FIRMA LA PETIZIONE CONTRO LE POLITICHE DELLA FAMIGLIA DEL GOVERNO DI MAIO-SALVINI

Firma la petizione contro i cambiamenti previsti dal nuovo contratto di governo Di Maio- Salvini riguardo le politiche per la famiglia. sotto la petizione trovi il testo completo del comunicato di Rompere il silenzio. La voce dei bambini

 

TESTO COMPLETO

L’associazione Rompere il silenzio. La voce dei bambini esprime allarme e preoccupazione per la linea programmatica del nascente governo Di Maio-Salvini riguardante le politiche per la famiglia.  Il programma riguardante le tematiche dell’infanzia rivela una conoscenza molto scarsa della questione minorile ed un approccio superficiale ai problemi.  Emerge una prospettiva rozza e rischiosa  di riforma del diritto di famiglia, che non migliora affatto, anzi rischia gravemente di peggiorare  l’impegno delle istituzioni nell’ascolto  dei bisogni e nella tutela dei diritti delle persone in età minore.

Per es. la prospettiva di suddividere il tempo dei bambini, figli di genitori separati, a metà fra padri e madri, senza tener conto di un’attenta valutazione caso per caso e senza tener conto dell’analisi specifica della storia familiare, rinforza l’atteggiamento adultocentrico dei genitori separati  di vedere i figli come oggetto di contesa  a scapito dell’ascolto e del rispetto dei bambini coinvolti in queste situazioni. Molti genitori separati, indipendentemente dalla qualità del loro rapporto con i bambini,  indipendentemente dal parere dei bambini stessi e magari anche sottraendosi all’impegno per il mantenimento economico dei figli, potrebbero comunque ottenere per diritto acquisito l’affidamento condiviso dei figli, con la possibilità di disporre per metà del tempo dei figli stessi.

Il programma, inoltre, prevede di imporre la mediazione in termini obbligatori ai genitori in caso di separazione e rischia quindi di rinforzare un atteggiamento già diffuso fra i giudici e gli operatori che lavorano sulle famiglie in conflitto:  l’esaltazione aprioristica e generalizzata della mediazione non tiene conto delle frequentissime situazioni di violenza domestica e  di sopraffazione patriarcale, nelle quali la mediazione non può e non deve essere proposta.   Quando le donne vengono picchiate e  i bambini vivono  esperienze pesanti e nocive  di violenza assistita,  diventano urgenti e prioritarie la protezione dei  bambini e l’interruzione del ciclo della violenza intrafamiliare. La mediazione a tutti i costi avvantaggia  il più forte e mette in difficoltà il più debole secondo quanto affermano convenzioni internazionali a cui l’Italia aderisce (come la convenzione di Istambul)  e linee guide attente alle esigenze dei bambini (per es. quelle del CISMAI  “Requisiti minimi negli interventi nei casi di violenza assistita da maltrattamento sulle madri ”).

La scelta del programma del nuovo governo di introdurre norme riguardanti l’alienazione parentale si rivela poi gravissima ed irresponsabile.  L’alienazione parentale è il pretesto, quasi sempre aprioristico e non approfondito, con cui nelle aule giudiziarie gli avvocati, psicologi che lavorano per gli adulti e i giudici finiscono molto spesso per colpevolizzare, patologizzare, criminalizzare le madri che prendono sul serio le rivelazioni e le proteste dei figli contro padri profondamente inadeguati o addirittura violenti, maltrattanti, abusanti.

Già oggi capita, purtroppo, che bambini vittime di violenza assistita o di abusi, bambini che  hanno le loro ragioni per voler rifiutare o problematizzare il rapporto con i padri, si vedano derubati del diritto all’ascolto, perché in modo insistente ed aprioristico si afferma che sarebbero  vittima di alienazione parentale. L’applicazione  del programma governativo  aggravarebbe una situazione già pesante.

Non si può infine dimenticare che il  programma del nascituro governo Di Maio – Salvini risulta preoccupante laddove sembra presentare  sbandamenti sui valori dell’accoglienza delle persone più fragili e  di collusione con una cultura dell’intolleranza verso i soggetti più deboli e meno garantiti come i  migranti con prevedibili ricadute molto pesanti sui figli dei migranti stessi.

L’associazione Rompere il silenzio. La voce dei bambini s’impegna a partecipare ad un fronte di associazioni e gruppi dalle parte delle donne e dalla parte dei bambini contro le politiche – che purtroppo si intravvedono – adultocentriche, negazioniste e favorevoli alla cultura patriarcale.

Aderiamo in questa prospettiva all’APPELLO A DI MAIO E A SALVINI. VIA L’ALIENAZIONE PARENTALE   del Movimento per l’infanzia.

