QUANDO UN DISEGNO ROMPE IL SILENZIO …

Di Romina Sani Brenelli


Il disegno per i bambini è uno dei più potenti mezzi di comunicazione, in un’età in cui ancora non sono sviluppate a pieno le competenze verbali e di messa in parola delle proprie emozioni e del proprio vivere quotidiano. Disegnare per i bambini (ma non solo) è un modo per rappresentare il mondo interno ed esterno e condividerlo con chi li circonda.   Non dimentichiamo che  in particolare i bambini che subiscono violenza vengono solitamente addestrati al silenzio “non dire nulla”, “questo è il nostro segreto”, ecc. (anche attraverso minacce esplicite “se parli ti succederà questo”) .   Questa congiura del silenzio, queste minacce  contribuiscono ad aggravare un clima di bocche cucite.
Rifiutare di legittimare una comunicazione grafica che perviene da un bambino equivale a tappargli la bocca, a non volerlo ascoltare, a svalutarne le capacità intellettive e, di conseguenza, a colpire anche l’immagine che ha di sé.
In ambito giudiziario il disegno dei bambini può essere utilizzato a loro favore, può  essere un rilevatore di abuso  (anche se certamente non esclusivo) e un canale con il quale il bambino può tentare di esprimersi.

“Preferisco Il disegno alle parole. Il disegno è più veloce e lascia meno spazio per le bugie” , diceva Le Courbusier, ma diversamente la deve pensare chi formula il costrutto secondo il quale i disegni non sono attendibili, trovando anche un riferimento nella Carta di Noto, che all’ articolo 11 recita “i test e i disegni non sono utilizzabili per trarre conclusioni sulla veridicità dell’abuso”. Ma spesso il bambino maltrattato e abusato ha solo il gioco ed il disegno come principali forme di comunicazione e sono solo il gioco e qualche forma d arte che gli danno la possibilità di colmare il distacco che viene a crearsi tra il suo corpo, il suo cuore e la sua mente, tra la sua esperienza e la possibilità di comunicarla.    Così il bambino risulta vittima della SMA (Sindrome del Mancato Ascolto), di cui ho parlato in un articolo comparso in questo sito il  2 novembre 2017. L’adultocentrismo imperante non ci permette di riconoscere le esigenze espressive dei bambini e ci obbliga a considerare soltanto i canali comunicativi standardizzati,  quelli verbali, tipici di un adulto, senza poter valorizzare le modalità comunicative come il disegno e il gioco,  proprie dell’infanzia. Comprendere il significato del disegno infantile deve invece essere preoccupazione del mondo adulto.  liberandosi da schemi e sovrastrutture che non appartengono al loro linguaggio.

Nessuno si sognerebbe di chiedere ad una persona a cui sono state amputate le gambe di esprimersi attraverso la danza, invece ci sentiamo legittimati a chiedere ad un bambino di esprimersi chiaramente esclusivamente attraverso il linguaggio verbale, quando le capacità per usare questo linguaggio  non sono ancora compiute. E, a proposito di amputazioni, rischiamo di mutilare i bambini di una capacità comunicativa preziosa come il disegno, venendo così incontro alle esigenze di controllo e di occultamento degli adulti maltrattanti ed abusanti, che non vogliono che i bambini si esprimano.

La foto che compare è la fotografia del disegno effettuato sulla polvere della mia automobile da una ragazzina dopo la sua seduta di psicoterapia durante la quale aveva esplicitato di essere “muta” riguardo a tutto ciò che concerneva il maltrattamento subito nella sua famiglia d’origine.

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