VENDICARSI CON LE IMMAGINI SESSUALI. REVENGE PORN E VIOLENZA DELLA RETE

Condividiamo un articolo Di Viola Salis, pubblicato dal Centro Studi Hansel e Gretel, sul tema del Revenge Porn, una nuova “moda” a rischio in voga tra i giovani d’oggi.


È un fenomeno che negli ultimi anni si sta diffondendo a macchia d’olio. È il Revenge Porn, letteralmente “vendetta porno” e consiste nella diffusione, sui principali social network, di foto e video a contenuto erotico, senza ovviamente il consenso della vittima. Questa pratica può essere considerata una nuova forma di abuso, in quanto comporta degli effetti psicologici e sociali devastanti per chi la subisce: viene infatti violatal’intimità della persona, la quale si ritrova ad essere esposta pubblicamente ad un’enorme intrusione sociale nella propria privacy: quelle immagini vengono viste da sconosciuti e sottoposte a qualsiasi tipo di giudizio e commento. Le vittime che ne sono colpite subiscono una gravissima violenza psicologica, con ripercussioni depressive che le  possono portare talvolta a gesti estremi come il suicidio.

Generalmente il Revenge Porn viene messo in atto da un ex-fidanzato, amante o da un conoscente che vuole vendicarsi per la fine di una relazione oppure per ricattare la vittima, con  l’obiettivo di ritornare insieme a lei o per farle provare vergogna (Kopf, 2013).

Il materiale in questione, prodotto inizialmente per un uso privato o addirittura estorto come segno di amore e fiducia, viene pubblicato insieme a informazioni che permettono di identificare con precisione la vittima, esponendola all’umiliazione e procurandole disagi emotivi, relazionali e lavorativi.

Oltre a questo, si aggiungono il senso di tradimento profondo e il senso di colpa, per aver acconsentito alla produzione del materiale pornografico e per essersi fidate, credendo di essere in una situazione di intimità e sicurezza.

Ciò che emerge è un quadro in cui, sempre più spesso, le nuove generazioni si approcciano ai sentimenti con eccessiva leggerezza. Infatti, secondo una ricerca condotta dall’Osservatorio Nazionale sull’Adolescenza, e dal portale per i ragazzi Skuola.net, circa il 10% dei giovani dai 13 e i 18 anni fa sexting, scambiandosi foto a contenuto sessuale e video hot. I dati più preoccupanti riguardano, però, il Revenge Porn: il 5% ha almeno una volta subito minacce o vendette, a causa di materiale erotico finito in mani sbagliate. Nel momento in cui il sexting diventa abituale il rischio aumenta e la percentuale sale al 17%. Questi numeri sembrano crescere di anno in anno e a confermarlo sono i tanti casi concreti, ormai quasi all’ordine del giorno. Il revenge porn è un fenomeno, peraltro, da cui gli adulti non sono certo immuni, in particolar modo le donne, che risultano le più colpite (nel 90% dei casi le vittime sono di sesso femminile). E dati allarmanti arrivano anche dalla campagna “End Revenge Porn” del Cyber Civil Right Initiative (http://www.endrevengeporn.org/revenge-porn-infographic/) : circa il 10% di ex-partner ha minacciato di postare online materiale sessualmente esplicito e il 60% di questi lo ha poi fatto realmente. Le conseguenze psicologiche nelle persone, vittime di questo tipo di violenza, si manifestano nel 93% con forte stress emotivo e depressione.Circa la metà riferisce di aver subito molestie sessuali e stalking online dalle persone che sono entrate in possesso delle loro foto e video.

Tristemente famoso è il caso di Tiziana Cantone, la ragazza che si suicidò dopo che un video che la ritraeva fece il giro della rete, condiviso e inviato sui social migliaia di volte.

