BAMBINI SPEZZATI: UNA NARRASTORIA

Di Francesco Monopoli


Andrea Malaguti, giornalista de “La Stampa”, da tempo tiene una rubrica podcast chiamata “NarraVita” in cui vengono narrati giornalisticamente vicende/tematiche di attualità.

Nella puntata del 27 marzo 2018 dal titolo “bambini spezzati” ha affrontato il tema degli abusi ritualistici legati alle sette sataniche.

L’incipit della trasmissione prepara l’ascoltatore ad un viaggio tortuoso nelle profondità dell’orrore che si cela dietro una realtà che Malaguti non esita a definire “orrore che va avanti da secoli, di cui si parla poco ma che si ripete quotidianamente sconvolgendo la vita di  intere famiglie, segnando per sempre l’esistenza di bambini aventi un’età  compresa tra i 4-14 anni“.

L’avvio evidenzia da subito tre dati sconcertanti, inaccettabili e bestiali:

1) esiste una significativa quantità di bambini di età molto precoce abusata sessualmente.

2) i carnefici sono familiari pedofili

3) questi bambini oltre agli abusi sessuali vengono sfruttati e fotografati per il mercato nero di internet sino all’utilizzo come “marionette sacrificali” nelle notti delle messe nere e dei riti satanici.

Malaguti spiega come questi sono riti che la coscienza popolare tende a negare, la giustizia difficilmente riesce a perseguire e a condannare, che un esercito internazionale di pedofili vorrebbe normalizzare: una vera e propria guerra sempre meno sotterranea.

Per concretizzare meglio come la negazione di questa realtà possa radicarsi oltre ogni lecito dubbio introduce immediatamente la storia di Marco imprenditore del nord Italia che ha deciso di testimoniare anonimamente la vicenda che ha toccato i propri figli.

Si addice il titolo “distruzione di una famiglia” per questa vicenda che come protagonista ha una famiglia borghese e benestante, unita visceralmente da un vincolo d’amore, apparentemente di acciaio,  tra i propri familiari: un vincolo che si rivela un bluff, anzi un inferno.

Dietro al fiorire di sintomi e atteggiamenti sessualizzati del figlio più grande di appena otto anni si nasconde una verità indicibile e impensabile: l’amato fratello di Marco, lo zio Gabriele, abusa sessualmente del nipotino e del fratellino.

S’incrina il muro di menzogna e si apre un abisso senza fine, dove orrore, dolore, rabbia si mischiano allo sgomento: perché man mano che Marco ascolta e protegge i figli, dovrà accogliere la tragica realtà che anche i propri genitori abusavano dei nipoti,  come in passato avevano fatto con il fratello…

Si succedono: l’orrore per quanto capitato, il senso di colpa per tutte le volte che Marco aveva lasciato i figli ai parenti, i segnali non colti, i sintomi che affiorano in maniera devastante, il dubbio sul perché lui fosse stato risparmiato dal padre, il crollo della fiducia posta in una famiglia idealizzata, gli amici che si allontanano, il matrimonio che vacilla…

Sino alla drammatica rivelazione della partecipazione dei suoi figli a riti satanici notturni. I dettagli vengono risparmiati all’ascoltare, seppur definiti un abisso di sporcizia e cattiveria.  Le allusioni sono comunque sconvolgenti. Si delinea uno scenario  all’interno del quale i bambini venivano portati in un canile e chiusi  in una gabbia,  compaiono uomini incappucciati che costringevano i piccoli a  bere coppe di urina e sperma.

E qua si apre la prima finestra su come la realtà che Marco vive non è dimostrabile, non è pensabile, non è condivisibile: gli avvocati sconsigliano di denunciare.

Malaguti rappresenta come la realtà dei bambini vittime di abuso (specialmente ritualistico) li rende vittime perfetti per i pedofili e nel contempo vittime imperfette e non credibili per la giustizia.

La necessità delle mente di evacuare questa valanga di fango porta le vittime a dissociare il contenuto e dunque nelle loro dichiarazioni si presentano inevitabilmente contraddizioni, pochi riscontri, vissuti emotivi intollerabili ed inascoltabili.

L’elaborazione del trauma è lenta e straziante, costringendo Marco a vedere uno dei figli soffrire terribilmente, farsi del male strappandosi a morsi sette unghie su dieci senza provare dolore perché il suo corpo è anestetizzato a tutto.

