UN SACERDOTE DI BUON CUORE E IL COMPIACIMENTO PERVERSO DEL MORALISTA

 Un sacerdote veramente misericordioso! Notate l’incipit affettuoso. Si rivolge ad una ragazza che ha avuto una storia terribile, chiamandola “tesoro” e comunicandole – nel suo post su FB – quanto è dispiaciuto.
«Cioè, tesoro mi dispiace ma 1) frequenti piazza Verdi (che è diventato il buco del cu*o di Bologna!!! e a tal proposito Merola sempre sia lodato!) 2) Ti ubriachi da far schifo! Ma perché? Se hai la (sub) cultura dello sballo sono solo ca** i tuoi poi se la mattina dopo ti risvegli chissà dove. Io in 50 anni mi sono sempre risvegliato nello stesso letto (il mio). 3) E dopo la cavolata di ubriacarti con chi ti allontani? Con un magrebino? Notoriamente, soprattutto in piazza Verdi, veri gentleman, tutti liberi professionisti, insegnanti, gente di cultura, per bene. Adesso capisci che oltre agli alcolici ti eri già bevuta tutta la tirata ideologica sull’accogliamoli tutti?»
Due considerazioni. 1. L’atteggiamento violento e colpevolizzante verso le vittime che nelle parole del sacerdote bolognese ha raggiunto questi livelli rozzi e deprecabili, non è un atteggiamento isolato, non appartiene soltanto ad un religioso privo di equilibrio psichico e di misericordia, bensì è un atteggiamento diffuso e radicato nella comunità sociale. Emerge costantemente nelle modalità con cui i soggetti “apparentemente normali” affrontano i problemi e gli insuccessi delle persone a disagio, pretendendo che un comportamento responsabile ed autoprotettivo possa essere facilmente perseguito da una persona sofferente, attivando volontà e razionalità.
2. C’è sempre nella degenerazione moralista un compiacimento perverso. Posso ancora comprendere, ma non certo legittimare, un atteggiamento di condanna e di disprezzo che aggiunge violenza alla violenza. Può succedere (purtroppo!) che un sacerdote un genitore, un educatore possa lasciarsi andare ad una reazione colpevolizzante ed impietosa verso una ragazza che ha sbagliato, che ha avuto comportamenti irresponsabili verso se stessa e si è messa in una situazione rischiosa nella quale qualcuno ha approfittato di lei e l’ha stuprata.
Ma ciò che merita una ripulsa netta è il sotteso compiacimento perverso del moralista. Senza questo compiacimento, questa identificazione emotiva con il perpetratore della violenza non
leggeremo le seguenti espressioni.
«Tesoro a questo punto svegliarti semi-nuda è il minimo che ti possa accadere, mi dispiace ma, se nuoti nella vasca dei pirana non puoi lamentarti se quando esci ti manca un arto. Ma dovrei provare pietà? No!». E poi aggiunge: «Chi sceglie la cultura dello sballo lasci che si divertano anche gli altri. La dobbiamo piantare!! A voi giovani, ragazzi e ragazze: ma non lo vedete che vi fanno il lavaggio del cervello?!? Ve lo state facendo mettere in quel posto e dite loro pure grazie!» 

I moralisti sadici rischiano sempre di identificarsi con la perversione che apparentemente condannano. Ne sono la prova in questa vicenda la descrizione della ragazza che si sveglia seminuda, il riferimento al fatto che i giovani se la stanno facendo mettere in quel posto e
soprattutto l’invito caritatevole alla ragazza stuprata di lasciare che gli altri si divertano.

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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