La nostra società ha infatti  la tendenza a colpevolizzare le vittime, privandole del sostegno e dell’aiuto necessari, anchein momenti così delicati. I genitori, i vicini di casa, i colleghi e le  persone estranee che prendono visione del materiale, concentrano il loro biasimo sulla persona colpita dalla violenza, anziché sul revenger, su colui che si vendica. Un’ulteriore problematica, quindi, di non secondaria importanza, riguarda i pregiudizi e i tabù legati alla sessualità che non fanno altro che aggiungere altra violenza alla violenza. (Salvai, 2014).

In Italia non è ancora stata ideata una legge specifica che tratti il revenge porn e che tuteli le vittime, mentre altri paesi, come Israele, Germania, Regno Unito, 34 stati degli Stati Uniti e Australia hanno già formulato delle leggi in merito. Nel settembre del 2016 è stata però presentata dal Governo italiano una proposta di legge, volta a introdurre l’articolo 612-ter del codice penale, e riguardante il reato di diffusione di immagini e video sessualmente espliciti. La proposta in questione prevede di punire con la reclusione da uno a tre anni chi diffonde immagini private, e la pena aumenta della metà se il reato è commesso dal partner.

È risultata di estrema rilevanza una ricerca condotta da un gruppo di psicologi dell’Università di Kent (Canterbury, Inghilterra), che ha evidenziato come la maggior parte delle persone non disapprovino affatto il revenge porn. I ricercatori hanno infatti riscontrato che, nonostante solo il 29% del campione avesse attuato comportamenti vendicativi legati alla revenge porn, ben il 99% ha manifestato qualche forma di approvazione. Inoltre, ben l’87% degli intervistati ha trovato divertente il revenge porn anche senza praticarlo.

Dalla ricerca in questione è inoltre emersa una correlazione tra l’essere inclini al revenge porn e specifiche caratteristiche di personalità, come il narcisismo, la psicopatia, l’impulsività e la mancanza di empatia. (Lorini, 2017)
Cosa porta sempre più persone a essere complici di simili azioni e a non provare empatia per le vittime?

Nella vita quotidiana difficilmente si pronuncerebbero parole di violenza indirizzate a una ragazza sconosciuta, o alla sua foto, perché questo è ritenuto scorretto e condannato ampiamente dalla società.Ma il freno si allenta sensibilmente (o cede del tutto) nel momento in cui il contesto cambia, poiché all’interno di un gruppo si tende a sentirsi più protetti. Infatti, facendo parte di un gruppo sufficientemente ampio, che condivide uno stesso pensiero, si ha la sensazione che sia condivisa anche la responsabilità e questo potrebbe spiegare, in parte, l’eccesso di aggressività presente nel web.

E dunque in che modo potrebbe essere contrastato il fenomeno del revenge porn?

Di recente, stanno trovando spazio tutta una serie di App, come Rumuki, create appositamente per far in modo che si possano girare dei video senza il rischio che il filmato finisca sul web. Naturalmente questo genere di precauzione può non bastare. È fondamentale che figure come gli psicologi, i genitori e gli insegnanti si impegnino a far comprendere alle nuove generazioni quali siano le conseguenze, sia psicologiche che legali, della diffusione non consensuale di immagini pornografiche e fornire alle potenziali vittime informazioni utili a proteggersi. Il  messaggio deve essere rivolto soprattutto ai più giovani, che sono sempre connessi alla rete ma non possiedono un’adeguata conoscenza dei rischi in cui si può incorrere se si lasciano troppe tracce sul web. (Gelardini, 2017)

 

BIBLIOGRAFIA

Kopf, S. (2013). Avenging Revenge Porn. Modern American, 9, 22.

Gelardini, M. (2017, 17 Marzo). Privacy e sesso, ecco Rumuki, un’app per proteggersi dal Revenge Porn, La Repubblica, Roma.

Lorini, G. (2017, 13 Marzo). Revenge Porn: condividere e pubblicare immagini o video dal contenuto intimo e sessuale. State of Mind.

Salvai, L. (2014, 17 Ottobre). Revenge Porn. Studio Pegaso.

 

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