124 DONNE DEL CINEMA ITALIANO,  IL MOVIMENTO ME TOO E IL PROCESSO DI EMERSIONE DEL FENOMENO DEGLI ABUSI SESSUALI

 

124 donne del cinema italiano  in una lettera-appello, intitolata «Dissenso comune», rompono collettivamente il silenzio sui casi di molestia sessuale ai danni delle donne e sull’«iniquità» del mondo del lavoro nei confronti delle professionalità femminili. «Un atto di solidarietà per tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare di molestie in Italia e che per questo sono state attaccate – scrivono – ma anche un atto di testimonianza».    E’ un altro passo in avanti del movimento di denunia degli abusi che prosegue tra mille difficoltà e resistenze,  ma prosegue con forza.

Il movimento “me too”, partito da donne appartenenti al mondo dello spettacolo a partire dalle denunce contro il produttore holliwoodiano Weinstein, continua a generare frutti,    rappresentando un segnale che qualcosa sta cambiando nell’emersione del fenomeno della violenza sessuale ai danni dei soggetti deboli e nella capacità delle vittime di esprimersi e di affermare i propri diritti.

Cosa segnala il movimento ME TOO?

  1. Che la violenza patriarcale contro le donne è diffusa, difforme ed endemica.
  2. Che questa stessa violenza colpisce direttamente i bambini. Molte rivelazioni riguardano fatti avvenuti nell’età adolescenziale ed infantile.
  3. Che è comparso un soggetto sociale, riconosciuto mediaticamente, capace di denunciare con forza – per la prima volta nella storia – il fenomeno vecchio come il mondo dello sfruttamento e dell’oppressione sessuale ai danni delle donne e dei bambini.
  4. Che la violenza è inaccettabile perché produce nelle vittime danni profondi e prolungati nel tempo.
  5. Che le tracce della violenza sono conservate nella mente e nel corpo delle vittime e non si dimenticano anche a distanza di decenni.
  6. Che le vittime hanno bisogno di connettersi con i ricordi rimossi o dissociati e di recuperare la memoria traumatica anche a distanza di tempo.
  7. Che le vittime raccontano quando possono e come possono perché devono andare contro corrente rispetto ad una forte ingiunzione al silenzio.
  8. Che le forze della negazione e della colpevolizzazione delle vittime non vanno sottovalutate, ma storicamente hanno la peggio.
  9. Che il bisogno di parlare e di recuperare la verità dei sopravvissuti è inarrestabile: certamente questo bisogno spesso non trionfa nelle storie dei singoli, ma non viene mai meno ed aspira comunque ad affermarsi.
  10. Che c’è un progresso della comunità umana, lentissimo, faticoso, conflittuale verso il riconoscimento dei bisogni e dei diritti delle donne e di tutti i soggetti deboli e che questo cammino nella storia procede.

 

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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