UNA POESIA CORALE DA PARTE DI AGENTI DI POLIZIA PENITENZIARIA SUL CARCERE E SUI DETENUTI. UN CONVEGNO  A TORINO IL 16 APRILE

Il carcere è un luogo dove circola tanta sofferenza, sofferenza non pensata, non comunicata, non elaborata.  Sofferenza di persone che sono state private della loro libertà perché non ne hanno saputo fare un buon uso. Angoscia e solitudine profonda che si avverte in modo devastante quando si entra per la prima volta dentro questa struttura. Un dolore che viene amplificato dal fatto che purtroppo il carcere diventa spesso luogo di umiliazione e di solitudine senza elaborazione e senza speranza piuttosto che momento e ambiente dove preparare un cambiamento di vita, un recupero di capacità di autocontrollo e di riflessione. Il carcere è ambiente che risulta anche depressivo per gli agenti di polizia penitenziaria e per gli educatori che lavorano all’interno, con un compito difficile, spesso misconosciuto e non apprezzato socialmente: un compito di contenimento e di gestione di un’istituzione chiusa e totalizzante con enormi contraddizioni in un clima che spesso risulta condizionante  anche per coloro che detenuti non sono.

Lunedì 16 aprile prossimo dalle h. 9 alle h. 17 presso il Salone ATC- Corso Dante 14, Torino, dalle ore 9.00 alle ore 17.00, si svolgerà un convegno dal Centro Studi Hansel e Gretel Onlus e dal P.R.A.P. (Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria), un Convegno dal titolo: “L’intelligenza Emotiva può entrare nell’esecuzione penale?”. Si tratterà di un momento di bilancio e di sintesi di un progetto di formazione e di sviluppo delle competenze emotive, rivolto al personale dell’Amministrazione Penitenziaria (soprattutto agli agenti di polizia penitenziaria): un progetto che da circa un anno viene portato avanti nelle carceri del Piemonte

Si sono svolte alcune iniziative all’interno del progetto, fra le quali 6 gruppi (composti da agenti e da educatori) di alfabetizzazione e di elaborazione emotiva a Torino, Novara, Ivrea, Saluzzo e due ad Alessandria.  I gruppi, che hanno svolto un percorso di 16 incontri, sono risultati molto coinvolgenti dal punto di vista relazionale ed emotivo. Sono diventati luogo  di condivisione del disagio e di elaborazione delle difficoltà e dei problemi che gli agenti e gli educatori vivono all’interno del carcere. Nel corso del convegno verrà presentato un video, composto da racconti di episodi e situazioni emerse all’interno di questi gruppi.

Uno di questi racconti è intitolato: “Una poesia corale”. Lo pubblichiamo integralmente. Si riferisce ad un momento del lavoro del gruppo di Ivrea, condotta da Simonetta Actis Dato e Franca Vocaturi.

 

POESIA CORALE

 

Cosa è successo? Nel gruppo si sta leggendo una poesia…

Chi l’ha scritta? L’hanno scritta gli agenti presenti nel gruppo, gli educatori …

Come hanno fatto? Ma sono capaci di produrre un testo poetico? E’ mai possibile?

Ma non si dice che le persone che lavorano in carcere sono persone poco colte, poco sensibili?

Si dicono tante cose, tante cose sbagliate  che non tengono conto delle risorse di chi lavora in carcere.

 

Per noi il carcere è come…

 

un paese, una città dove tutti hanno un ruolo

l’uovo di pasqua

una gabbia

un ospedale che dopo la cura dimette i pazienti

un rifugio

un cielo nuvoloso dove a volte uno spiraglio di sole buca le nuvole

un giardino dove vedi nascere e morire

una clessidra coricata, perché il tempo non passa mai

una discarica

una piccola famiglia

una casa senza balconi

un castello di ghiaccio

un labirinto

 

Per noi il detenuto è come…

 

qualcosa da curare

un bambino capriccioso

un ragazzo che deve cominciare ad arrangiarsi da solo

un gatto che cerca di mangiare un topo, che cerca di mangiare il formaggio senza cadere nella trappola

una nota opera pirandelliana, “Uno, nessuno e centomila”

un bimbo

un uccello senza ali

un migrante perso nel deserto

una persona che ha sbagliato nella vita

un bambino orfano

una medaglia a due facce

un naufrago

 

Per noi l’operatore che lavora in carcere è come…

 

un badante

un operaio che deve cercare di fare un buon lavoro

una persona piena di responsabilità

un punto di riferimento

un coltellino svizzero multiuso

un artista alle prime armi

un angelo custode

il domatore che apre la gabbia

un agricoltore in alta montagna

un santo

un aiuto per lavorare bene

un contenitore di biscotti vuoto

una trottola

 

Per noi la società fuori dal carcere è come…

 

la libertà

un giornale

una sorpresa

una scatola chiusa

una iena che aspetta che una preda muoia per poterla mangiare

una giuria

uno struzzo

la platea di spettatori impauriti e curiosi di fronte alla gabbia dei leoni

un bambino allo zoo

una persona cieca

un bambino neonato

le tre scimmie: non vedo, non sento, non parlo

una matrigna

 

Terminata la lettura del testo i partecipanti comunicano le loro emozioni:

 

  • Gratificazione, nessuno mi aveva mai chiesto che cosa significava per me il carcere.

  • Stupore, nelle risposte; gira e rigira noi operatori si sta tutti a fare qualcosa per qualcuno.

  • Trasporto, come se avessi ascoltato un brano che mi rapisce; a me piace la musica…è il piacere della condivisione.

  • Stupore nel sentire un sacco di cose che a me non venivano in mente. Che bello!

  • Stupore, per la varietà e per la diversità di rappresentazioni tra noi agenti e gli educatori.

  • Dolore; ci sono molte rappresentazioni dolorose, a parte alcune immagini positive, anche originali, come l’agricoltore di montagna.

  • Meraviglia per il fatto che molti hanno scritto metafore simili alle mie come quelle sul bambino.

  • Meraviglia: non sono solo io che la vedo a quel modo lì. Sono stato colpito da immagini come la gabbia, il circo, lo zoo.

  • Perplessità, metafore che non immaginavo. Mi ha colpito la diversità di metafore tra le diverse professioni.

  • Felicità, nessuno mi ha mai chiesto il mio punto di vista senza poi giudicarmi.  Dispiacere quando ho sentito l’immagine del carcere come discarica! Dispiacere perché per me dalla discarica non si recupera nulla.

  • Soddisfazione quando ho trovato la metafora dell’uovo di Pasqua. Ogni volta che arrivi qui in carcere in effetti è sempre una sorpresa.

 

 

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