ACCOGLIERE LE PERSONE, ELABORARE I TRAUMI, CURARE LA PEDOFILIA, SENZA AMBIGUITA’ E SENZA COLLUSIONE

In riferimento all’articolo di ieri “Curare la pedofilia è possibile?” di Eleonora Fissore risponderei innanzitutto di sì. E’ possibile! Esistono senza dubbio soggetti attratti sessualmente dai bambini, soggetti che combattono contro le loro tendenze pedofile al fine di non metterle in pratica. Queste persone  vanno certamente aiutate  attraverso la psicoterapia individuale e di gruppo.

Ho conosciuto persone con queste problematiche.  Spesso soffrono molto non solo perché in qualche misura combattono contro i loro impulsi, ma perché la loro vita affettiva è mortificata. In alcuni casi sono a rischio: possono scivolare dalla fantasia pedofila alla violenza dell’abuso. Certamente dobbiamo sviluppare con queste persone un atteggiamento di identificazione con la loro sofferenza, ma anche di controidentificazione con i loro comportamenti.  Fanno spesso uso di materiale pornografico e non si rendono conto che già in questa maniera rinforzano gli impulsi che poi cercano di contrastare, colludendo inoltre oggettivamente con la violenza che si accompagna sempre alla produzione di materiale pedopornografico.

 

I siti e i centri, di cui Eleonora Fissore parla nell’articolo di ieri, possono svolgere una funzione utile, ma vanno evidenziate alcune ambiguità ed alcuni rischi.

Innanzitutto disapprovo nettamente l’impegno a “ridurre lo stigma legato alla pedofilia”.   Innanzitutto la pedofilia ha tutto lo stigma che si merita. Il problema semmai è quello di chiarire meglio e più estesamente  la dannosità e la distruttività della pedofilia . Non vedo perché rappresenti una priorità “far sapere alla gente che un numero considerevole di pedofili non molestano i bambini”.  Mi pare più importante far conoscere alla gente gli effetti distruttivi nel tempo prodotti dalla pedofilia.

 

Non capisco perché in questi centri si tenda a difendere l’identificazione con la pedofilia.

Perché autorappresentarsi e chiamarsi “pedofili virtuosi”? Molto più corretto definirsi pedofili inoffensivi perché si chiarirebbe subito che la pedofilia di per sé è offensiva, anzi molto offensiva: minaccia un prospettiva i più piccoli e danneggia immediatamente le risorse umane di chi coltiva queste fantasie.

Perché questo sito o questo centro non si definisce piuttosto  “liberarsi dalla pedofilia”? In nomina sunt essentia rerum. Nelle denominazioni l’essenza delle cose. La pedofilia non ha nulla di virtuoso! Si afferma poi: ci sono “pedofili che non agiscono i loro impulsi sui bambini”. Perché non si dice piuttosto: ci sono persone che hanno impulsi pedofili  e che non agiscono questi impulsi?

Perché aggrapparsi alla qualificazione e all’identità di “pedofili” quasi ad affermarne l’irriducibilità e  a  difenderne un qualche valore?

Dobbiamo avere la chiarezza clinica e il dovere etico di definire comunque perversi gli impulsi sessuali verso i bambini anche se non vengono agiti.  Certamente è importante proporre a chi è dominato da massicce fantasie pedofile un cammino di accoglienza e  di elaborazione, libero da qualsiasi ambiguità. Un cammino dove cercare di comprendere le ragioni psicologiche e le origini ralazionali ed ambientali che hanno portato queste persone ad una fissazione nei confronti della pedofilia. Nella mia esperienza di psicoterapeuta ho verificato che l’elaborazione dei traumi infantili patiti da queste persone ha portato alla diminuzione dell’intensità della pressione degli impulsi perversi ed ad innalzare l’età dell’oggetto sessuale desiderato.

 

Vanno apprezzati alcuni aspetti delle iniziative, descritte nell’articolo di ieri, per curare le persone con tendenze pedofile che non intendono commettere reati: Sexual activity between an adult and a child is always wrong .We oppose legalizing adult/child sexual activity or making it inil principio guida fondamentale che prevede l’opposizione alla legalizzazione di attività sessuali tra adulti e minori, l’attivazione responsabile dell’autocontrollo (cercare di non restare mai da solo con un bambino), l’affermazione netta che il rapporto sessuale con un bambino non può mai essere consensuale. In effetti, queste associazioni per alcuni versi sono più tutelanti verso i bambini di quanto non siano certe organizzazioni di psicologi o di avvocati.

 

D’altra parte penso sia pericoloso appoggiare qualsiasi iniziativa che finisca per legittimare, magari al di là delle intenzioni,  la pedofilia come orientamento sessuale analogo ad altri orientamenti sessuali quali l’omosessualità.  Si tenga conto che proprio questo è il tema strategico su cui puntano le organizzazioni che intendono difendere e legalizzare la pedofilia: dimostrare che la pedofilia costituirebbe un orientamento sessuale come un altro, come può essere per es. l’omosessualità,  dunque  meritevole di rispetto.   Se la pedofilia viene rappresentata  come un orientamento sessuale immodificabile, magari con un’origine genetica e non già traumatica, un orientamento sessuale che non deve essere agito, ma che non può essere contrastato in quanto tale,   si potrebbero costruire le premesse per favorire una qualche forma di legittimazione.

 

Un’ultima considerazione. Massima apertura nei confronti di chi soffre e di chi è tormentato da fantasie pedofile, ma nessuno sconto. Un centro che dà garanzie di non denunciare la confessione di reati di abuso sessuale sui bambini, in nome della confidenzialità, del segreto professionale, dell’accoglienza finalizzata alla cura, rischia pesantemente la collusione.

 

 

 

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

Claudio Foti

Psicologo, psicoterapeuta, direttore scientifico del Centro Studi Hansel & Gretel

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