ALLA SCOPERTA DELLE EMOZIONI GIÀ DALL’ETA’ 7 MESI

Ludovico è una personcina di 7 mesi. Guarda sul tappeto una cuginetta sua coetanea, che improvvisamente si mette a piangere. Il volto del bambino segnala un senso di tristezza, ha percepito qualcosa delle emozioni della bimba. Dispone di una teoria, per quanto ancora rozza, della mente umana. Ha un’embrionale capacità di capire come funziona la mente della sua cuginetta.

“A 7 mesi i bambini sono in grado di comprendere – almeno in parte – le emozioni altrui”: questa la recente scoperta da parte di un gruppo di ricercatori dell’Illinois, pubblicata sul “Journal of Neuroscience”.

Una novità che smentisce le vecchie teorie dello sviluppo emotivo dei bambini secondo le quali questa capacità non verrebbe sviluppata prima dei 2-4 anni d’età.

A capo di questa scoperta è Daniel Hyde che, con il suo team di ricercatori ha scoperto che già 7 mesi i bambini possiedono in forma basica la teoria della mente, ossia la capacità umana di comprendere lo stato mentale e le percezioni proprie e altrui e utilizzarle per prevedere il comportamento.

La ricerca è stata condotta tramite una nuova metodologia, chiamata fNIRS (spettroscopia funzionale infrarossi), che consente di analizzare il funzionamento cerebrale tramite una semplice cuffietta posta sul capo del bambino. Le precedenti ricerche venivano condotte con l’utilizzo della risonanza magnetica funzionale, tecnica che è stata scartata, perché risultava estremamente fastidiosa per i piccoli soggetti: grazie all’utilizzo di questa tecnica non invasiva il bimbo può, invece, osservare una scena stando in grembo alla figura genitoriale, eliminando la presenza di variabili stressogene.

Ai loro occhi è stata presentata la scena dell’oggetto spostato: un giocattolo viene nascosto in un punto, davanti agli occhi di un osservatore. Successivamente l’osservatore viene fatto uscire dalla stanza e il giocattolo viene spostato. Al suo ritorno all’osservatore verrà naturale cercare l’oggetto nel luogo in cui è stato nascosto, ignaro dello spostamento.

I ricercatori hanno osservato l’attività della giunzione temporo-parietale dei bimbi mentre osservavano la scena e si sono resi conto che l’attività cerebrale rispecchia quella degli adulti messi nella stessa condizione: le loro conclusioni portano a sostenere che i bambini sono in grado di capire quando qualcuno nutre una convinzione errata, ovvero se cerca un giocattolo in un posto sbagliato perché non ha visto che nel frattempo è stato spostato altrove.

I bambini sarebbero quindi in grado di avvertire, in parte, le emozioni, i disagi, le sensazioni altrui possedendo una teoria della mente che, seppur elementare, gli consente di assumete il punto di vista altrui.

Studi di questo tipo possono rappresentare la base per la scoperta del mondo dalla parte più piccoli.

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

Martina Davanzo

Psicologa laureata in psicologia criminologica e forense

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