4 Comments

  • Emanuele Trecate Condivido tre punti della petizione (e per questo l’ho sottoscritta): (1) la valutazione per l’affido va fatta caso per caso e (2) far prevalere l’ASCOLTO del bambino nell’assumere qualsiasi decisione in merito alla separazione. Condivido anche (3) la questione dell’intelligenza emotiva anche se dovrebbe essere, più che materia scolastica, test per aspiranti genitori tanto per non ritrovarci sempre a rimettere il dentifricio dentro il tubetto anzi, farglielo rimettere ai bambini.
    I punti 1 e 2 sono a mio avviso sufficientemente ed esclusivamente indispensabili per riformulare l’affido in modo da tutelare i figli dall’adultocentrismo genitoriale, di qualsiasi genere esso sia (madre, padre, abusi , manipolazioni, separazioni per futili motivi derivanti dalla “sindrome del principe azzurro” piuttosto che “del trofeo sessuale”).
    Non condivido la pregiudiziale delle madri separate come vittime in una legge a tutela dei bambini. Mi sembra adultocentrico oltre che sconveniente perchè:
    – qualsiasi categoria adulta che potesse godere di un vantaggio normativo rispetto una controparte lo può potenzialmente usare come leva per il proprio adultocentrismo (verso il quale, peraltro, nessuno può scagliare la prima pietra).
    – Tende ad alimentare un conflitto padri/madri separati e, si sa, quando gli elefanti litigano chi di certo ci rimette è l’erba (=i figli). Ciò, inoltre, mina a mio avviso la credibilità e la nobiltà dell’azione che state intraprendendo.
    – Se si ha fiducia nella voce dei bambini ci si deve affidare ad essa. Le modalità d’affido deriveranno dall’ascolto dei bisogni del bambino. Potrebbe voler stare di più con la mamma, con il papà, equamente oppure potrebbe pretendere che i genitori superassero il loro “superbambinismo” per ricostituire il nucleo famigliare originario, oppure potrebbe non volere che nuovi partner entrassero in casa di mamma e papà oppure li vorrebbe se non ci sono. Insomma, come disse Andrea Coffari, ci spingerebbero, in un modo o nell’altro, verso l’altruismo.
    P.S.: sto segnalando, come cittadino e per quel che potrà servire, alle figure politiche coinvolte nel programma di governo altri punti del programma evidentemente adultocentriche. Ossia:
    Il fatto che la priorità non dovrebbe essere un ministero della turismo ma dell’infanzia che cominciasse onestamente ad identificare i bisogni dell’infanzia e le soluzioni che la nostra comunità potrebbe adottare per soddisfarli.
    Che la questione scuola dovrebbe essere incentrata sugli interessi degli allievi e non sui contratti degli insegnanti.
    Se si prevede nel contratto governo la necessità di selezionare per merito i docenti universitari ancor più strategico è prevedere una costante verifica del merito e della passione all’insegnamento degli insegnanti delle scuole PARTENDO dai più piccoli. Grazie per aver promosso questa petizione.

  • Sono certo che il governo Conte, di maio, salvini terra’ conto delle procedure corrette dell’affido condiviso e della bigenitorialita’, sono a favore del massimo controllo da parte delle autorita sugli affidi ma ritengo che un figlio ed un padre non debbano MAI elemosinare il loro tempo assieme, e quando si affida al 50% ad entrambe credo sia giusto ci sia il mantenimento diretto senza obbligo di assegno. Pari diritti e pari doveri.

  • Sottoscrivo in quanto assolutamente d accordo con il contenuto della petizione

  • Alessia Iannelli

    (28 agosto 2018 - 10:54)

    Parlo della mia esperienza personale, diretta e indiretta: la “moda” del momento di tutelare aprioristicamente il padre separato, demonizzando la madre, anche quando non c’è alcun motivo per attaccare la donna in questione, se non per l’aver deciso di separarsi (magari dopo anni di inutili tentativi di recupero del rapporto matrimoniale, anche con aiuti esterni professionali) è davvero preoccupante. I figli vengono usati da “chi decide” come mezzo di rivalsa del genitore “che non si sente prevalente” a discapito del bene dei figli. Questi vengono usati come trofeo da dare al padre perché plachi la sua sete di vendetta o la rabbia che non riesce ad affrontare. I bambini, che magari hanno affrontato la separazione senza eccessivi “danni” (così riscontrato anche dal consulente del giudice adito) vedono stravolgere la loro quotidianità e la loro serenità per “dare soddisfazione” al padre, affinché abbia la sua “rivincita”.
    La mediazione imposta non serve a nulla se non a rafforzare le posizioni che hanno portato alla separazione. Il genitore che ha imposto la sua arroganza e il suo dominio lo farà anche in sede di mediazione, come chi ha subito durante il matrimonio sarà costretto a subire anche nella mediazione.
    Ho avuto esperienza con diversi mediatori e ogni volta, in una situazione in cui un genitore è sordo e dominatore, il mediatore cerca di ottenere degli “accordi” facendo leva sul genitore che ha sempre subito e che è l’unico dei due che accetterà “accordi” che tali non sono.
    In natura è la madre per per lo più si occupa della prole. Forse dovremmo smettere di rinnegare la natura e riconoscere che, di solito, la madre ha una capacità affettiva ed emozionale predisposta alla cura dei figli.
    Ci sono molti uomini che sono più profondi, affettivi e affettuosi delle loro compagne, ma questo non è sufficiente a denigrare la donna a priori.
    I bambini hanno bisogno di entrambi i genitori, ma con modalità diverse. Dividere a metà il tempo serve solo a farli sentire dei pacchi postali e a negare loro i momenti di affetto e condivisione di cui hanno bisogno. Un genitore separato è più oberato di un genitore non separato e ha “meno tempo”… per tutto. Imporre una divisione al 50% implica che il genitore che “si occupa” dei figli vede negarsi la possibilità di avere dei momenti di puro divertimento e condivisione con loro.
    Le proposte economiche di eliminare il contributo di mantenimento e di dover riconoscere al genitore che esce di casa un indennizzo, porterebbero molte donne a NON potersi separare perché economicamente sarebbe insostenibile. Oppure che tutte le spese per i figli sarebbero sostenute dal genitore più responsabile.
    È IL RITORNO ALLA PREISTORIA DEI DIRITTI UMANI

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