DECALOGO SULL’ASCOLTO DEL MINORE VITTIMA O POTENZIALE VITTIMA DI ABUSO

Quella che segue è la sintesi di un testo di circa vent’anni di Claudio Foti e Cristina Roccia, un testo che ha un valore storico e culturale e che  conserva la sua efficacia e straordinaria rilevanza (pensiamo ai primi tre punti).  Chi vuole consultarlo in versione integrare può consultare la sezione “Materiali” in questo sito.

l) Ricorda che la parola è il principale strumento a disposizione del minore per difendersi dall’ adulto abusante ed è anche il principale strumento a disposizione degli operatori nell’ambito della loro specifica competenza professionale per proteggere e aiutare un bambino vittima di abuso sessuale.

2) Non disprezzare il minore. Egli è una miniera d’informazioni se l’adulto è un buon minatore. Non è assolutamente vero che il minore tende strutturalmente alla menzogna e alla costruzione fantastica. Il minore dice molto spesso la verità, tranne in quelle situazioni in cui egli soffre di palesi disturbi psichici o tranne nei casi in cui è manipolato da un adulto (in entrambe le situazioni sta subendo con ogni probabilità forme di violenza psicologica). In ogni caso la comunicazione con il minore è assolutamente preziosa,

3) Non temere di danneggiare il minore affrontando direttamente i problemi. È molto diffusa nella nostra cultura la convinzione che parlare con i bambini di abuso sessuale possa essere pericoloso o dannoso. Si ha paura di ferire il bambino o l’adolescente, di farlo soffrire, di aggiungere violenza psicologica alla violenza fisica e sessuale già da lui subite.

4) Non attribuire al minore i problemi soggettivi e le difficoltà emotive che ti ritrovi nell’ affrontare la sessualità. Molti operatori cercano di proteggere il minore che denuncia un abuso sessuale dalla presunta violenza delle domande finalizzate a conoscere che cosa esattamente sia accaduto, ma molte volte essi cercano solo di proteggere se stessi dall’imbarazzo o dalla sofferenza che in loro potrebbero determinarsi, qualora si aprissero al dialogo su un tema disorientante e coinvolgente per loro stessi.

5) Non delegare completamente allo psicologo o all’operatore dell’istituzione accanto il compito di ascoltare il minore e di tentare una condivisione empatica delle sue comunicazioni. L’empatia è una competenza umana fondamentale che può essere attivata nella relazione di aiuto e di tutela del bambino.

6) Mentalizza pienamente nel dialogo con il minore la possibilità dell’ abuso senza anticipare nell’interazione comunicativa con lui situazioni o aspetti che possano condizionare il minore e alterare l’acquisizione dei dati.

7) Usa un linguaggio schietto e adeguato all’ età del minore e assumi un atteggiamento, per quanto possibile, naturale e privo di inibizioni per riferirti alle esperienze sessuali e corporee. Già l’autore dell’ abuso sessuale di solito agisce la propria sessualità senza nominarla, creando confusione nel minore che si trova a non poter decodificare con esattezza che cosa sta accadendo.

8) Segui la pista delle emozioni del minore con un atteggiamento di condivisione empatica dei suoi sentimenti e di disponibilità a percepire e a sentire la sua sofferenza o il suo disagio. In particolare se l’abuso è accertato occorre un rispetto particolare per il mondo emotivo della vittima di abuso sessuale, un rispetto quindi delle sue emozioni di paura, colpa, rabbia, vergogna, ma anche a volte di desiderio e amore per l’autore stesso dell’ abuso, soprattutto quando l’autore è il padre o una persona emotivamente importante per il soggetto.

9) Nell’interazione comunicativa con il minore abusato mantieni il contatto con te stesso e cerca di percepire te diverse forme del tuo inevitabile disagio.

10) Ricorda che la problematica a cui ti trovi di fronte è estremamente complessa e può suscitare forti interferenze emotive nella tua soggettività e in quella degli altri operatori coinvolti: pertanto la formazione, il confronto e la supervisione sono strumenti indispensabili per tutti i ruoli professionali.

 

 

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