UN’INTERVISTA SUL BUNGA BUNGA. IL RAPPORTO TRA IL POTERE POLITICO E LA PERVERSIONE

Il 24 aprile, su “Il fatto quotidiano” è comparso un articolo sbalorditivo.  Il titolo è il seguente: “Le notti di Bunga Bunga a casa di Berlusconi. Ad Arcore una setta di Satana con tuniche e riti”.

Nel corso dell’articolo Imane Fadil, marocchina di 33 anni, viene intervistata dal giornalista e sceglie di rivelare i dettagli raccapriccianti delle “cene eleganti” che si tenevano a casa di Berlusconi, ad Arcore.

“Dopo l’ennesima cena Fadil alzò i tacchi e se ne andò e qualche tempo dopo si presentò in Procura per raccontare tutto quello che aveva visto, con tanto di nomi e cognomi. Risultato? Fotografi, interviste, titoli sui giornali, querele.”

A distanza di 8 anni dai fatti la giovane si è costituita parte civile nei processi “Ruby bis” e “Ruby ter” e ha deciso di scrivere un libro, in uscita a breve, in cui racconta tutto ciò che sa sulla realtà di Arcore: “E’stata una cosa devastante, impossibile descriverla. All’inizio ero sola contro tutti, nessuno credeva alla mia versione” pensavano che “io avessi raccontato quelle cose solo perché non avevo ottenuto soldi e successo. Ma non era così, poi è emerso. Io andavo ad Arcore perché speravo bastasse entrare in quel giro per ottenere un lavoro. Solo dopo ho capito. E ho parlato.”

Imane Fadil, di tutta risposta ha ottenuto diverse querele: “Ilprimo è stato Emilio Fede. Però poi l’ho querelato e in primo grado l’hanno condannato, ora c’è l’appello. Anche lui mi ha querelata, ma la sua è stata archiviata. Quindi io ho detto il vero, lui no.” Ma Fede non è stato l’unico: la querela è arrivata persino da Ruby stessa e l’opinione pubblica ha contribuito a gettare fango su Fadil.

Ovviamente la giovane ha pagato di persona il coraggio della sua denuncia: “Non riuscivo neanche a uscire di casa, mi è stata fatta terra bruciata intorno: la gente pensava fossi una prostituta, ho perso gli amici e quei pochi lavoretti che avevo, come fare l’hostess. Ho vissuto un periodo di forte depressione, piangevo sempre, ho anche perso i capelli a causa del forte stress”. I racconti di Fadil sono forti ed impressionanti: “Ricordo bene l’ultima sera che sono andata là, c’erano tutte queste ragazze nude che ballavano: una di queste, svaccata per terra, con solo il perizoma addosso, si agitava in modo disperato fissandomi. Con gli occhi sembra dirmi “non giudicarmi, aiutami!”. Come un grido, un ricordo terrificante”. Fadil dice di non aver mai visto scene di sesso esplicito, perché non avvenivano lì ma riporta le parole che una ragazza le ha rivolto: “Guarda che per ottenere qualcosa devi fare qualcosa in più. E lì ho capito tutto. Fino a quel momento speravo non mi venisse mai chiesta una cosa del genere”. E la rivelazione continua, raccontando cose ben più raccapriccianti: “Questo signore fa parte di una setta che invoca il demonio. Sì lo so che sto dicendo una cosa forte, ma è così. E non lo so solo io, lo sanno tanti altri. In quella casa accadevano oscenità continue. Una sorta di setta, fatta di sole donne, decine e decine di femmine complici”. Fadil non parla di prove, ma di indizi: “Ho molti indizi. In quella saletta dove si faceva il Bunga Bunga c’era uno stanzino con degli abiti, tutti uguali, come delle tuniche, circa venti o trenta: a cosa servivano? E poi c’era un’altra stanzetta sotterranea con una piscina, con a fianco un’altra saletta, totalmente buia, senza nessuna luce. Una piscina sotterranea e una stanza senza luci? Perché?”

Proviamo a riflettere: se l’intento della giovane fosse quello di richiamare l’attenzione su di sé e di fare pubblicità, certamente non avrebbe raccontato contenuti tanto indigesti, capaci di suscitare reazioni ostili in uomini potenti e reazioni d’incredulità nell’opinione pubblica.   In particolare l’ultima parte dell’intervista di Imane Fadil ha suscitato risposte di scherno e di ridicolizzazione.  “Ho visto presenze strane, sinistre – racconta la donna – Io sono sensitiva fin da bambina: da parte di mio padre discendo da una persona che è stata santificata e le dico che in quella casa ci sono presenze inquietanti. Là dentro c’è il Male, io l’ho visto, c’è Lucifero”.   Libero quotidiano ha attaccato l’intera intervista de “Il fatto quotidiano”, considerandola di parte vista la prossima uscita del film “loro”, di Sorrentino, e consigliando addirittura di chiamare un’ambulanza alle dichiarazioni conclusive della Fadil.  La verità in vicende di questo genere si potrà far largo a fatica e non certo in tempi brevi.  Dovranno prima  venir meno i condizionamenti personali e politici che oggi probabilmente interferiscono con l’accertamento giudiziario, e a maggior ragione con l’accertamento storico.    Tali rivelazioni dovrebbero risvegliare le coscienze di coloro che, ormai da anni, sanno che gli eventi successi nella villa di Arcore, dell’uomo politico saldamente al potere in quegli anni,  non consistono in nulla di chiaro e trasparente.

Ci vorrà del tempo per valutare quanto di drammatico vero possa esserci in queste testimonianze e quanto condizionato da schemi e vicende personali.

In ogni caso  non c’è da chiamare nessuna autombulanza!   Il dominio politico che non vuole essere messo in discussione da sempre assimila le voci politicamente scomode alla follia.  Meritano piuttosto un approfondimento le ennesime dichiarazioni sulle dinamiche di sopraffazione e di sesso che hanno caratterizzato alcuni palazzi del potere. Meritano comunque un approfondimento testimonianze che tendono a rompere il silenzio sulla presenza di sette sataniche nel nostro paese, un fenomeno strutturalmente sommerso e inaccessibile.

A noi subito la scelta di decidere se siamo disposti a farci guidare ancora da “Cavalieri con un passato oscuro” e forse anche inquietante o avere il coraggio di aprire gli occhi sul rapporto tra un certo potere politico e la perversione.

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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