E alla giustizia occorrono anni per raggiungere un giudizio, che non è per forza la verità, dove tutto questo non è sufficiente per dimostrarla, nemmeno il fatto che questi due genitori hanno perso tutto quello  che di più caro avevano per far uscire questa storia, senza ricavarne alcun vantaggio.

Il viaggio nell’abisso porta Malaguti a riflettere sul tema del negazionismo, alla sordità di una comunità sociale, professionale e civile che non vuole accettare l’esistenza del fenomeno.

L’impossibilità di difendere i bambini allo stato rende dunque quasi sempre impuniti i colpevoli e inefficace qualsiasi forma di riconoscimento e di contrasto al fenomeno degli abusi ritualistici.

Questo rende vincente e preponderante l’azione dei negazionisti e delle lobby pedofile. Gli autori della violenza, grazie a collegi difensivi agguerriti. riescono  a farla franca dentro a questa palude dove tutto si confonde.

Malaguti si pone una domanda su cui credo tutti siamo chiamati a riflettere: se gli orchi sono innocenti allora chi usato violenza nei confronti della marea umana in grado di testimoniare lo schifo a cui è stata sottoposta?  E aggiunge: “chi sono i responsabili dei milioni di video pedofili che girano in rete per il pianeta?

All’inchiesta di Malaguti hanno collaborato esperti di Rompere il silenzio. E’ stata riportata inoltre l’esperienza del numero antisette della comunità Papa Giovanni XIII (strumento prezioso delle forze dell’ordine). A questo numero chiamano ogni giorno 15 persone vittime, oltre 5000 l’anno, di cui molti sono genitori di bambini abusati che davanti alla legge non riusciranno mai a trovare giustizia.

E mentre il satanismo viene relegato a folklore dall’opinione pubblica, vien registrato dalla Federazione Europea dei Centri di Ricerca e Informazione sul Settarismo l’aumento di gruppi  disorganizzati satanici (che si aggiungono ai 10 gruppi ufficiali censiti) spesso incontrollabili e dunque più inclini a commettere atti di sangue, mutilazione di animali, atti di vandalismo.  Ciò che ancora più sconcerta è il numero di adolescenti in aumento che si avvicina al mondo del rito settario attraverso i social network.

La narrastoria di Andrea Malaguti si conclude con la vicenda di Massimo, uomo di 57 anni che faticosamente ha recuperato il ricordo della propria vicenda di abuso ritualistico subito dai 4 ai 12 anni per opera del padre, di vicini di casa e di un sacerdote.

Massimo racconta la propria fatica di riaprire quel dolore. C’è riuscito  soltanto quando da adulto sentì una fantasia improvvisa sconvolgente di uccidere il proprio figlio. Da lì la scelta di avviare a 40 anni un percorso terapeutico che gli ha consentito di recuperare la propria memoria e di riprendere la propria vita.

Ha così potuto confrontarsi con il dolore da cui sfuggiva e che l’aveva reso insensibile, incapace di provare emozione o empatia verso gli altri, che l’aveva portato ad un matrimonio concluso e a varie forme di disagio… eppure oggi Massimo ha testimoniato che ora riesce a convivere con quel passato, dopo averlo rielaborato, riuscendo oggi a riscoprire la vita e anche l’amore.

L’impossibilità di Massimo bambino di poter accettare e comprendere ciò che gli capitava e di testimoniarlo s’è trasformata. Nel presente Massimo ha il coraggio di pensare alla propria storia e di raccontarla, anche se ancora fa fatica a farlo. Riesce comunque a comunicare al mondo che esiste la pedofilia ed esistono i riti satanici, anche se gli viene ancora la pelle d’oca e la sua voce si spezza.

Nessuno potrà mai risarcire Marco, sua moglie e i suoi figli.  Nessuno potrà mai risarcire Massimo. Oggi la giustizia non ha i mezzi e la consapevolezza per affrontare un fenomeno  che c’è e che è grande come una casa… non importa, un barlume di luce si è acceso nel narrarlo, e forse questo è il primo seme di cambiamento.

D’altra parte Charles Pierre Baudelaire affermava: “La più grande astuzia del diavolo è farci credere che non esiste”.

 

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