AIUTARE I GENITORI AD ESSERE BRAVI GENITORI  

Si conclude con questo intervento una riflessione di Cleopatra D’ambrosio “EPPURE ANCHE I BAMBINI SONO PERSONA… sul rapporto tra i processi educativi e i bisogni e i diritti dei bambini.  La riflessione si è articolata in 9 interventi che sono comparsi di seguito nelle scorse nove settimane.

Di Cleopatra D’Ambrosio


Tutti desiderano essere dei bravi genitori e allora perché a volte non ci si riesce?

Come mai un genitore pur avendo intenzione d’essere affettuoso e protettivo, a volte non è in grado di rispondere sinfonicamente al bisogno emotivo del bambino?

La risposta, anche se spesso è nascosta da mille razionalizzazioni, è evidente: esistono situazioni in cui i comportamenti del bambino evocano nel genitore stati emotivi intollerabili che lo fanno sentire sopraffatto o impotente. Ha timore che la difficoltà del bambino sottolinei una sua carenza e la ferita narcisistica fa male come quando egli deduce dai fatti un riferimento auto-valutativo, come un giudizio che cade su di lui.

In questi casi il genitore non riesce a identificare correttamente l’emozione del bambino e, spesso, proietta sul figlio immagini persecutorie (non vuole ubbidire, fa quello che vuole, se non si pongono dei limiti cosa diventerà…) e ciò lo fa sentire autorizzato ad aggredirlo con urla, umiliazioni, botte…..

Quando il genitore non sa decodificare cosa sta succedendo, può dedurre che il bambino non abbia alcuna ragione per comportarsi così e concludere un po’ superficialmente che è un capriccio, cioè è qualcosa di futile a cui non attribuire importanza.

I bambini maltrattati sono bambini trattati male innanzitutto dai processi mentali con cui gli adulti pensano a loro: i bambini vengono rappresentati in modo distorto proprio dalle figure d’accudimento.  Diventano bambini invisibili perché il loro disagio, il loro malessere la loro difficoltà non sono percepiti o  non lo sono in modo adeguato o vengono addirittura distorti.

Ciò che risulta invisibile e impensabile è la radice del loro disagio.

Quando un genitore non riesce a cogliere le motivazioni dei comportamenti dei suoi figli, reagisce in maniera decisamente inappropriata, scatenando in loro nuove emozioni che li spiazzano. La punizione, il giudizio tentano il genitore che così può riprendere il controllo della situazione ma, sicuramente, aggravano il problema e allontanano il bambino sempre di più.

Aiutare i genitori a migliorare la loro relazione con i propri figli vuol dire aumentare la consapevolezza che il loro intervento amorevole e la loro comprensione dei sentimenti e degli stati d’animo del bambino, consentirà al piccolo di crescere sentendosi sostenuto, riconosciuto ed amato.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario aumentare la conoscenza circa ciò che fa bene e ciò che fa male al bambino, accantonando pregiudizi storici e personali, e aprendo il cuore a grandi gioie e a grandi responsabilità.

 

 

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