QUANDO L’ABUSO SESSUALE SI MESCOLA ALL’ALLENAMENTO SPORTIVO

Circa il 3,5% delle donne impegnate nel gioco del calcio sono oggetto di abusi, una su cinque è abusata da dirigenti del club dove giocano, mentre circa il 40% degli abusi provengono dall’allenatore o dal suo staff, il 30% dai tifosi. Lo afferma l’Associazione mondiale calciatori

La Federcalcio inglese, che ha decretato pochi mesi fa l’allontanamento dell’allenatore della nazionale giovanile di calcio femminile under 18 Mark Simpson, per aver abusato di giovani calciatrici quando allenava la Bristol Academy. Due anni fa sono state 900 le denunce raccolte dalla polizia di 19 contee per violenze sessuali verificatesi ai danni di minori nei campionati di calcio inglesi.

“Lo sport è un ambiente che viene identificato come sano per principio, i genitori consegnano con grande fiducia i propri figli, fin dalla più tenera età, agli allenatori perché provvedano a formarli attraverso la pratica sportiva. Il mister diventa una figura spesso mitizzata, sostitutiva di quella paterna, inoltre è investito di un enorme potere, perché è in grado di decidere chi gioca e chi siede in panchina anche per più partite, chi gioca l’intero match e chi solo pochi minuti. Episodi di abusi o molestie sessuali nello sport ai danni di minorenni, negli ultimi anni si sono moltiplicati” – così scrive Avvenire.it  in un intervento dal titolo significativo “Molestie e abusi nello sport: la mappa di un continente sommerso”.

Si stanno celebrando negli Stati uniti e in Gran Bretagna processi contro allenatori sportivi che per anni si sono avvalsi del loro potere carismatico di allenatori o tecnici sportivi per sfruttare il rapporto confidenziale con gli atleti minorenni al fine di realizzare rapporti sessuali attraverso la manipolazione, la seduzione e l’inganno.

In Italia è stata in Italia istituita una Procura generale dello Sport: sono stati finora esaminati 47 casi di abusi su minori o su ragazze, una piccolissima punta dell’iceberg.  “L’atleta, soprattutto nei primi anni della sua vita – ha dichiarato il Procuratore Enrico Cataldi  – individua nel proprio maestro-allenatore una sorta di guida, il modello al quale si ispira. Lo spirito emulativo determinata una sorta di dipendenza psicologica maggiore nello sport di quanto non lo sia in ambiente didattico, come a scuola. Quello dell’abuso sui minori è tema che crea imbarazzo ma non si deve avere paura di parlarne, se si ignora questo fenomeno si rischia di finire nella tacita complicità in gravissimi episodi di questo genere».

Gli episodi si protraggono nel tempo perché il silenzio avvolge queste situazioni e c’è una forte difficoltà delle vittime di fuoriuscire dal clima di  forte condizionamento, di vergogna  e di paura di parlare  che può bloccare le bambine e le ragazze. Nella maggior parte dei casi le organizzazioni sportive cercano di spegnere la notizia, piuttosto di pubblicizzarla per informare le atlete sui rischi che corrono.

Quello che succede nel mondo dello sport quando emerge la rivelazione di un abuso sessuale su un bambino non è dissimile a quel che succede in altre istituzioni in una situazione analoga: l’istituzione religiosa, la scuola, la comunità, quando compare quando il rischio dello “scandalo”: reagiscono cercando di costruire un muro di minimizzazione, silenzio ed omertà attorno alla vicenda di abuso. Si tende a tacere perché la notizia non rovini la reputazione della società, della federazione sportiva, della palestra o della squadra.

In Italia occorre inoltre  fare attenzione al fatto che molti pedofili, già condannati dalla giustizia ordinaria e finiti in carcere, possono tranquillamente tornare ad allenare negli ambienti sportivi cambiando regione.

Si tratta di un’altra analogia tra quello che può succedere nel mondo dello sport quando un abuso sessuale viene scoperto e quello che può capitare in altre istituzioni:  gli abusanti si avvalgono comunque della facoltà di riciclaggio e di spostamento:  sacerdoti pedofili che vengono spostati di parrocchia, insegnanti segnalati come pedofili che vengono inseriti in un’altra scuola, allenatori sportivi che cambiano luogo e squadra da allenare.

 

 

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