UN FILM NEGAZIONISTA. GUARDA UN PO’ CHI SI RITROVA …

Mi sono imbattuta in un film basato su una storia vera che racconta una storia ambientata negli anni in cui l’America era terrorizzata dall’elevato numero di casi che vedevano minori coinvolti in abusi rituali da parte di sette sataniche.

Siamo negli anni ’90 e il film è ambientato in una cittadina del Minnesota. Il protagonista del film, il detective Kenner, si trova ad indagare su un caso che ha del surreale: un padre alcolizzato che confessa di aver abusato della figlia minorenne, senza però ricordare nulla. La confessione avviene dopo che il padre legge una lettera in cui la figlia, Angela, ritiratasi in una chiesa per cercare protezione, racconta degli abusi subiti dal padre. Da quel momento il detective, grazie all’aiuto di uno psicologo esperto in ipnosi regressiva, tenta di ricostruire la storia della giovane scoprendone risvolti sempre più inquietanti.

La ragazza racconta nei dettagli di aver subito abusi rituali da parte di una setta satanica di cui farebbero parte la nonna e il padre. Per aiutare gli indagati a recuperare i ricordi del passato viene utilizzata l’ipnosi regressiva e, quando vengono recuperate prove sufficienti per incriminare entrambi, ecco il colpo di scena: il detective riesce a risolvere il caso incastrando Angela e facendole ammettere di aver inventato tutto per vendicarsi nei confronti di quella famiglia che lei tanto odiava.

Insomma, un film che racconta una realtà che per anni ha terrorizzato l’America e che, con un efficace utilizzo dello strumento cinematografico, viene etichettata come un’allucinazione collettiva.

La colpa, nel caso specifico, viene data all’utilizzo dell’ipnosi regressiva che, ponendo il soggetto in uno stato di semi-incoscienza ed elevata suggestionabilità, verrebbe portato a costruire dei ricordi fasulli sulla base di ciò che gli inquirenti vorrebbero sentirsi dire.

Che l’ipnosi non abbia raccolto dei grandi consensi nel corso della sua storia non è una novità, ma qui il discorso è ben più ampio: il film finisce per mettere in dubbio il fondamento delle denunce relative agli abusi di gruppo, che invece stanno emergendo con varie ed intrecciate tipologie: abusi in famiglie a funzionamento perverso, abusi finalizzati alla produzione di materiale videopedopornografico, abusi ritualistici e satanici. La realtà degli abusi di gruppo tende ad essere negata e nascosta in molti paesi. Di abusi rituali non si può parlare; le sette sataniche non si possono nominare.  La maggior parte dei casi che vengono portati alla luce tende ad essere insabbiata per mancanza di prove, per la carenza delle indagini, per la difficoltà delle vittime a rendersi credibili (vuoi perché fragili e sconvolte dall’esperienza subita, vuoi per le carenze degli operatori ad ascoltare contenuti tanto inquietanti). Spesso le rivelazioni sono catalogate come un delirio dei soggetti colpiti e la giustizia resta sospesa nel vuoto. Eppure i racconti delle piccole vittime, sparse in tutto il mondo, sono coerenti tra loro e riflettono una realtà che, ormai, risulta ben definita: non sembra oltretutto realistico supporre che i bambini e abbiano creato dei racconti sulla base di informazioni ricavate qua e là visto che l’argomento sembra quasi un tabù. E nemmeno è possibile ipotizzare una certa influenza reciproca tra le vittime, visto che ci sono casi sparsi in tutto il mondo e coerenti nella loro originalità e diversità.

Che il film sia stato usato, in modo strumentale, per tenere a bada la paura sociale del fenomeno? In fin dei conti una battuta di un personaggio del film ammette quanto sia difficile accettare che gli esseri umani siano in grado di compiere tali efferatezze: è meglio far finta che una realtà così impensabile, così  inenarrabile, così inascoltabile non esista.

E finché gli inquirenti saranno impreparati, finché gli operatori saranno portati ad escludere a priori il fondamento di queste rivelazioni, finché i media saranno distratti , le persone saranno ben felici di chiudere gli occhi di fronte a una realtà tanto allarmante e tanto agghiacciante.

Un ultimo dettaglio: di chi è la produzione del film?

Un nome a caso: la Weinstain Company.  Dietro il negazionismo del film guarda un po’ chi si ritrova…  il famoso regista accusato di molestie sessuali seriali  su diverse attrici americane!

 

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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