METTERSI NEI PANNI DEL BAMBINO E DELL’ANZIANO

La mancanza di rispetto che colpisce i bambini è accostabile per molti aspetti alla mancanza di rispetto che colpisce gli anziani. In entrambi i casi l’adultocentrismo, ovvero la posizione dell’adulto efficiente, che produce, che lavora che si sente in posizione dominante sul mondo, rischia di disprezzare la fragilità della condizione del bambino e per altri versi la fragilità della condizione dell’anziano.

L’adultocentrismo attacca il riconoscimento dell’alterità della condizione del bambino e dell’anziano, la capacità empatica di guardare il mondo dal punto di vista dell’altro. Esistono esercizi di psicodramma con cui possiamo attivare la capacità di identificazione delle persone sia con la condizione del bambino, sia con la condizione dell’anziano.

Si tratta di attivazioni che cercano di favorire l’immedesimazione nella condizione del bambino o dell’anziano.  Ecco un esempio di una fantasia guidata per favorire la capacità di mettersi nei panni dell’anziano.

“Immaginiamo per un momento di avere le orecchie tappate, gli occhiali appannati, le scarpe strette, immaginiamo di non poter più badare pienamente a noi stessi e di avere al contempo perso molte persone care e punti di riferimento, di vivere in un posto estraneo in mezzo a persone che si conoscono poco o per nulla e di sentire l’avvicinarsi inesorabile della fine dei nostri giorni, senza più capacità progettuale e speranza di cambiamento. Come ci sentiamo? Come speriamo di poter reagire?

Molti di noi probabilmente non vedrebbero altra scelta che la “triste rassegnazione”, il ripiegamento su se stessi, l’introversione e la chiusura dal mondo.

Altri, al contrario, potrebbero cadere nel panico e tendere quindi ad agitarsi, a confabulare, a confondersi, a divenire pedanti, petulanti e a sentirsi disorientati.

Altri ancora potrebbero arrabbiarsi, innervosirsi; potrebbero cercare ad ogni costo un colpevole e a diventare scontrosi, intrattabili ed ingestibili.

Forse qualcuno, più fortunato e con maggiori risorse interne, riuscirà a adattarsi alla nuova condizione ed a trovare un certo equilibrio e serenità interiore.”

L’identificazione con l’anziano che si trova in difficoltà per ragioni di salute, d’invecchiamento, di solitudine è  di fondamentale importanza per strutturare interventi di sostegno e di aiuto nei confronti delle persone che si trovano ricoverate in ospizi e case di “cura” e di “riposo”, spesso scarsamente stimolati e dimenticati non solo dai familiari, ma anche   dagli operatori.

La condizione dell’anziano  spesso genera fastidio, ansia e ripulsa che finiscono per interferire con la qualità degli interventi. Spesso non viene considerato che l’efficacia di qualsiasi attività di assistenza e di cura nei confronti dell’anziano dipende principalmente da quanto la persona anziana si sente accolta, accompagnata e sostenuta dall’operator e o dal familiare , anziché abbandonata a se stessa.  La capacità d’identificazione e di empatia risultano indispensabili per qualsiasi intervento di aiuto nei confronti dei soggetti deboli o sofferenti.

 

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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