spesso vengono sottovalutate, definite come eventi sfortunati, come concatenazioni di tragiche fatalità, cose che possono capitare a chiunque. Ed in effetti troppo spesso capitano, e si dovrebbe parlare di tragedie preannunciate,  di disgrazie che si sarebbe potuto e dovuto evitare! Perché la responsabilità nei confronti dei minori deve essere messa al primo posto. In molti casi se si prestasse la massima cura ed attenzione verso i minori non ci sarebbe più bisogno di  appellarsi ai miracoli e ringraziare il cielo!  Troppo spesso gli incidenti non succedono per una serie di malaugurate coincidenze ma per troppe e troppo gravi mancanze in campo educativo. La trascuratezza viene anche definita “violenza per omissione”, perché non occuparsi dei minori significa inevitabilmente far loro del male, e condannarli a conseguenze pesanti e dolorose.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Di Blasio P. (2002). Psicologia del bambino maltrattato, Il Mulino, Bologna.
  • United Nations Children’s Fund, Hidden In Plain Sight: A statistical analysis of violence against childre, UNICEF, New York, 2014.
  • corriere.it
  • ilgiorno.it
  • lastampa.it

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