GENITORI AFFETTIVAMENTE INADEGUATI, INSTABILI  O ASSENTI: I DANNI POSSONO ESSERE ENORMI.

Condividiamo un articolo del Centro Studi Hansel e Gretel in cui Giordano affronta i disturbi dell’attaccamento derivanti da traumi, trascuratezze ed esperienze avverse avute con i caregivers nei primi anni di vita

Di Edoardo Giordano


Il bisogno di attaccamento ad un adulto accudente, ad una figura di riferimento stabile che si prenda cura del bambino, è una necessità primaria per ogni essere umano nella prima fase della sua vita. Per questo la presenza di adulti capaci di cura caregivers instabili e inadeguati o la loro totale assenza, sia dal punto di vista fisico che emotivo, può generare nel bambino fin dai suoi primi mesi svariate sofferenze e problematiche, sia di tipo caratteriale che relazionale. Una madre che beve e che è lucida un giorno sì e tre no, un padre vedovo che si allontana dal figlio e chiede ed ottiene di vederlo a giorni alterni in comunità, genitori che danno attenzione alla bambina solo per le prestazioni sessuali che la coinvolgono, un bambino che cresce in una famiglia dove tutti si occupano superficialmente di lui ma nessuno stabilisce una relazione affettiva intensa, un figlio che cresce come valvola di sfogo e oggetto privilegiato di maltrattamento del padre.

Attaccamenti insicuri, trascuratezza ed esperienze traumatiche nei primi anni di vita possono portare l’individuo a sviluppare veri e propri disturbi psicologici che andranno ad incidere fortemente sulla sua vita sociale futura se non individuati e trattati in tempo.

Tra i diversi disturbi dell’attaccamento, sono inclusi quadri psicopatologici legati a caregiver con modalità di attaccamento insicuro o disorganizzato, ma in particolare si possono individuare due disturbi specifici e definiti dal DSM con i relativi criteri diagnostici: il Disturbo Reattivo dell’Attaccamento (RAD – Reactive Attachment Disorder) e il Disturbo da Impegno Sociale Disinibito (DSED – Disinhibited Social Engagement Disorder).

Il RAD e il DSED sono due diversi quadri sintomatologici che hanno molti aspetti in comune, principalmente per le cause scatenanti. Entrambi i disturbi, infatti, nascono da grossi buchi nell’accudimento, condividono il requisito diagnostico della trascuratezza da parte del caregiver e insorgono in contesti di abusi/maltrattamenti e di difficoltà nell’instaurare legami significativi stabili (per es a causa di frequenti cambiamenti di genitori affidatari). Questi elementi comuni avevano portato a classificarli entrambi come Disturbi Reattivi dell’Attaccamento nel DSM IV, distinguendo poi i due sottotipi in base al pattern comportamentale “inibito” o “disinibito” (dunque il DSED era definito Disturbo Reattivo di Attaccamento “di tipo disinibito”). Nel DSM 5 sono stati poi considerati come disturbi distinti, confermando la classificazione del ICD-10.

Andiamo nel dettaglio.

Il Disturbo Reattivo dell’Attaccamento (RAD) è caratterizzato da un comportamento di attaccamento anomalo in età infantile, che può portare a modalità di relazioni sociali notevolmente disturbate e inadeguate rispetto al livello di sviluppo e che si manifestano in quasi tutti i contesti. Un bambino affetto da RAD cerca raramente sostegno e conforto quando prova disagio e non sembra provare sollievo quando gli viene offerto, anzi sovente evita contatti con l’adulto e mostra resistenza alle relazioni sociali; tendono ad isolarsi e possono mettere in atto comportamenti aggressivi verso chi li circonda.

Questa condizione si riferisce a situazioni di grave inadeguatezza o deprivazione delle figure genitoriali che non hanno consentito al bambino di formare legami selettivi sani, portandolo a gravi problematiche di socializzazione, oltre che a una minore capacità di regolare ed esprimere le emozioni. Si parla in questo caso di “accudimento patologico” per descrivere la trascuratezza da parte del caregiver dei bisogni emotivi e fisici fondamentali per il bambino, ma anche per descrivere i ripetuti cambiamenti delle figure di riferimento (pensiamo ai bambini adottati o che vivono in comunità); non vanno certo dimenticate inoltre situazioni di abuso e maltrattamento fisico, psicologico o sessuale. Tutto questo può causare un ritiro sociale ed emotivo da parte del bambino e un evitamento delle fonti di protezione e conforto, in risposta al dolore a alla sofferenza generati dalla mancanza di sostegno significativo sano ed adeguato in età infantile.

Il “Disturbo da Impegno Sociale Disinibito” (DSED): è un insieme di comportamenti nei quali il bambino approccia e interagisce attivamente con adulti sconosciuti, sia verbalmente che fisicamente, tanto che non mostrano alcuna esitazione ad allontanarsi con loro. Dunque a differenza degli individui con RAD, questi soggetti manifestano una marcata e indiscriminata socievolezza quando entrano in contatto con gli estranei, aspetto che può essere invece assente nei confronti dei caregiver, infatti il bambino disinibito  non sente bisogno di verificare la loro vicinanza in contesti non familiari. L’ansia e la frustrazione insorgono qualora gli sconosciuti rifiutino le loro emozioni e la loro ricerca di attenzione. I comportamenti sociali del DSED si estendono anche in adolescenza e si rivolgono al gruppo dei pari, con il quale si instaurano delle relazioni superficiali e dense di conflitti. Questi individui non presentano rimorso, colpa o dispiacere quando feriscono o deludono le persone intorno a loro.

L’incidenza di questo disturbo è abbastanza diffusa tra i bambini ospitati in strutture di accoglienza o dati in affido: è un disturbo che si presenta infatti, come per il RAD, in casi di accudimento molto scarso nei primi 2 anni di vita. Per reagire a questa situazione di grave trascuratezza questi bambini con DSED sono portati a cercare con modalità eccessivamente confidenziale altre figure adulte poco conosciute o sconosciute che possano soddisfare i loro bisogni di cura e sostegno.

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